Intervista a Claudia e Marco


  • Data di pubblicazione:1/11/2009
  • Autore articolo:Dori Agrosì
  • Testata:lanotadeltraduttore.it

Con quali difficoltà deve confrontarsi la piccola e media editoria?

Ci sono due bestiacce nere con cui è proprio difficile misurarsi.
Numero uno: i grandi mezzi di comunicazione. Che sono in mano ai grandi editori e ai gruppi editoriali. Per tutti noi, l’accesso alla televisione è molto difficile, per non dire impossibile. Pensiamo a una trasmissione di successo come “Che tempo che fa”. Quante volte i nostri amici ci chiedono candidamente: perché non mandate mai un vostro autore a quella bella trasmissione? Risposta: e credete che non ci abbiamo provato? Il punto è che lì ci vanno autori di fama stellare, oppure sostenuti appunto dai big. Che di quelle trasmissioni sono anche sponsor. Il giorno in cui uno dei programmi di grande ascolto accoglierà uno dei nostri autori amati dai lettori “forti”, questi autori verranno finalmente conosciuti dal grande pubblico. E il grande pubblico se li divorerà, perché sono autori godibilissimi!
Numero due: la iper-produzione. Che crea un mucchio di problemi. Nonostante sia assurdo proporre decine di migliaia di novità ogni anno, nonostante tutti sappiano che solo il 10% dei libri proposti ha una reale possibilità di essere presa in seria considerazione dai librai e quindi dal pubblico, ogni anno in Italia si pubblicano 60mila novità. I librai sono letteralmente sommersi di novità. Sono affaticati da un enorme lavoro di gestione del traffico. Novità da prenotare, novità da ricevere, novità da mettere sui banchi. Talmente tante, le novità, che ovviamente moltissime non vendono. E quando non si vendono, cioè spesso, bisogna anche renderle. E i poveri librai quando hanno poi tempo per capire bene cosa hanno sui banchi? Inevitabile che diventino selettivi, che non siano in grado di proporre per bene tutti i nuovi libri al pubblico.
Noi rinnoviamo l’invito ai colleghi, grandi e piccoli, a limitare le novità. Questo farà solo bene a tutti.

Si può parlare di strategie che permettono ai piccoli e medi editori di contrastare i grandi gruppi oppure semplicemente di un tipo di offerta differente?

I piccoli e medi editori dispongono di un’arma micidiale. E il suo nome è: originalità. Questa originalità se la giocano in tanti modi. A partire dalle scelte editoriali. Possono scommettere sui nuovi autori o su autori rifiutati o su autori del passato che tutti hanno ormai dimenticato, terreno su cui i grandi si muovono molto più guardinghi. Nella grafica: l’innovazione nelle copertine, nella scelta delle carte o nei caratteri più originali arriva soprattutto dagli editori piccoli e medi. Nella comunicazione: anche qui, i piccoli hanno inventato formule innovative. Promuovendo in generale una visione più gioiosa e meno doveristica della lettura. Ultima risorsa importante: tenere il filo, anche attraverso i librai, con i propri lettori. Fra editori indipendenti e lettori si crea, nel tempo, una sorta di piacevole complicità. Un patto. L’editore non tradisce le aspettative dei lettori che seguono libro dopo libro quel che l’editore propone. E il lettore gli resta fedele. Questo è assolutamente vincente. Tenere il filo del discorso in modo corretto, senza tradire le aspettative.

I piccoli e medi editori puntano su determinate fasce di lettori?

I piccoli e medi editori, quelli veri attenti e appassionati, puntano su lettori veri. Personaggi rari, ma molto fedeli, molto ferrati, molto esigenti. Conviene stare all’occhio: se si propone una porcheria, o anche solo una mezza porcheria, ti impallinano subito.

La qualità delle traduzioni pubblicate dai piccoli e medi editori è differente da quella dei grandi gruppi?

I grandi editori collaborano con meravigliosi traduttori e pubblicano bellissime traduzioni, accuratamente riviste in redazione. Poi collaborano con traduttori meno meravigliosi e affidano la revisione ad agenzie esterne magari un po’ distratte. Poi collaborano con traduttori un tanto al chilo e tagliano decisamente la revisione. In sostanza: i grandi editori fanno molti libri e non possono curarli tutti allo stesso modo. Sono grandi aziende che ripartiscono le risorse secondo criteri aziendali. I piccoli editori di qualità, invece, sono un po’ ossessivi e feticisti, disposti a sacrifici disumani, e dedicano la stessa cura e attenzione a tutti libri che pubblicano. Questa è la differenza.

C’è differenza tra editoria milanese e romana?

