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La principessa sposa

Archivio rassegna stampa

  • 14Dic2018

    Patrizia Debicke - libroguerriero.com

    «Non voglio dire che questo libro abbia un finale tragico, ho già detto nella prima riga che questo è il mio libro preferito. Ma c’è del brutto in arrivo… Siate pronti. Questa non è una storiella.», avverte l’autore.

    Celebre bestseller datato 1973, scritto dallo sceneggiatore di “Tutti gli uomini del presidente” e “Il maratoneta”, La principessa sposa giunse la prima volta nelle librerie italiane targato marcos y marcos nel 2007 ( oggi di nuovo all’onore prime pagine in occasione della morte di Goldman il 18 novembre 2018), con la sua prosa gustosa e regalando un intrigante intreccio a chi può ricordare, che fa tornare in mente il “salgariano” Il corsaro nero. Una fantastica avventura, presentata artamente come la riduzione di un classico per ragazzi La principessa sposa a firma di S. Morgenstern (versione che non esiste), con i commenti di William Goldman. Un libro intrigante, che si arricchisce pescando nei generi letterari di ogni tempo, dai romanzi di cappa e spada a quelli storici, oltre ad avvalersi come scenario del geniale trucco della riscrittura.

    A leggerlo, vedrete, ci si sente gli spettatori di un polpettone cinematografico pieno zeppo di effetti speciali, dove uno a uno, i personaggi si rubano la scena, soprattutto quelli secondari. Solo pochi cenni sulla trama: un celebre sceneggiatore è alla caccia di una copia del romanzo che si è rivelato la chiave della sua infanzia. Quel romanzo, un’avventurosa favola, gli aveva offerto orizzonti inimmaginabili prima e il dono di uno straordinario strumento di cultura: la lettura. Fa le capriole per di trovarlo perché vorrebbe regalarlo al figlio viziato, sovrappeso e annoiato, sperando che il prodigio si ripeta. Quando finalmente ne recupera una copia, decide di riscriverlo. Ma l’impresa di renderlo appetibile pretende un massiccio lavoro di editing che lo costringe a continue intromissioni nella narrazione per spiegare i salti, riassumere i passaggi poco rilevanti e fare dell’ironia sui vari protagonisti, a cominciare da Buttercup (la principessa), che non è tra le dieci donne più belle del mondo, ma solo tra le prime venti. Buttercup vive in una fattoria di Florin, un favoloso regno immaginario, adora le lunghe cavalcate ma si lava poco, con il risultato di non essere tanto profumata. Ciò nondimeno la sua bellezza lascia tutti senza fiato, tranne che il suo garzone personale, Westley, sempre attento e discreto. Un giorno la gelosia farà scoprire a Buttercup di essere follemente innamorata di lui e, incapace di trattenersi, si dichiarerà. Lui però le sbatte la porta in faccia, anche se poco dopo le annuncia che si imbarcherà per l’America, dove diventerà ricco per poi tornare a prenderla e dividere la vita con lei. L’aveva sempre amata, ma in silenzio. Buttercup resta pazientemente in attesa del suo ritorno, fino a quando la raggiunge la spaventosa notizia: Westley è stato ucciso dal terribile pirata Roberts. Insomma un dramma a tutto tondo con una clamorosa cotta o amore eterno, purchessia, tra un garzone di stalla e la sua splendida signora, che pare naufragare miseramente. Nel frattempo, la salute del re di Florin, anziano e malandato, peggiora e s’impone per il principe Humperdinck, freddo e calcolatore, il compito di prendere moglie. La prescelta sarà Buttercup, che accetta a patto che non le sia chiesto di amare, perché il suo cuore non è libero, appartiene a Westley. Poco prima delle nozze però, la principessa viene rapita da tre briganti al soldo del principe, che vuole creare un pretesto per dichiarare guerra al regno vicino. La brutta faccenda però viene ostacolata da un misterioso uomo in nero, che sconfigge prima l’imbattibile spadaccino spagnolo Inigo, poi il gigantesco lottatore turco Fezzik e infine l’acuto siciliano Vizzini. (Figure di contorno ma a tutto tondo, con il loro passato e le loro fragilità: chi sospetterebbe, per esempio, che il robusto Fezzik sia appassionato di rime e incapace di stare da solo). Ma torniamo a noi: l’uomo in nero fugge con Buttercup in spalla inseguito dall’esercito di Humperdik, fino a quando non arriva sull’orlo di un burrone. Là la principessa lo spinge, l’ uomo in nero cade… Eccetera, ecc. Insomma, con un lavoro da certosino, Goldman si era impegnato a tagliare ricucire e far emergere la “parte buona”. Ma alla fine la magia si realizza e il risultato è straordinario. Il trucco della riscrittura arricchito dagli sfiziosi “fuori campo” dei commenti dell’autore, l’incanto di personaggi teneri o diabolici, i dialoghi ben calibrati, danno al romanzo un eccezionale spessore. L’elemento più caratteristico di La principessa sposa tuttavia è l’umorismo, che ci fa ridere mentre tratteniamo il fiato tra spine, paludi di fuoco, bestie letali e macchine della tortura. Attenti però nulla è mai ciò che sembra, perché l’autore, si diverte a prenderci in giro a ogni passo, con un piano narrativo in cui interviene in prima persona, raccorda e commenta la storia del libro. Tutto ciò con grande souplesse e solo un pizzico di amarezza nel finale. Idea originale che trasforma una storia di avventure in qualcosa di unico. Disfide, cimenti, odio e veleni, certo. Ma anche passione, musica, nostalgia. Da questo romanzo è stato tratto il film “La storia fantastica”.

    William Goldman (Highland Park, 12 agosto 1931 – New York, 16 novembre 2018 è stato uno scrittore, drammaturgo e sceneggiatore statunitense. Ha vinto l’Oscar alla migliore sceneggiatura originale nel 1970 per il film Butch Cassidy e nel 1977 l’Oscar alla migliore sceneggiatura non originale per il film Tutti gli uomini del presidente.

    https://libroguerriero.wordpress.com/2018/12/14/la-principessa-sposa-di-william-goldman-marcos-y-marcos/