La Luna di Traverso intervista: Claudia Tarolo e Marco Zapparoli, direttori della casa editrice Marcos y Marcos


  • Data di pubblicazione:11/05/2012
  • Autore articolo:lalunaditraverso.com
  • Testata:lalunaditraverso.com

Siamo quasi arrivati al decimo compleanno della “Luna di Traverso” e, proprio per questo, per mantenerci in continua evoluzione, abbiamo deciso di introdurre alcune novità e proporre ai lettori alcuni cambiamenti. Stanze ci sembrava il numero più adatto per inaugurare il nostro nuovo “spaziointervista”: vogliamo dedicare alcune pagine della rivista, e un po’ di spazio sul web, a chiacchierate con autori, editori, direttori editoriali, editor, traduttori, agenti letterari ma anche fotografi, professori universitari, illustratori, critici letterari, librai… insomma con tutto quel “popolo” di professionisti che fanno parte del mondo della narrativa, della fotografia e dell’illustrazione. Interviste, dunque, per il lettore ma anche per chi si avvicina al mondo della letteratura come scrittore; domande mirate per la comprensione più approfondita di alcuni meccanismi di un mondo così affascinante, quanto difficile e criptico. I primi a rispondere alle nostre domande sono i Direttori della casa editrice Marcos y Marcos: Marco Zapparoli e Claudia Tarolo. Questa casa editrice, dall’esperienza ormai trentennale, nasce e cresce a Milano, partendo da piccole pubblicazioni fino ad arrivare a oggi con un catalogo ricco e articolato, corsi di editoria, arditi progetti in divenire come “BookJockey Day” e la “Letteratura Rinnovabile”. Grazie alla Marcos y Marcos oggi leggiamo e amiamo Boris Vian, John Fante, John Kennedy Toole e tanti altri, e, sempre grazie ad essa, possiamo inoltre scoprire autori contemporanei italiani, e non solo, di grande qualità come Cristiano Cavina, Davide Longo, Pedro Lemebel, Michael Zadoorian. Una casa editrice, dunque, che non si dimentica ma che si segue, fedelmente e con fiducia.

Com’è nata Marcos y Marcos, ma soprattutto: chi sono Marco Zapparoli e Claudia Tarolo e cosa fanno?

Marcos y Marcos è nata un po’ alla volta. Per qualche anno è stata piccolissima, poco più che un sogno, poi si è evoluta pian piano, sempre più intenta a mettere radici che a crescere troppo rapidamente in altezza. In principio c’erano due Marco, Zapparoli e Franza, poi il secondo Marco se n’è andato, e undici anni fa, dopo un lungo periodo monomarcos, Claudia Tarolo ha preso il suo posto. Marco Zapparoli e Claudia Tarolo sono animali abbastanza simili, tipi di cui si dice: dio li fa e poi li accoppia. Amano parecchio leggere e giocare, sono un po’ estremisti, in genere non hanno paura. Fanno gli editori anche quando dormono e non sempre sono di buona compagnia; esemplari, in questo senso, due battute di dialogo con una figlia:
− Noi: questa non è una cena normale, è una cena di lavoro.
− Figlia: allora è una cena normale.
È che i due si sentono circondati da parecchie meraviglie, e prendono molto sul serio il compito di farne circolare qualcuna, di innescare incontri che hanno conseguenze.

Perché pubblicare un libro: ovvero da dove parte la ricerca di autori e nuove proposte? Come valutate il materiale sia dal punto di vista della linea editoriale sia come lavoro pratico di selezione? Dove viene “cercato” l’autore e quanto peso nella scelta riservate alle proposte degli agenti letterari così amati/discussi?

