31 notti

Archivio rassegna stampa

  • 02Mar2015

    Annarita Briganti - RSera - La Repubblica

    Bianca come la cocaina, rossa come il sangue che scorre nelle sparatorie. Non ha niente di turistico ma è molto più interessante la movida di Madrid, protagonista di 31 notti (Marcos y Marcos), il primo noir di Ignacio Escolar. Trentanove anni, suo padre è stato vicedirettore di ElPaìs e attualmente è a capo di un quotidiano gratuito, sua madre è una nota giornalista. Escolar stesso è l’enfant prodige del giornalismo spagnolo.

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  • 27Feb2015

    Erminio Fischetti - Mangialibri.com

    Madrid. Agosto. Alek è un buttafuori polacco, due metri per oltre cento chili. Ogni tanto fa qualche lavoro extra. Tipo ammazzare qualcuno. Velasco è un poliziotto che guadagna 1.687,25 euro lordi al mese, 1.340,90 netti, non si fa mai vedere prelevare al bancomat eppure possiede sempre una manciata di banconote arrotolate come gli impresari edili. E capisci che non è una brava persona quando fa quello strano tic con l’occhio sinistro.

    Viky è la sexy barista della discoteca Premium, legge una copia del libro della dieta Dukan foderata con la carta da pacchi per non farsi scorgere e quando lo fa porta gli occhiali da secchiona che non c’entrano nulla con la minigonna (dentro la quale nasconde un cavalluccio marino tatuato sulla natica sinistra) e la scollatura provocante.  Un giornalista dalla vita tranquilla, con una moglie, due figli, il mutuo su un appartamento in colle del Sodio e un’auto con la frizione che gratta, da un modesto caso di cronaca nera si trova invischiato nel sordido mondo della malavita madrilena ben presto trovandosi a ricoprire il ruolo di infiltrato della polizia …Esordio noir – a tratti pulp e a tratti ironico – nel mondo della narrativa per il giornalista Ignacio Escolar, una delle figure più popolari e apprezzate della scena culturale spagnola contemporanea con un libro che ha avuto ottimo riscontro in patria e buone critiche anche qui da noi in Italia. Apprezzabile e leggera scrittura per un’opera dal consumo rapido sullo sfondo delle 31 calde notti d’agosto della capitale di Spagna. Incisivo nella prosa – un uso parco delle forme aggettivali, sempre asciugate al minimo – Escolar tratteggia l’invisibilità di una realtà che si nasconde dietro la patina dell’animato dei non luoghi, dove le differenze culturali si annientano non perché  sono apprezzate, ma proprio perché forse ormai una qualsivoglia forma di cultura è scomparsa, quantomeno in quel mondo. Scritto come se fosse un articolo di cronaca in cui i personaggi sono precisamente tagliati nella loro psicologia e nella loro fisicità, 31 notti si muove all’interno del consueto meccanismo degli schemi narrativi di genere: il poliziotto corrotto e sinistro, la bellona fatale, il giornalista “pulito”, il killer brutto e spietato. Ricorda per certi versi, per le ambientazioni della Madrid notturna in particolare, la Bari di Gianrico Carofiglio e del suo Il passato è una terra straniera.

  • 26Feb2015

    Gina Maneri - Lanotadeltraduttore.it

    Se siete di quei lettori, ancora pochi ma in costante aumento, che quando prendono in mano un libro corrono a vedere chi l’ha tradotto, sarete forse rimasti sorpresi e un po’ sgomenti nel constatare che la traduzione di 31 notti di Ignacio Escolar è una traduzione a… trentaquattro mani. Un numero esorbitante, che fa pensare più a una caotica riunione di condominio che al lavoro solitario del traduttore, o almeno all’immagine romantica e un po’ stereotipata che ancora circonda questo mestiere.

