Marcos y Marcos Sesta puntata dell’inchiesta sulla piccola-media editoria: la creatura di Zapparoli e Franza


  • Data di pubblicazione:25/02/2012
  • Autore articolo:Andrea di Gennaro
  • Testata:RivistaStudio.com

I due Marcos

Oggi i due Marcos che nel 1981 iniziarono l’avventura editoriale non ci sono più. O meglio, è rimasto Marco Zapparoli, mentre a Marco Franza nel 2000 s’è sostituita Claudia Tarolo: avvocato in carriera e traduttrice per passione che a un certo punto decise di dire addio alla toga e passare ai libri a tempo pieno. Pentita? «Niente affatto. Dodici anni fa ho recuperato una mia grandissima passione, quella che prima era una sorta di piccolo rifugio. Inizialmente, con molta consapevolezza, avevo deciso d’intraprendere tutt’altra strada perché mi sembrava di dover acquistare degli strumenti più rigorosi e precisi in altri ambiti, e mi sono laureata in giurisprudenza». Tarolo è persona convinta, appare seria, compita e concentrata nelle sue riflessioni. Domande, risposte, scambi di vedute. Inizialmente un po’ trattenuta si lascia andare a qualche risata di gusto all’idea di titolare il nostro incontro “Libri in bicicletta”, quando mi racconta che in Marcos y Marcos nessuno possiede o utilizza un’automobile, e persino i loro pony-express si muovono in città a bordo di un velocipede. «È un’iniziativa che nasce dalla nostra sensibilità personale, forse ancor più estesa di quella che ci vede impegnati come editori. Sul nostro sito noi abbiamo indicato il nostro vettore ufficiale nella bicicletta, ci siamo trovati subito con questa società di pony-express e da lì è nata un’idea di co-marketing attraverso cui ci siamo promossi a vicenda». Non hanno obbligato nessuno, in sostanza: «Per carità, anzi ammetto che se qualcuno di noi avesse la macchina a volte farebbe anche comodo, ma cerchiamo di dare il nostro piccolo contributo a un problema nevralgico come quello dell’inquinamento».

La strategia

Il marketing, allora. Un aspetto che in Marcos y Marcos hanno curato da sempre, senza squilli di trombe ma facendo ricorso a idee che pongano il libro al centro dell’attenzione. Niente gadget ammennicoli e patacche varie, insomma. Ce ne parla Marco Zapparoli: «Abbiamo appena concluso a Torino una stagione promozionale per le librerie durata sei settimane. “Andare in libreria” è stata la prima campagna promossa da un editore non a sostegno della casa editrice o della lettura ma delle librerie. “Andare in libreria…” è uno slogan che abbiamo creato io e Claudia e che è poi stato declinato in “Andare in libreria è il mio piccolo segreto per scoprire come va veramente il mondo”, una serie di quadernetti ad album prodotta da Fabriano e un concorso per tutti i lettori italiani che attraverso le librerie hanno inventato il proprio slogan sul perché e l’importanza di “Andare in libreria”. Abbiamo chiesto a una serie di amici noti (Vinicio Capossela è uno di questi, ndr.) di scrivere la propria frase e lo stesso hanno fatto i librai adescando sul tema i propri clienti. Una giuria ha poi selezionato i migliori quattro che, invitati a un live contest al salone del libro di Torino in rappresentanza dei loro librai, si sono dati battaglia nel coniare il migliore slogan promozionale per la propria libreria». Premio? Guarda un po’, una bicicletta. Non è mica il caso di andarci in macchina in libreria. In passato c’era stata “A suon di libri”, un’altra iniziativa sostenuta dai librai, culminata anch’essa a Torino in una sfida di letture ad alta voce da parte di lettori forti. E ancora, più di recente: un concorso per la miglior recensione scritta da un libraio, pensato per lanciare il libro dello scrittore majorchino Sabastià Alzamora, Miracolo a Majorca. Hanno vinto due librai di Palermo a cui Marcos y Marcos offrirà due giorni in compagnia dello scrittore nei luoghi in cui è ambientato il romanzo: la storia vera di un contadino geniale e un po’ matto, inventore di Cometagiraviò, una macchina per volare simile all’elicottero di cui i vincitori vedranno il modellino. Letteratura rinnovabile è la costola che sta nascendo all’interno della casa editrice per occuparsi sempre più di queste iniziative e che deve il suo nome a una delle prima manifestazioni organizzate da MyM. Zapparoli: «Nel 2009 organizzammo BookJokey Day un’intera giornata alla Triennale di Milano in cui lanciammo l’idea che si potesse fare liberamente una cover letteraria. Partendo dallo stralcio di un classico di Kafka o Balzac, tutti i partecipanti ne avrebbero riscritto la propria versione. Al mattino ci furono gl’esempi di alcuni testimonial che nei rispettivi ambiti artistici dimostrarono come affrontare la cover di un testo noto, nel pomeriggio lo stesso fecero i trecento partecipanti divisi in quattro squadre. Il concorso venne poi replicato a livello nazionale in partnership con Caterpillar e i finalisti si trovarono al CaterRaduno di Senigallia. In seguito dieci dei nostri scrittori lo portarono come laboratorio in altrettanti licei classico italiani. Un’iniziativa che divertì molto i ragazzi e attraverso cui noi cercammo di promuovere due valori forti: la letteratura come bene inesauribile e l’importanza di giocare con i classici per avvicinarsi ai classici stessi e ancor più alla propria sensibilità creativa. Un modo per valorizzare quindi scrittura e lettura». Da qui l’ulteriore sforzo di avviare Letteratura rinnovabile, che sarà una vera e propria associazione e si occuperà di perfezionare accordi con gli sponsor per dare vita a idee di questo genere: «Lo consideriamo un modo originale e più solido di fare marketing, migliore delle politiche aggressive che si concentrano solo su sconti, prezzo, mode del momento. Un modo forse più raffinato ma soprattutto più intimamente legato alla lettura. Cerchiamo di utilizzare le leve della cultura per promuovere i libri. Non sempre abbiamo sponsorizzazioni come nel caso di Eni e i laboratori nelle scuole, ma si creano comunque partnership interessanti. Per l’uscita di Quando l’automobile uccise la cavalleria chiedemmo a Majani i cioccolatini FIAT che regalammo ai librai, con l’idea di associare il libro e l’idea della lettura a qualcosa di dolce. Fabriano ci ha supportato in quest’ultima iniziativa a favore dei librai regalandoci i mini blocchi da disegno».

