Leggere a meno per leggere di più?


  • Data di pubblicazione:20/09/2010
  • Autore articolo:Seia Montanelli
  • Testata:stilos.it/blog

Domani la com­mis­sione cul­tura del Sen­ato dis­cuterà il ddl Levi (dal primo fir­matario Ric­cardo Levi del Pd) sul prezzo dei libri, ne ave­vamo già par­lato nel mese di luglio dopo l’approvazione del testo alla Cam­era con Ginevra Bom­piani, cofon­da­trice della casa editrice Not­tetempo (uno degli edi­tori che da tempo lotta con­tro questa legge, con il gruppo I mulini a vento).
Sulla ques­tione abbi­amo sen­tito altri edi­tori, il tito­lare di una libre­ria indipen­dente e Romano Mon­troni, il libraio più famoso d’Italia, ideatore delle librerie Fel­trinelli quarant’anni fa e ora con­sulente per le Librerie Coop.
Ecco, per ora, cosa ci hanno risposto Clau­dia Tarolo e Marco Zap­paroli edi­tori di Mar­cos y Mar­cos e Mas­si­m­il­iano Fran­zoni, respon­s­abile della dis­tribuzione di Mattioli1885.

Come vi ponete nei con­fronti della legge sul libro approvata alla Cam­era il 14 luglio scorso? Meglio una brutta legge che nes­suna legge?

La nuova legge colma un peri­coloso vuoto nor­ma­tivo e intro­duce tre prin­cipi impor­tanti: 1) Sconti e cam­pagne pro­mozion­ali devono avere dei lim­iti che val­gono per tutti; 2) Le librerie non pos­sono mai super­are un certo tetto di sconto, uguale per tutti; 3) Non si pos­sono fare cam­pagne pro­mozion­ali a dicem­bre. I suoi gravi difetti sono: 1) autor­iz­zare sconti ancora troppo alti (15%) e, soprat­tutto, 2) con­sen­tire agli edi­tori di attuare cam­pagne pro­mozion­ali senza lim­iti di sconto per undici mesi l’anno. Dunque è una brutta legge, ma sicu­ra­mente un passo avanti rispetto al dis­as­tro attuale. Ci pare ris­chioso opporci cieca­mente a un passo avanti, adesso come adesso, per pre­cip­itare di nuovo nel bara­tro. In questo, come in altri casi, la sto­ria insegna che non sem­pre è costrut­tivo gri­dare “O tutto o niente”. L’importante è non fer­marsi qui, con­tin­uare a com­bat­tere per miglio­rare la legge: nei fatti, oltre che con le parole.

In che modo cam­biereb­bero le cose se anche il sen­ato dovesse approvarla?

Le librerie indipen­denti lavor­eranno in con­dizioni più paritetiche; le catene e i cen­tri com­mer­ciali non potranno più offrire i libri con sconti supe­ri­ori al 15% e dovranno con­cen­trarsi a loro volta sulla com­pe­tenza, sulla qual­ità della proposta.
Meglio della situ­azione attuale, senza dubbio.

Che legge avreste auspicato?

Noi con­tin­uer­emo a lottare per una legge che abolisca gli sconti, o al mas­simo li lim­iti gli sconti al 5% come in Fran­cia, e con­senta in com­penso cam­pagne peri­odiche, e di con­seguenza più sen­sate e più effi­caci, una o mas­simo due volte l’anno.

Il ddl ha scate­nato reazioni opposte e la creazione di due veri e pro­pri schiera­menti: da una parte l’Associazione degli edi­tori e l’Associazione dei librai, insieme ai grandi gruppi e a New­ton Comp­ton che hanno accolto pos­i­ti­va­mente la pro­posta, dall’altra la mag­gior parte degli edi­tori e dei librai indipen­denti che riten­gono che tale pre­vi­sione tenda a favorire le grandi case editrici. Come mai?

Credo che tutti siano con­sapevoli che si tratta di una legge di com­pro­messo. Poi c’è chi accetta i com­pro­messi, quando lo ritiene nec­es­sario e utile, quando l’alternativa (la realtà attuale) è peg­giore, e chi no. Tutto qui. Le man­canze di questa legge, in realtà, non favoriscono nes­suno. Gli sconti sel­vaggi fanno il male di tutti: librai, let­tori, edi­tori, scrit­tori… Anche i grandi gruppi, per for­tuna, com­in­ciano a ren­der­sene conto.

Cosa ne pen­sate della situ­azione negli altri paesi europei? in Ger­ma­nia gli sconti non esistono, men­tre in Fran­cia sono al 5 per cento; in Gran Bre­tagna vige invece il liberismo selvaggio.

I dis­as­tri prodotti in Gran Bre­tagna dal liberismo sel­vag­gio sono sotto gli occhi di tutti. Il mod­ello non può che essere quello dei paesi dove si legge molto, e il mer­cato del libro fun­ziona. Non è questo che tutti vogliamo?

Il vero prob­lema dell’editoria ital­iana è sul serio la polit­ica degli sconti, e non invece il fatto che ci siano pochi let­tori e mec­ca­n­ismi con­torti riguardanti la dis­tribuzione e alti costi di ges­tione dei magazzini?

I prob­lemi, certo, sono tanti, ma gli sconti sel­vaggi non fanno che aggravarli. Com­in­ci­amo a togliere questo enorme dis­turbo al lavoro di tutti e alla vera seren­ità di scelta che deve spettare al let­tore: miglior­eranno, per tutti, i conti, la qual­ità, il piacere.

Gli sconti non vanno incon­tro alle esi­genze eco­nomiche del let­tore? Non pos­sono essere un modo per avvic­inare più let­tori ai libri?

Al let­tore non inter­essa, credo, lo sconto di per sé: non ho mai sen­tito nes­suno chiedere lo sconto sulla pizza in pizze­ria, lo sconto sulla birra in bir­re­ria. Molto meglio che i prezzi siano giusti fin dall’origine, uguali per tutti, mag­ari con belle cam­pagne annu­ali che aiutino a risco­prire libri ormai dimen­ti­cati. Meglio poter con­tare su librai più com­pe­tenti, librai che conoscono i libri e sanno come pro­porli e con­sigliarli. Togliamo quei cartelli umilianti che sva­l­u­tano i libri e il lavoro di tutti e con­cen­tri­amoci sulla qual­ità reale dell’offerta.
I libri sono tra i piac­eri più a buon mer­cato che esistono.
Un brutto libro non mi inter­essa nem­meno gratis…
Scegliamo i libri, non gli sconti.