    Come nasce dunque la traduzione italiana di 31 notti? Nasce come stage conclusivo del Corso di traduzione editoriale dallo spagnolo organizzato nel 2013-2014 da Paola Mazzarelli per l’Agenzia formativa TuttoEuropa di Torino. Diciassette studenti, diciassette traduttori. E una tutor di stage, la sottoscritta. Il libro ci è proposto da Marcos y Marcos: ha un ritmo serrato, un tono colloquiale, un plot fitto di personaggi loschi, sesso, droga e violenza. L’entusiasmo non manca. Non manca neppure qualche preoccupazione: riusciremo a rendere il ritmo, a trovare il tono giusto, a tradurre in modo plausibile le espressioni gergali, per esempio quelle riferite all’ambito della droga? Tradurre la colloquialità è già difficile di per sé, tanto i gerghi sono vari e legati a usi regionali e personali, figuriamoci quando i traduttori sono diciassette e provengono un po’ da tutti gli angoli dello stivale. E infatti le scelte delle espressioni colloquiali e delle frasi fatte provocheranno, nelle parole degli studenti stessi, “facce sbigottite, obiezioni e discussioni: quello che a qualcuno suonava ovvio e/o efficace, per altri era incomprensibile”. E poi spesso i traduttori agli esordi non osano, sentono ancora il peso della censura dei loro professori di scuola, che troppo spesso praticano un rigido apartheid tra lingua scritta e lingua parlata.
    Arriva dunque la prima stesura ed è già una bella sorpresa: il tono è quello giusto, è fresco, efficace, i passaggi rigidi non sono molti. Certo c’è del lavoro da fare, ma quello si sapeva: occorre uniformare certe scelte (il poliziotto Velasco viene sempre simpaticamente chiamato el gordo cabrón e bisogna decidere tra ciccione bastardo, quello stronzo di un grassone eccetera), prendere una decisione sul tempo verbale da usare per la narrazione (si opta abbastanza in fretta per il passato prossimo, più immediato), risolvere alcune allusioni chiare al lettore spagnolo ma oscure per quello italiano (battute, riferimenti), capire come trattare alcuni messicanismi.
    Con la seconda stesura siamo già a buon punto: i traduttori hanno lavorato coordinandosi tra loro e dimostrando affiatamento e spirito di collaborazione. Restano in sospeso alcune scelte da fare, soluzioni a cui qualcuno è affezionato ma a qualcun altro piacciono meno. A un certo punto della storia, per esempio, compaiono quattro energumeni che vengono paragonati alle torri di Chamartín, grattacieli nella zona nord di Madrid. Gli studenti, freschi di studi di traduttologia, sposano senza esitare la soluzione cosiddetta adeguata, ovvero il mantenimento dell’immagine scelta dall’autore, mentre la docente, pensando al tipo di testo, al probabile destinatario, alla funzione di quel riferimento vorrebbe, per una volta, adattare e sostituire con un’immagine più immediata per il lettore italiano. Una democratica votazione per alzata di mano vede una vittoria schiacciante del partito del mantenimento e le torri di Chamartín rimangono: la decisione finale viene demandata al revisore (che non sarà avvertito, per non influenzarlo). Se avete letto il libro, saprete com’è andata a finire.
    In qualche caso si è poi evidenziato il gap generazionale. Come tradurre puticlub, un tipo di locale notturno la cui “ragione sociale” è chiara fin dal nome? Buffo per me scoprire che “night club” fa quello stesso effetto a chi ha meno di quarant’anni. Pensando però a chi era giovane negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta e al “night” ci andava per innocue serate di svago, mi avvalgo del diritto di veto. Il puticlub diventerà uno strip club.
    La terza stesura richiede ormai solo qualche ritocco, e il risultato mi sembra ottimo. L’attento lavoro di revisione da parte dei redattori di Marcos y Marcos dà il tocco finale. La scommessa della traduzione a tante mani è vinta.

    Gli autori della traduzione sono, in ordine alfabetico: Francesco Ambrosini, Serena Avezza, Chiara Balestri, Sonia Bellezza Oddon, Valentina Cabras, Mariateresa Cappitelli, Micol Cerato, Lucrezia De Carolis, Federica Gavioli, Jessica Imolesi, Alice Lucchiaro, Sofia Mangano, Claudio Maringelli, Valentina Pezzoni, Daniela Salvino, Marilisa Santarone e Marianna Scaramucci.

