“Osare dove i grandi non osano”. La filosofia di Marcos y Marcos


  • Data di pubblicazione:22/04/2012
  • Autore articolo:Massimo Lorito
  • Testata:PrismaNews.net

L’editoria è un orizzonte costantemente in fermento. Il libro come prodotto commerciale, oltre che culturale, negli ultimi anni ha dovuto confrontarsi con la crisi dei consumi e con l’avvento delle nuove tecnologie. Prismanews ne ha parlato con Claudia Tarolo e Marco Zapparoli, editori di Marcos y Marcos, casa editrice che ha saputo ritagliarsi uno spazio autorevole in questo panorama e che ha promosso l’iniziativa “Andare in libreria”.

Cominciamo dalla vostra iniziativa “Andare in libreria”. Quale il senso, come si svolgerà?

“È un’iniziativa a sostegno del lavoro fondamentale e insostituibile che svolgono  i librai giorno dopo giorno, scegliendo i libri da proporre ai lettori, offrendo un luogo di incontro e di scambio. Noi di Marcos y Marcos la pensiamo così: “Andare il libreria è il nostro piccolo segreto per scoprire come va veramente il mondo”. Abbiamo chiesto a vari personaggi di dire la loro, e abbiamo invitato tutti a partecipare a un concorso proponendo uno slogan che sottolinei il valore che per ciascuno ha la libreria. Abbiamo raccolto tanti slogan con l’indicazione della libreria di riferimento. Tra le centinaia di messaggi che sono arrivati, una giuria composta da Lella Costa, Annamaria Testa e Massimo Cirri sceglierà i quattro migliori, che si sfideranno alla fiera del libro di Torino: chi, a giudizio del pubblico, proporrà il miglior elogio della libreria, vincerà una bicicletta”.

Veniamo alla casa editrice. Marcos y Marcos è oramai garanzia di qualità nel panorama editoriale italiano. Come ci siete riusciti?

“Grazie, speriamo di meritarci questo bellissimo complimento: di certo noi mettiamo la massima cura in tutti i libri che pubblichiamo, dalla lavorazione del testo, alla scelta dei materiali, allo sforzo di promozione. Pubblichiamo solo i libri in cui crediamo davvero, e cerchiamo di non tradire mai la fiducia dei nostri lettori”.

Cosa vuol dire per una casa editrice che non ha dalla sua grandi potentati editoriali stare oggi sul mercato, essere competitivi?

“Vuol dire non fermarsi mai, fare sempre tutto quanto è in nostro potere per mantenere un buon collegamento tra casa editrice, lettori, librai, e un rapporto il più possibile trasparente e costruttivo con i mezzi di comunicazione. Vuol dire organizzare concorsi come Andare in libreria, corsi, incontri con gli autori, letture: insomma, significa proporsi come realtà vivente e non come entità astratta e separata dal resto del mondo”.

E le nuove frontiere del libro, le tecnologie, il libro virtuale, internet, hanno già modificato l’approccio di Marcos y Marcos al mondo dei libri?

“Usiamo internet per comunicare, la tecnologia per lavorare meglio, e ci rendiamo conto sempre di più del valore del libro di carta, della bellezza di una scelta che prende forma concreta, definitiva. L’esistenza del libro virtuale ci spinge a fare libri di carta sempre più belli da tenere in mano, oggetti sempre più piacevoli da possedere, prestare, regalarsi e regalare”.

In che modo curate il rapporto con i vostri lettori. C’è una ricetta a tal proposito?

“La chiave di tutto è il rispetto: quando pubblichiamo un libro, quando organizziamo un incontro, noi ci mettiamo la faccia. Non tutti i nostri libri possono piacere ad ogni lettore, ma nessuno deve percepire opportunismo o falsità nelle scelte”.

Nel vostro catalogo sembra che trovino spazio storie che spesso vengono ignorate dal mercato editoriale. Si leggono autori come Boris Vian,  Friederich Durrenmatt, Furio Jesi. E poi giovani e talentuosi autori italiani.

“È il ruolo delle case editrici indipendenti: osare dove i grandi non osano, costretti a garantire livelli di vendite “prevedibili”. Noi siamo liberi di scommettere, di accontentarci a volte di vendite più modeste ma di grande soddisfazione. Ecco, forse il punto è semplicemente questo: noi siamo liberi, rispondiamo soltanto ai nostri lettori. E riusciamo lo stesso a far tornare i conti”.

L’anno scorso avete festeggiato i trent’anni di attività. Come vi immaginate il futuro della casa editrice, i prossimi trent’anni?

“Stiamo per trasferirci in una nuova sede, più grande e più bella; avremo un terrazzo per leggere, incontrarci, chiacchierare. Ci piace l’idea di una casa editrice aperta, che dialoghi con la città. Che pubblichi libri pieni di significato, che esprimano una posizione chiara e forte. Che stia vicina ai propri autori e li aiuti a crescere con realismo, solidità e costanza”.

Per finire, quali sono i consigli della vostra casa editrice a tutti gli scrittori, per così dire inediti, che vogliono cimentarsi con il mestiere della scrittura!

“Leggere, prima di tutto. E poi leggere ancora. Esercitare l’autocritica, trovare amici che abbiamo la generosità di criticarti davvero. Non accontentarsi, riconoscere i propri limiti e andare oltre. Le scuole di scrittura servono soprattutto a questo, a offrire una buona opportunità di confronto”.