Andare in libreria

Dalle parole di Zapparoli emerge un’attenzione costante ai librai: «È da sempre uno dei nostri leitmotiv. Noi abbiamo imparato moltissimo dai librai nei nostri primi anni. Quando abbiamo aperto la casa editrice i primi consigli li abbiamo chiesti a loro, non conoscendo nulla di quest’industria. Più che consulenti o altri editori sono stati i librai a darci dei punti di riferimento concreti e pratici. Sono stati i librai a dirci vai da quell’editore che può suggerirti un aspetto organizzativo; un altro era esperto di carta e ci indicava il grossista da cui comprare, un altro ancora ci dava delle idee su come gestire la distribuzione. Sono stati i librai a fornirci l’abc di questo mestiere». Gli fa eco Claudia Tarolo, sempre più partecipe nel racconto: «La rincorsa continua al nuovo titolo oltretutto cozza moltissimo con l’idea di libro, di lettura, di editoria, di cultura in genere: ambiti in cui la componente tempo è essenziale in una fruizione che voglia essere consapevole. E proprio questa è una delle ragioni principali per cui non ci siamo buttati nell’ebook. Facciamo solo libri di carta, cercando di curarli sempre meglio perché siano anche dei bei oggetti da tenere i mano, da godere e che passino dalle librerie. Gli ebook non passano dalle librerie, che per noi invece sono un luogo molto importante e che va difeso. Non solo come luogo di vendita, ma come punto d’incontro, di scambio, di scoperta». Di nuovo Zapparoli: «Anche dal punto di vista commerciale avere un rapporto stretto con non meno di cento librai aiuta tantissimo. I librai non sono solo coloro che vendono i libri ma sono anche quelli che ti danno un feedback molto attendibile, a volte molto spietato, e che quando hanno un rapporto sincero con i clienti riescono a fartelo tornare indietro. “Andare in libreria” è stata apprezzata moltissimo anche perché in controtendenza con la svolta digitale». Riproviamoci anche con lui quindi: di ebook neanche a parlarne? «Non ne pubblichiamo proprio per non dare fastidio ai librai». Prosegue Zapparoli: «Mi stupisco nel vedere editori che sostengono l’iniquità degli sconti selvaggi e poi svendono gli ebook. È un autogol, perché il libraio si trova in difficoltà. Noi abbiamo fatto meno scena, limitandoci a non fare sconti. Sono quindici anni che un nostro libro non va nelle cosiddette grandi superfici. Può apparire estremistico il nostro non fare ebook, magari in futuro faremo delle applicazioni o comunque cose che non entrino in conflitto con i libri, ma è un messaggio preciso. E poi c’è anche la grande paura degli scippi. A noi non piace l’idea che i testi siano piratati, abbiamo paura delle copie illegali. Ci sono due possibilità per fare ebook: o con la protezione BRM sulla quale c’è un’esclusiva di Adobe, che è una stortura in sé perché l’unico modo per fare un ebook sicuro prevede che io mi debba piegare a un monopolio; oppure non li proteggi e allora si arriva al dato attuale per cui per una copia comprata ce ne sono almeno tre piratate».
Zapparoli è certo di questi dati, la mattina del nostro incontro c’è stato a Milano un dibattito dei piccoli editori proprio su ebook e mercato online in cui è emerso questo dato in raffronto al numero dei titoli pubblicati in formato elettronico. Un dato meno valido in termini di rilevanza di mercato dal momento che gli ebook dei grandi editori sono protetti. Questo lo scenario di Zapparoli: «Certo, il libro lo puoi prestare e allora consideriamo pure che la copia di un ebook equivalga a una copia fisica prestata. Così come gli sconti, non vanno ostracizzati ma limitati. Un elemento in più nell’ultimo Natale è stato però l’arrivo del nuovo lettore Kindle. Prezzo ragionevole, ottima leggibilità decisamente superiore all’iPad e capacità di scaricare titoli in pochi secondi. Può essersi trattato anche di una distrazione dovuta al Natale. Io ho visto che lo strumento è circolato molto anche tra amici e colleghi che pure sono appassionati di libri. Questo è stato però il primo Natale in cui un lettore buono con un prezzo sotto la soglia del 100 euro ha dato un segnale. Il libro rimane comunque un gran bel regalo, regalare files è difficile. Caleranno un po’ le librerie ma il libro rimarrà e chi resiste sarà premiato perché avrà un mercato più ampio».