  • 26Feb2015

    Giovanni Maria Pedrani - Lanotadeltraduttore.it

    “È stato Alek a presentarmi al mio assassino, ma non gli serbo rancore.”
    È questa la chiave del romanzo di Ignacio Escolar, l’unica frase citata nell’aletta sinistra del libro, per intrigare il lettore e giocare sull’ironia e l’ambiguità di un fatto improbabile: il narratore, vittima annunciata del proprio omicidio ha il potere di raccontare la propria morte dall’inizio dei fatti, sino all’inaspettato epilogo.
    31 notti è un romanzo breve, diviso in 31 minuscoli capitoli, come 31 sono le notti brave di un bollente agosto madrileno.

    Tutto gira intorno alla Premium, la discoteca teatro di una sordida guerra fra narcotrafficanti, alimentata da opportunisti, poliziotti corrotti e piccoli delinquenti.
    Il personaggio principale è il giornalista, voce narrante in quasi tutte le parti del romanzo. C’è poi Velasco, il poliziotto psicopatico. Alek, il buttafuori polacco, un gigante tanto buono quanto cattivo che non esita a salvare un micetto cui darà il nome di Sorcio. E naturalmente la bellona di tutti i polizieschi maledetti: Vicky, la barista col tatuaggio sul sedere.
    Madrid non c’è. O almeno non quella che conoscono i turisti. Non quella che vogliono far vedere gli spagnoli fra cultura e movida. C’è quella che vuole far emergere Escolar, un giornalista abituato a alzare la voce in radio, in televisione, in internet e ora anche nei libri.
    31 notti va annoverato a pieno titolo nel filone noir, per la trama sporca, per le anime nere che vi soggiornano, per l’amaro che lascia in bocca il finale corrosivo, come l’acido in cui viene sciolto chi sgarra. Ma è anche il classico giallo ironico moderno, dove il narratore scherza con la morte e edulcora della stessa ironia le parole. I dialoghi vedono interlocutori che si stuzzicano a colpi di doppi sensi e la narrazione corre sempre sopra le righe, come un funambolo cammina sui fili dell’alta tensione.
    Il lettore intuisce subito lo schema e capisce che ogni capitolo è corto come una miccia, pronta a far esplodere una bomba allo scandire di ognuna delle 31 notti.
    È la tecnica incisiva, sarcastica, pungente del blogger Ignacio, applicata alla letteratura moderna.
    La particolarità della versione italiana di 31 noches sta nella traduzione che non è il lavoro di un’unica mente bilingue, ma è stato possibile grazie agli allievi della Scuola di specializzazione in traduzione editoriale dell’Agenzia Tuttoeuropa con la supervisione di Gina Maneri per Marcos y Marcos. Da lettore, e senza conoscere lo spagnolo, posso dire che le 31 notti ha una resa omogenea dell’opera, animata da uno spirito uniforme e coerente.
    Complimenti agli allievi!

    Articolo di Giovanni Maria Pedrani, direttore editoriale Il Ciliegio.

  • 24Feb2015

    Giacomo Airoldi - Corriere della Sera

    “31 notti” (Marcos y Marcos), un romanzo che è un cocktail di personaggi: il giornalista che vuol fare lo scoop sulla malavita di Madrid e si trova invischiato in una guerra tra narcotrafficanti, costretto anche a trasformarsi in infiltrato per la polizia; Alek, gigante polacco di due metri per più di cento chili, arrivato per le Olimpiadi di Barcellona, mai più tornato in patria, capo di buttafuori per professione e assassino quando capita…