Un bravo editore non ha pregiudizi: esce a caccia fischiettando e si lascia guidare dal fiuto. Se ha la fortuna di essere indipendente, può divertirsi parecchio. Mentre arrivano fiumi di proposte, non si deve rinunciare a battere terreni inesplorati. Il criterio è sempre lo stesso: tendere occhi e orecchie per sentir squillare la qualità. Gli agenti a volte sollevano un po’ di polvere, ma un buon libro si può nascondere ovunque. La difficoltà maggiore per noi, in realtà, è trovare il tempo per vagliare con calma tutto ciò su cui, in un modo o nell’altro, mettiamo le mani. Non ci poniamo confini di genere, o territorio. Un buon libro è sopra le parti.

Casa editrice/mondo web: qual è il rapporto, sia a livello di scouting ma non solo, tra voi e l’infinita complessità di offerta da parte di chi scrive online?

Internet è oceanico, ma esistono piste anche lì; basta saperle individuare e seguire. Le informazioni offerte sono fin troppe, certo, ma hanno spesso il vantaggio di essere imparziali, di esprimere punti di vista liberi e personali. Abbiamo trovato autori importanti tramite il web – è il caso di Michael Zadoorian – e molti lettori hanno scoperto noi, o nostri libri poco conosciuti, grazie all’ampiezza del web. Usata bene, è una risorsa in più da ogni punto di vista.

Nel vostro lavoro, ormai trentennale, di scandaglio della narrativa esordiente e non solo quali sono le caratteristiche, sia personali che letterarie, che oggi vi colpiscono maggiormente in uno scrittore per poterlo pubblicare? Vi sono capitati nel corso di questi anni, in tal senso, incontri inizialmente sfortunati che poi si sono rivelati estremamente belli e favorevoli?

Spesso i nostri autori ci assomigliano, inutile negarlo: avventurosi e folli, capaci di entusiasmo, e di non mettere il successo, o l’illusione del successo, davanti a tutto. Non ricordiamo incontri partiti male e finiti bene, piuttosto il contrario: ci è spiaciuto perdere per strada un autore indubbiamente dotato come Davide Longo.

Scuole e corsi di scrittura: qual è la vostra opinione in merito? Si può “imparare” a scrivere?

Si deve imparare a scrivere: come in tutte le arti, è un lungo processo di affinamento e di ricerca, di confronto con i modelli e sviluppo di una cifra propria. Un corso appropriato è di grande stimolo e aiuta a mettersi seriamente di fronte ai propri limiti e alle difficoltà del mestiere. Naturalmente alla base occorre una predisposizione e un talento naturale che nessuna scuola ti può dare. I maestri migliori possono fartelo capire.

Evoluzione e/o involuzione della scrittura: in tutti questi anni di esperienza maturata in ambito editoriale cosa ne pensate? La scrittura esordiente è in evoluzione o in involuzione? Se è in involuzione, cosa pensate di fare come editori per aiutare le sorti della narrativa?

In ogni epoca ci sono autori veri e autori di scuola, maestri ed epigoni. Nell’epoca di internet gli epigoni hanno più spazio, e i veri autori rischiano di restare sommersi. Il nostro compito di editori è tentare di separare il grano dal loglio, anche quando il loglio, per un fatto di conformismo e di abitudine, rischia di piacere di più.

Nel rapporto dell’Aie sui primi sei mesi del 2009 si legge di una notevole flessione del mercato editoriale italiano (-2,2% a valore, -4,2% a volume). Tuttavia, il dato che crediamo se non incoraggiante almeno confortante, è che sono i gruppi maggiori ad aver perso quote di mercato, mentre gli editori di piccola e media editoria di qualità hanno “tenuto”, perché puntano a soddisfare una domanda elitaria e più complessa. Voi, da editori appunto “di qualità”, come leggete questo dato?

