Marcos y Marcos, editore “idrosolubile” per amore dei libri


  • Data di pubblicazione:15/09/2011
  • Autore articolo:Hermes Pitelli
  • Testata:ilcannocchiale.it

La piccola casa milanese festeggia 30 anni di attività e dal Festival letterario Pordenonelegge spiega agli studenti e ai lettori come e perché nascono quegli strani oggetti rilegati con pagine zeppe di parole stampate.
Esistono persone che a causa di insana, balzana, o forse geniale ‘alterazione mentale’, sedute attorno ad un tavolo, decidono di fondare una casa editrice. 
Non per spirito di commercio, ma – blasfemia – per amore dei libri.
 Come i tipi della Marcos y Marcos di Milano che proprio nel corso di questo 2011 festeggiano i primi 30 folli anni di attività. Folli in un paese come l’Italia spurio di una vera, seria, efficace legge sull’editoria; folli per chi non considera la cultura una merce da supermercato; folli per chi non è sostenuto dalle spalle poderose di emittenti televisive o radiofoniche.
 Oggi questi pazzi, nelle persone di Claudia Tarolo e Marco Zapparoli si sobbarcano anche il gratificante compito di spiegare agli studenti delle classi superiori (lettori in atto o in potenza…) come nasce un libro. Lo fanno all’interno della manifestazione letteraria di rilevanza nazionale Pordenonelegge.it, giunta, non senza le consuete polemiche politiche (anche a nord est furoreggia l’opinione che la cultura non si possa mangiare come un succulento panino), alla XII edizione.
Un libro non è solo il frutto dell’ingegno, del talento, della fatica di un autore, ma un delicato, complicato, armonico lavoro d’equipe. Comincia nel momento della selezione di un manoscritto tra le decine di plichi italiani (per tacere quindi dei testi stranieri, altro settore strategico della casa) che giungono in media in un solo giorno presso un ‘piccolo’ editore quale Marcos y Marcos.
 Una scrematura necessaria, anche dolorosa, che spesso non implica una bocciatura letteraria dell’opera scartata, ma solo una carenza di caratteristiche in assonanza con le finalità e il progetto globale di un dato editore. 
Entrano poi in gioco i ‘famigerati’ editor, non solo professionisti di altissimo livello letterario, ma psicologi pazienti, capaci di ‘costringere’ gli autori a rivedere, limare, correggere i testi per renderli giusti; giusti per i lettori di quella casa, giusti per veicolare in modo limpido e potente la voce interiore più autentica di un’opera originale. La nascita di un libro implica anche la creazione della sua carta d’identità: la copertina. Altra scelta capitale, altro lavoro d’equipe: in genere tra i grafici e gli editori; non per volontà d’esclusione nei confronti degli autori, ma perché gli scrittori di solito non riescono a valutare, ancora una volta, con l’adeguato distacco, dalla adeguata prospettiva, i propri ‘figli’. 

Fulvio Ervas, veneto, insegnante e scrittore di successo, inizialmente riluttante alla pubblicazione (“
Un disvelamento di sé che può creare turbamenti e traumi”), targato proprio Marcos y Marcos, ammette sinceramente l’importanza dell’editing: “Un autore non è mai contento di rimaneggiare, cambiare o limare un proprio testo. Dentro di sé è quasi sempre convinto di aver scritto una nuova Divina Commedia. Ma è giusto essere umili. L’editing è un lavoro severo e fondamentale che consente di attribuire il giusto peso alle parole”.

 Peso, sinonimo di valore. Valore del libro inteso appunto come forma d’arte, non come banale scatoletta di latta da piazzare in un anonimo super, iper mercato o centro commerciale o in uno di questi modernissimi, rutilanti non luoghi chiamati megalibrerie, molto spesso gestite in proprio dalle grandi case editrici. Un fenomeno, quello dei megastore libreschi nei quali acquistare i volumi un tanto al chilo, che mette in ginocchio i librai tradizionali, come Mauro Danelli, libraio pordenonese di lungo ‘segno’, che si sente “come l’ultimo soldato giapponese nella giungla”; continua a combattere perché nessuno gli ha detto che la guerra è finita. 
Negli Stati Uniti intanto il crollo commerciale di una di queste catene, sta riportando in auge le librerie vecchio stampo. 
Nel Belpaese, si sa, le rivoluzioni arrivano sempre di terza mano.
 Anche libraio non è un lavoro, ma una sorta di missione. 
Il libraio coccola i libri, li custodisce, sa disporli sugli scaffali rendendo giustizia e importanza ad ogni singolo volume.
 Implica un rapporto, un ‘trialogo’ tra chi consiglia i libri, le case editrici e i lettori. 
Non è un commercio finalizzato alla vendita di una merce, ma un altro aspetto di questa insana passione culturale: l’autentico libraio è colui che suggerisce in modo cortese e avveduto i libri adatti alle persone adatte. 

La cortesia, certo; perché abbiamo smarrito, non solo il giusto peso delle parole, ma anche uno dei sentimenti più nobili che attraverso esse riuscivamo a condividere con gli altri.
 Per recuperare questa virtù preziosa, Fulvio Ervas ha creato uno strano personaggio, protagonista di molti suoi romanzi (anche dell’ultimo, ‘L’amore è idrosolubile’), un ispettore (Stucky, pronunciato non all’americana, ma in dialetto della Marca trevigiana) mezzo veneto, mezzo persiano, perché in Iran la cortesia è un tratto distintivo, una caratteristica comune della popolazione. 
“La cortesia è un tappeto steso tra le persone, uno strumento potente di dialogo e comprensione, ma alla bisogna anche una potente barriera”.

 L’amore idrosolubile di Ervas chiude il cerchio in modo perfetto. 
In versione pessimistica: è un sentimento debole che si scioglie perfino nell’acqua.
 In versione ottimistica: l’acqua è un ‘solvente’ nel quale sciogliere ‘soluti’ (zucchero e/o sale ad esempio) per ottenere una ‘soluzione’ con altre molteplici nuove proprietà, non rintracciabili singolarmente. 
L’amore è dunque la soluzione: lunga vita ai libri e ai pazzi che li amano.