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  • 09Gen2015

    Antonietta Losito - lalugunadellesirene.blogspot.it

    Solo 31 notti per scrivere il reportage che cambierà la sua vita. Solo 31 notti per raccontare la movida estiva di Madrid alla Premium. Solo 31 notti per raccontare i loschi traffici di droga tra i colombiani ed i messicani. Così, Ignacio Escolar racconta la storia del giornalista che per svagarsi dal suo lavoro, “controllare gli articoli dei suoi colleghi alla ricerca di errori e di refusi, e ce ne sono almeno tre in un pezzo”, in un’afosa sera estiva cerca compagnia ed emozione in uno dei più famosi luoghi della movida madrilena, la Premium, locale cool nel centro di Madrid; una di quelle discoteche costruite negli anni settanta nel seminterrato di un palazzo di uffici.

    La discoteca ha come buttafuori un energumeno di due metri Alek, un polacco che ha servito nell’esercito, che ha chiamato “Sorcio il suo gatto e se lo porta in giro nella tasca del giubbotto antiproiettile”, e frequentata da un agente di polizia, Velasco, corrotto e senza scrupoli, “che adora andare contromano nel traffico di Madrid e che può sembrare inoffensivo finché non gli viene quel tic all’occhio sinistro”.
    Forse il suo reportage gli avrebbe creato non pochi problemi: “Ma tu, con una moglie, due figli, un mutuo su un appartamento in calle del Sodio e una Mégane che gratta quando metti la quarta, non ci arrivi, che stai facendo una cazzata in mondovisione? E dire che l’avevi ben visto il bidone di acido solforico in mezzo a quella stanza.”
    Ma un giornalista è ben consapevole dei rischi del suo mestiere, e questo il protagonista del racconto lo sa. Sa anche che come diceva Fernández, uno dei suoi primi capi “Questo è il mestiere delle tre D […] Sì, ragazzo, le tre D… Dipsomani, depressi e divorziati. Noi che facciamo questo mestiere moriamo calvi, soli e di cirrosi, però almeno la mattina possiamo dormire. Il giornalismo è duro, ma è sempre meglio che lavorare”. Lui però è a caccia di scoop.
    Sarà l’incoerenza tra buoni propositi e azioni effettive se il protagonista sprofonderà nelle viscere della discoteca Premium con tutte le conseguenze, fino alla fine, anticipando così il suo assassinio.
    Resterà impigliato, tra la guerra fra bande messicane e colombiane, ma anche fra le meravigliose labbra della barista Vicky con un cavalluccio marino tatuato sulla natica sinistra, gli occhiali da secchiona che si infila in ginocchio sul bordo del letto: “è per lei che sei lì, incollato al bancone della discoteca Premium, a far tintinnare il ghiaccio nel gin tonic alle tre del mattino”. Ignatio Escolar descrive così le notti brave madrilene ed in una delle sue interviste esplicitamente dichiara che”Madrid è una città molto divertente e per niente pericolosa di notte solo se ti tieni lontano dai guai. Ma sotto la città che visitano i turisti c’è un vero e proprio mondo sotterraneo, dove esistono personaggi sinistri come Alek e Velasco”.
    Quelle che si leggono in “31 notti”sono storie, narrate con un ritmo incalzante e una trama ben congeniata che mescola verità, le storia a cui si ispira sono pubblicate nella sezione della cronaca di Madrid, e fantasia. I personaggi sono ben caratterizzati: violenti, opportunisti, disinibiti, amorali o come, è il caso dello stesso protagonista, ingenui ai limiti dello sciocco.
    31 notti è un bel noir, scorrevole che vien voglia di leggere tutto d’un fiato.

  • 09Dic2014

    Saul Stucchi - alibionline.it

    Dopo aver pubblicato la recensione al suo primo romanzo, 31 notti, edito in Italia da Marcos y Marcos, ALIBIintervista Ignacio Escolar, giornalista e blogger, direttore del quotidiano online www.eldiario.es.

    Le notti di Madrid sono così pericolose come le descrivi in 31 notti?