Parrebbe proprio così. Gli editori ben riconoscibili, che si concentrano sulla qualità delle proposte e lavorano sodo alla promozione dei libri, quest’anno tengono meglio degli altri. I veri lettori non rinunciano facilmente a un “vizio” che costa meno del fumo e rende molto di più. Arriviamo freschi dal successo dell’ultima edizione di Più libri più liberi, la fiera degli editori piccoli e medi che si svolge a Roma in dicembre, dove le vendite sono cresciute per tutti. Per noi il 2009 è stato un anno davvero ottimo. Senza aumentare le novità − per la narrativa siamo fermi a 13 l’anno − il fatturato è cresciuto del 18%. Non c’è che da ringraziare i librai e i lettori fedelissimi!

Il mercato delle cosiddette “librerie online” sembra registrare una crescita esponenziale (alcune proiezioni parlando di una crescita di oltre il 25% nel primo semestre 2009). Vi interessa questo dato? Presidiate e monitorate con interesse il canale?

Le librerie online per noi rappresentano il 5% del fatturato. Da tre anni, la crescita è del 30%. Ovviamente, per editori piccoli è vincente il fatto che queste librerie forniscano ai lettori tutto il catalogo, e in modo sempre più rapido. Negli ultimi due anni, in Italia, è cresciuta la fiducia − prima scarsa − negli acquisti online. Difficile dire se questa tendenza si manterrà, ma è molto probabile: non escludiamo che in altri tre anni le vendite online rappresentino il 10%.

Da rivista letteraria che si occupa anche di fotografia e illustrazione non abbiamo potuto fare a meno di notare l’attenzione e la cura che riservate alla scelta delle copertine, alla scelta dei materiali e della qualità di stampa e allo stile molto personale che da sempre vi caratterizza e contraddistingue. Come nasce questa vostra scelta di campo? Quanto investite, concettualmente e non solo, nell’organico di un libro a questa fase di produzione?

I nostri lettori sono molto esigenti, apprezzano moltissimo il fatto che si usi buona carta, che si rileghi a filo, che non ci siano troppi refusi. Basta dare un’occhiata ai pareri su Anobii per capire quanto ci tengono. La grafica per noi dovrebbe trasmettere molto dell’anima di un libro, la pasta di cui è fatta la casa editrice che lo propone. Quindi investiamo parecchio, e investiremo sempre di più in questo senso. Tra il 2010 e il 2012, anche in Italia la lettura degli ebook − complici strumenti molto migliori − inizierà a diffondersi. Questo intaccherà in parte il mercato dei libri tascabili, e in generale di bassa qualità. Il cerchio dei lettori forti si stringerà ancor di più attorno a chi i libri li farà con estrema attenzione alla loro consistenza fisica.

Come proporre un libro sul mercato: in che modo lanciate un nuovo autore? Come lo “aiutate” ad affacciarsi nel complesso e ampio mondo delle librerie?

Se è un autore “nuovo”, cerchiamo di capire che tipo è. Cerchiamo di immaginarci i librai che potrebbero aiutarlo a farsi conoscere. Poi, se i librai apprezzano il suo libro e si fanno avanti, se sono curiosi anche di come è il “personaggio”, cerchiamo di far sì che si incontrino. In pratica, noi non forziamo mai la mano a chi organizza festival, ai librai, e men che meno ai giornalisti, nel presentare un nuovo autore. Cerchiamo di metterne in luce l’originalità, ma aspettiamo che l’autore venga scoperto. La richiesta deve sempre nascere da chi poi proporrà il nuovo autore al pubblico. Sul piano pratico, questo comporta molto lavoro e anche molta pazienza. ma bisogna saper attendere. Creare occasioni propizie. Altrimenti, è molto più difficile che scattino veri entusiasmi.

Un consiglio pratico per chi scrive.

Lavorare molto. Non sottovalutare l’importanza dell’umile, a volte ripetitivo esercizio. Specie se si è consapevoli di non essere Kafka, il che sarebbe già un buon punto di partenza, riflettere molto sul senso di ciò che si sta scrivendo. E abituarsi a rifare, riscrivere, mettersi iper-criticamente di fronte a uno specchio.

Un consiglio pratico per chi legge.

Godere fino in fondo questo splendido privilegio.