Non è un paese per gli e-book


  • Data di pubblicazione:20/07/2010
  • Autore articolo:Giovanni Dozzini
  • Testata:europaquotidiano.it

Va bene la tecnologia, va bene la comodità. Ma un conto è tenere in mano un oggetto dal fascino antico come un libro fatto di carta e inchiostro e colla e un altro è trafficare con un aggeggio elettronico, imbambolarsi di fronte all’ennesimo schermo, ritrovarsi a guardare trame di luce artificiale come ormai succede quasi in ogni momento del giorno. Insomma, ben venga l’e-book, ma andiamoci piano. Se i dati diffusi recentemente dall’Aie raccontano di un mercato in crescita costante (ma a dicembre dovrebbe coprire non più dello 0,1% del totale), la diffidenza del grosso dei lettori fatica ancora a venir meno. Ma gli editori, cosa ne pensano?
Avete presente la Marcos y Marcos? Copertine colorate, ruvide, con illustrazioni splendide, pagine leggere che per sfogliarle basta sfiorarle, caratteri eleganti. Dietro e dentro la Marcos y Marcos ci sono Marco Zapparoli e Claudia Tarolo, marito e moglie, famiglia e lavoro e passione tutto insieme. L’abbiamo chiesto a lui, a Zapparoli, che futuro dobbiamo aspettarci, per l’e-book. E lui, come tutti nell’ambiente, non si sbilancia più di tanto. Perché soprattutto in Italia fare previsioni è difficile.
«Sicuramente», dice, «da noi l’e-book incontrerà qualche resistenza in più che altrove. Da una parte c’è una compagine di lettori forti molto legati al libro tradizionale, mentre dall’altra c’è una folta rappresentanza di compratori di libri che amano notevolmente quest’oggetto pur non leggendo così tanto». Gente che compra molti più libri di quelli che riesce a leggere, quasi per puro gusto estetico. Uno potrebbe pensare che questo accada un po’ dappertutto. E invece no. «Prendiamo Francia o Germania. Lì i lettori forti sono più interessati al testo in sé, possono prescindere dall’idea dell’oggetto: per loro la versione digitale vale quella cartacea».
L’impressione, in ogni caso, è che con l’espansione degli e-book gli editori si ritroveranno a pagare non poco in termini di riconoscibilità del proprio marchio. In fondo la ricerca della peculiarità – nella scelta delle copertine, della carta, dei formati – è da sempre una costante nel mercato editoriale. E Zapparoli, quello delle copertine colorate e tutto il resto, non può che essere d’accordo.
«Pagheranno molto, sì. È indubbio che si riscontrerà una certa perdita di identità. Spesso il rapporto con i lettori è anche un po’ feticistico, e con la scomparsa dell’oggetto questo rapporto sarà in qualche modo depotenziato».
Ma c’è un altro aspetto della questione che dovrebbe preoccupare tutti i piccoli editori. Vale a dire quello che riguarda i librai. Perché «se l’e-book prenderà piede, li indebolirà per forza, e di questo non c’è proprio bisogno. Noi siamo convinti che i librai siano molto importanti nel sostegno degli editori di qualità. E se già tra poco tempo le librerie perderanno fette sempre più consistenti delle vendite di manuali e classici a vantaggio delle edizioni elettroniche, avranno meno risorse e meno possibilità per occuparsi di narrativa. È questo scenario, a mio avviso, che è destinato a cambiare radicalmente entro i prossimi tre anni. Ci saranno sempre meno librerie, che dovranno essere molto più forti per non farsi scappare i lettori».
Da qualche parte, comunque, questi e-book si dovranno comprare. Stanno nascendo parecchi portali dediti alla loro vendita, e la Marcos y Marcos ha già aderito a una di queste librerie online di seconda generazione, BookRepublic. «Un sito che unisce venditori ed editori di qualità (tra cui Minimum Fax, Isbn, Voland, ndr): questa corresponsabilità può essere un’ottima forma di garanzia». Però l’editore milanese non metterà online i suoi libri migliori. «Perché non vogliamo far concorrenza ai librai, e perché continuiamo a credere nel libro fatto di carta. In altre parole, tecnicamente siamo pronti, ma svilupperemo una formula particolare. Di fatto, stiamo pensando a dei contributi digitali da prevedere in allegato ai libri tradizionali, come delle bonus track, qualcosa che sia complementare al libro, e non una sua alternativa ».
Vale ancora la pena di puntare sul libro di carta, insomma. E per l’anno prossimo, in occasione dei trent’anni di attività, la Marcos y Marcos ha pensato di rilanciare il meglio del proprio catalogo non cedendo alla tentazione di riproporlo in formato digitale, come faranno in molti. Anzi. «Faremo delle nuove edizioni di pregio: copertine più belle, formati un po’ diversi, magari un prezzo un po’ più basso. Siamo sicuri che i lettori apprezzeranno. Perché un libro è come un bel concerto: comprandolo vai sul sicuro. Al pari di un concerto ha qualcosa di effimero e irripetibile, e per goderlo non hai bisogno di nient’altro. Un concerto, non un vinile: per ascoltare un disco ti serve un buon giradischi, e c’è sempre il rischio che il supporto non funzioni, si rovini. Non si sa mai».
Nel libro tradizionale, in altre parole, a differenza di quanto vale per l’e-book forma e sostanza si fondono quasi magicamente.
Per questo non scomparirà mai. Attenzione, però. Le cose cambieranno comunque di molto. Magari non subito, ma già nei prossimi cinque-dieci anni. Gli strumenti per poter leggere gli e-book, infatti, sono e saranno sempre migliori. E non stiamo parlando solo di iPad. «C’è già in giro roba di qualità molto più alta», garantisce Zapparoli.
«Perché arrivi in Italia ci vorrà un po’, come sempre, ma tra non molto potremo disporre di qualcosa di molto simile all’ebook reader ideale. E allora il mercato si dovrà adeguare, per forza. Magari la porzione dedicata alle novità si ridurrà drasticamente, si faranno meno libri e tirature più limitate». E a quel punto? «Bisognerà essere ancora più attenti. E ancora più bravi».