    Dipende. Madrid è una città molto divertente e per niente pericolosa di notte, se ti tieni lontano dai guai. Ma sotto la città che visitano i turisti c’è un vero e proprio mondo sotterraneo dove esistono personaggi sinistri come Alek e Velasco. Io sono un giornalista e quello che trovo più difficile è la finzione. E 31 notti è basato su diverse storie vere pubblicate nella sezione della cronaca che ho mescolato con altre trame inventate.

     

    Nel tuo libro racconti, di passaggio, la crisi del giornalismo (crisi non soltanto spagnola). Per un giornalista e blogger la narrativa è un modo per sopravvivere alla morte del giornalismo?

    Si tratta di una via di fuga. Il mio lavoro di giornalista consiste nello sbiancare le informazioni che ho in nero. A volte ci sono storie che posso raccontare soltanto come finzione. La morte del giornalismo, molto presente nel libro, è soltanto lo scenario in cui questa storia si sviluppa.

    Su El País dello scorso 2 novembre José María Guelbenzu ha detto: “In Spagna il genere noir è il rifugio di scrittori mediocri, incapaci di difendersi in altri campi narrativi e che in fondo non hanno nulla da apportare alla letteratura”. Si tratta di un giudizio duro, mi pare. Lo condividi?

    Penso che ci sia di tutto. In Spagna abbiamo grandi scrittori di noir – da Manuel Vázquez Montalbán a Lorenzo Silva – e autori mediocri. Abbiamo anche una buona critica letteraria e scrittori mediocri che si rifugiano in quel genere perché non possono difendersi in altri campi narrativi. Non bisogna generalizzare.
    Quali sono gli autori del genere noir che ami e che consideri come “modelli”?

    Io sono un fan di Andrea Camilleri, Le Carré, e, naturalmente, Dashiell Hammett. Tra gli spagnoli, oltre a Vázquez Montalbán e Lorenzo Silva, mi piace Carlos Zanón.
    Un nuovo re, la Catalogna che sostiene la propria indipendenza, la corruzione diffusa, l’onda del movimento Podemos… Che succede in Spagna?


    Ci troviamo in una grande trasformazione politica che ha alimentato la crisi, ma che ha altri ingredienti. Tutto il modello della Spagna, sia territoriale che politico, nato nel 1978 è messo in discussione. Ci sono due uscite: riforma o rottura. Le tensioni di oggi vengono dal fatto che il potere – politico ed economico – si è rifiutato di ammettere che c’erano problemi e ha scelto di fare poco o di non fare nulla. Ma io sono ottimista: riforma o rottura che sia, finirà con l’avere la meglio sull’immobilismo, prima o poi.

     

  • 05Dic2014

    Brunella Schisa - Il Venerdì di la Repubblica

    Un giornalista, un buttafuori e un poliziotto corrotto sono i protagonisti di questo serrato noir ambientato nelle notti della movida di Madrid, con poche luci e molte ombre…

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  • 17Nov2014

    Sergio Palumbo - culturaespettacolo.it

    “Tutti i personaggi sono di fantasia, anche se non lo sanno”, scrive Ignacio Escolar, giornalista e seguitissimo blogger spagnolo, al termine del suo primo romanzo. Il protagonista di “31 notti” è un giornalista che, intento a scrivere un reportage sulle notti della movida estiva madrilena, si trova invischiato in una losca storia di narcotraffico, tra colombiani e messicani in guerra fra loro, un poliziotto corrotto, un buttafuori polacco alto due metri e una barista dalle curve mozzafiato e con un cavalluccio marino tatuato sulla natica sinistra.