La linea editoriale

Con Claudia Tarolo torniamo a parlare di linea editoriale di Marcos y Marcos, un aspetto abbastanza peculiare della casa editrice: «La linea di fondo cerca di offrire una proposta molto articolata, di alto livello ma differenziata. Sono infatti convinta che una voce riconoscibile, con una forte identità, si possa esprimere nei modi più vari. E questo aiuta a rendere il catalogo un coro ben amalgamato. Per fare questo devi immaginare un lettore onnivoro e non interessato solo a un filone, una certa epoca o a una data ideologia». MyM non ha una vera e propria divisione in collane al proprio interno: «In realtà abbiamo una collana principale che sono gli Alianti, i tascabili Minimarcos e una terza collana che si chiama Ultra, ma non esasperiamo questa suddivisione. In Ultra inseriamo testi che abbiano un carattere più estremo anche rispetto alla nostra volontà di pubblicare comunque libri forti. Estremo sia da un punto di vista formale che contenutistico, libri un po’ di confine come Zamel di Franco Buffoni che parte da un pretesto narrativo per svilupparsi in una riflessione sulla storia dell’omosessualità in Italia; o Follia docente di Fulvio Ervas che parla di scuola in maniera visionaria; o ancora Lo strappacuore di Boris Vian. Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare, la raccolta di poesia di Costantino Chinaski è un altro esempio. Peggio di un bastardo, l’autobiografia romanzata di Charles Mingus, lo sarebbe stato senz’altro ma nel ’97 Ultra non esisteva ancora». Alianti si comporta in maniera analoga, nessuna connotazione di genere al suo interno: un romanzo, un saggio o una plaquette di poesia possono serenamente convivere purché apparentati da un ideale tipologico. Anche Riga, nata come rivista e oggi mutatasi in collana editoriale, segue una logica analoga. Pubblica monografie su personaggi rilevanti del novecento senza distinzione di sorta dell’ambito artistico o intellettuale di pertinenza: Saul Steinberg, Roland Barthes, Giorgio Manganelli, John Cage, Pablo Picasso, John Berger.
Qualche numero, allora: anticipi di 1500 euro anche agli esordienti, rivisti con il tempo in base ai risultati; diminuzione delle pubblicazioni (13 titoli l’anno) e relativa maggior cura e investimenti; tirature mediamente alte e vendita nel tempo, «noi i libri li vendiamo non li maceriamo», scherza Tarolo; poca smania di affollare le librerie con uscite a getto continuo e il tentativo di crescere insieme agli autori. «Quelli italiani innanzitutto – ci dice Claudia Tarolo – che ormai hanno raggiunto la parità in catalogo con gli stranieri». Insomma è più o meno così che Marcos y Marcos è passata «dall’entusiasmo di due ventenni e un capitale iniziale di settecentomila lire» come ci racconta Zapparoli a un milione di fatturato annuo stabile ormai nell’ultimo decennio. E a una scuderia di autori italiani che rinunciano a offerte di editori più grandi «per l’impegno che ci riconoscono come editori e le coccole che riusciamo a garantirgli in un rapporto di lunga durata», chiosa una Tarolo ormai distesa.