I Milanesi sono un po’ meno capaci di comunicare. I Romani hanno la Rai in casa. I Romani sono aiutati da Comune e Regione. I Milanesi quando va bene da Comune e Regione ottengono un magnifico Patrocinio. Sapete, tuttavia, in cosa consiste un Patrocinio? Nel permesso di apporre un marchio sugli inviti. Nel 95% dei casi, nulla più di questo. Non a caso, la Fiera della Piccola e Media editoria si tiene a Roma. I Milanesi hanno le più belle biblioteche d’Italia, ne hanno il triplo dei Romani. Ma le Biblioteche di Roma organizzano il sontuoso Festival di Massenzio e mille altre diavolerie. Le biblioteche milanesi stanno iniziando a guardarsi intorno: presto passeranno alla riscossa. Il nuovo Assessore alla Cultura ha fatto grandi promesse e certamente le manterrà. I Romani hanno cento giorni di sole in più all’anno, organizzano banchi dei libri a Castel Sant’Angelo e in mille altri luoghi. Sono pieni di Bookabbar dove si legge poco ma in compenso si parla molto di quel che si ama. I Milanesi hanno i bar con pochi tavolini e praticamente nessun Book Bar. Si potrebbe continuare parecchio, se non fosse che invece è meglio inventarsi una Milano un po’ più romana. Oppure decidere che è meglio stare a casa a leggere e buonanotte al secchio. In realtà alla fin fine a Milano ci sono meno editori e più lettori.

Siete d’accordo sul fatto che gli italiani leggono poco?

Diciamo che molti italiani non amano leggere, che la lettura non si può certamente considerare un’attività di massa, nel nostro paese. Se la cavano meglio la televisione, le partite di calcio, i centri commerciali e il gelato. E anche cose bellissime come la spiaggia e le montagne. Si legge di più, indubbiamente, nei paesi dove manca il sole. In Italia chi legge, però, è spinto da un forte desiderio, e a volte legge molto, legge bene, nel senso che curiosa, sceglie, sa quello che vuole. Pretende qualità.

Qual è la vostra “mission”?

Scegliere libri, persone e idee che vogliamo e possiamo sostenere e fare il possibile per farli conoscere, per innescare scintille, promuovere incontri, riconoscimenti. È il nostro compito di editori.

Quali sono i vostri lettori forti?

I lettori che cercano i nostri libri sono come noi: indipendenti. Si fidano del loro gusto e del loro giudizio, non hanno bisogno di rifugiarsi in ciò che è paludato, o certificato dalla televisione. Gente piuttosto simpatica, a occhio e croce.

Come descrivereste la giornata tipo dell’editore?

Comincia di notte, quando dilemmi e scadenze si stagliano nel buio. Si riesce a ricacciarle nelle tenebre da cui sono venute, si dorme ancora un po’. Se due editori, come nel caso della Marcos, vivono sotto lo stesso tetto, la prima riunione è a colazione, e serve più che altro a mettere le cose in fila, illudendosi di poterle affrontare una alla volta. Poi si commette l’imprudenza di entrare in ufficio, dove tutto rovina addosso nello stesso tempo: copertine da inventare, trattative da portare avanti, presentazioni da organizzare, editing interminabili da concludere, comunicazioni da coordinare, libri da spedire, magazzino da rifornire, legatoria da sollecitare, fatture da pagare, interviste a cui rispondere, battaglie sulla legge del libro da portare avanti, lanci da impostare, buchi a cui rimediare, mail arretrate a cui rispondere, pareri su dodicimila dattiloscritti inviati da amici, parenti e conoscenti… e si potrebbe andare avanti all’infinito. Pranzare di solito si riesce, più difficile uscire dall’ufficio dopo il tramonto, anche perché quando tacciono i telefoni e l’ultimo collaboratore è sgusciato via, ci si immerge finalmente nel lavoro concentrato e di sostanza, si viaggia nei testi, e non si vorrebbe smettere più.

Cosa pensate degli ebook, e quando sarà possibile libri Marcos y Marcos in qusto formato?

Nel 2010 ci sarà una grande rivoluzione. Grandi aziende proporranno degli aggeggi per leggere e-book di ottima qualità. Saranno molto flessibili, gradevoli da maneggiare e utilizzare, perfino a colori. Molti li useranno per leggere il giornale. Altri per consultare repertori tecnici, frugare celermente fra i testi come oggi si fa nel computer. Leggere in quel modo costerà meno. E in alcuni casi, risulterà molto comodo. Non c’è alcun dubbio che avere in un aggeggio piuttosto figo 500 libri non è niente male. Ma tenere in mano un testo non è come tenere in mano un libro. Regalare un libro non è come regalare un file. Possedere una biblioteca non è come possedere un cugino dell’Ipod. Il mercato dei libri tascabili soffrirà la concorrenza dell’ebook. Il mercato dei libri “indipendenti”, in generale dei libri in cui l’oggetto è una parte rilevante, ne soffrirà molto meno. I libri non rischiano affatto di fare la fine dei vinili, per intenderci. Non verranno messi in soffitta per vent’anni, per poi scoprirne di nuovo la magia. Il compito di marcos y marcos e di editori come noi, sarà quello di rendere i nostri libri ancora più appetitosi. E, certamente, tutti ci troveremo a combattere la pirateria, perché molti testi circoleranno in formato elettronico senza che nessuno paghi un euro. Sta accadendo in Germania, accadrà anche da noi.
Libri marcos y marcos in formato ebook? Presto per dirlo. Saremmo già in grado di realizzarli, ma per noi proteggere autori e testi – e relativi diritti – è un compito fondamentale. Dobbiamo prima esser certi che la pirateria non si mangi tutto. Ne riparliamo in primavera?