    Nelle notti trascorse alla discoteca Premium, il giornalista diverrà ben presto un infiltrato della polizia madrilena, che da tempo cerca di sgominare la banda dei colombiani. Ma gli eventi prenderanno ben presto una brutta piega e il giornalista, che sin dalle prime pagine ci annuncia la propria morte, si ritroverà a passare le ore più orribili della propria vita, rinchiuso in una stanza dalle pareti ricoperte di plastica e con un bidone pieno di acido solforico.
    Il romanzo di Ignacio Escolar è un noir dal ritmo incalzante e coinvolgente, che avvince il lettore dalla prima all’ultima pagina. Il vorticoso e frenetico susseguirsi degli eventi delle trentuno notti dell’agosto madrileno tengono il lettore incollato al libro, che si fa leggere tutto d’un fiato. Grazie ad una trama ben congegnata e non priva di colpi di scena, sviluppata sapientemente, con flashback ed anticipazioni che tengono alta la suspense e grazie ad uno stile fresco ed essenziale, l’esordio letterario di Escolar si rivela davvero promettente.

    Il nostro voto: 4/5

  • 13Nov2014

    Saul Stucchi - alibionline.it

    Ignacio Escolar ci porta nel cuore nero di Madrid. Per 31 notti
    No, non impiegherete un mese a leggere 31 notti di Ignacio Escolar, appena mandato in libreria da Marcos y Marcos. Garantisco che vi basterà un pomeriggio: gli altrettanti capitoletti che lo compongono scorrono via uno dopo l’altro e appena posate il libro per dedicarvi ad altro, vi prende la voglia di andare avanti per vedere come finirà l’avventura del protagonista.
    Si mette subito male per il giornalista con un debole per le nottate passate in discoteca.

    Del resto è estate e a Madrid si soffoca. Che c’è di male se alla chiusura del giornale, dopo aver controllato gli articoli dei colleghi alla ricerca di refusi ed errori (ce ne sono almeno tre a pezzo! Dovrò dunque rileggere più volte questa recensione…), cerca un po’ di compagnia e di emozioni in qualche locale della movida? Beh, avrebbe fatto meglio a scegliere con maggior attenzione. La discoteca Premium ha per buttafuori Alek, un polacco di due metri che ha servito nell’esercito, ed è frequentata da un agente di polizia che di nome fa Velasco. Davvero poco raccomandabile, considerate le mazzette di soldi che ostenta (ma come guadagnerà tutto quel denaro?!) e l’abitudine a fare molto tardi in ambienti in cui la malavita sudamericana la fa da padrona.
    “«Questo è il mestiere delle tre D» diceva Fernández, uno dei miei primi capi […]. «Sì, ragazzo, le tre D» mi diceva Fernández. «Dipsomani, depressi e divorziati. Noi che facciamo questo mestiere moriamo calvi, soli e di cirrosi, però almeno la mattina possiamo dormire. Il giornalismo è duro, ma è sempre meglio che lavorare»”. Sarà, ma il protagonista già a pagina 17 confessa: “È stato per una mia decisione, per mia ferma volontà, per incoerenza tra buoni propositi e azioni effettive se sono sprofondato nelle viscere della discoteca Premium con tutte le conseguenze, fino alla fine”. E poche righe sotto anticipa il suo assassinio e siamo soltanto alla fine della seconda notte!
    Ne restano ancora 29, da bere tutte d’un fiato. Conoscerete meglio Alek, Velasco e i loro satelliti; finirete in mezzo alla guerra tra bande di messicani e colombiani; sfreccerete contromano nel centro della capitale spagnola e – scommetto – non rimarrete insensibili al fascino (e alle curve) della barista Vicky (soprattutto quando indossa gli occhiali da secchiona).
    31 notti è la prima prova narrativa (brillantemente superata) di Escolar, giornalista e blogger originario di Burgos ma da molti anni trapiantato a Madrid. Direttore del periodico online eldiario.es, ha una lunga esperienza nel settore dei media e durante la cavalcata nelle notti madrilene non dimentica di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Non soltanto contro il falso mito della sicurezza garantita dai governi della destra, ma soprattutto sulla triste fine di un mestiere, quello del giornalista appunto, che fino a qualche anno fa chi aveva la fortuna di praticare non considerava nemmeno lavoro. Certo, col rischio di morire calvi o di finire disciolti nell’acido solforico.
    PS: se vedete un bidone al centro di una stanza tappezzata di teli di plastica, non varcate quella soglia…