Intervista a Claudia Tarolo, editor e coeditore della Marcos y Marcos


  • Data di pubblicazione:12/03/2014
  • Autore articolo:Giovanni Turi
  • Testata:giovannituri.wordpress.com

Come sei giunta dalla dirigenza di una multinazionale alla conduzione con Marco Zapparoli della Marcos y Marcos?

Leggevo tantissimo fin da bambina, al liceo mi sono innamorata della traduzione; a quindici anni ho conosciuto Marco Zapparoli e abbiamo condiviso per la prima volta l’amore per i libri e le parole, per poi seguire strade differenti.
Al momento di scegliere una facoltà universitaria io ho cercato nuove prospettive, confini di ragionamento rigoroso: il mondo del diritto è stata una scoperta affascinante. Spaziare dalla ricerca universitaria allo studio professionale alla direzione legale di una multinazionale è stato stimolante e formativo, oltre a offrirmi il reddito di cui avevo bisogno per vivere da sola con mia figlia. Per anni, ho coltivato insieme queste due passioni; di giorno l’impegno concreto della grande azienda, di sera, dopo aver messo a letto mia figlia, le traduzioni e le revisioni che non ho mai smesso di fare e che mi offrivano il lusso di una dimensione intima del pensiero che di giorno mi mancava. Poi, nel 1999, il secondo incontro con Marco Zapparoli ha cambiato la mia vita. Lui aveva bisogno di un socio con cui sviluppare nuove idee, io ero finalmente pronta a dedicarmi a tempo pieno alla mia passione fino ad allora clandestina. Meno soldi, impegno totale, ma la bellezza di una nuova avventura in un campo che avevo sempre amato con una persona con cui esisteva una grande intesa. Avremmo scoperto con il tempo quanto le nostre qualità fossero complementari e ci consentissero uno scambio entusiasmante.

Attraverso quali canali vi giungono i manoscritti? Noti delle differenze rispetto a qualche anno fa nella qualità e nella quantità degli inediti che vi pervengono?

I manoscritti giungono da ogni canale possibile e immaginabile: Fulvio Ervas è arrivato per posta in una busta di carta riciclata, Giorgio Caponetti ci ha schiaffato il suo dattiloscritto sul tavolo della colazione quando siamo capitati per caso nell’agriturismo (bellissimo) che gestiva con sua moglie; Paolo Nori l’abbiamo conosciuto organizzando uno spettacolo alla Triennale di Milano, Lello Gurrado è arrivato tramite Tecla Dozio, mitica libraia milanese della Libreria del giallo, e Cristiano Cavina l’abbiamo conquistato battendo gli avversari al photo finish dopo una segnalazione della direttrice della scuola Holden.
Dopo il successo di Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas i dattiloscritti arrivano a valanga e come sempre la stragrande maggioranza è frutto di un equivoco, di una banale confusione tra allineamento di parole e letteratura.
Quanto contano nel tuo lavoro i criteri letterari e quanto gli orientamenti del mercato?

L’unica cosa che conta per me è che il testo abbia un valore; che abbia voce, storia, pensiero. Se in questo senso mi colpisce, lo pubblico e faccio il possibile per venderlo. L’aspetto commerciale viene sempre dopo, quando cerchiamo di vendere i libri che abbiamo scelto. Certo, siamo un’azienda che può contare soltanto sulle vendite dei libri, quindi dobbiamo assortire la nostra offerta in modo che libri che vendono di più finanzino i libri che vendono di meno. E dobbiamo essere accorti nelle nostre acquisizioni. Ma al di là di questi accorgimenti, non potrei mai pubblicare un libro che non mi piace solo perché penso che possa vendere. Nessuna casa editrice con una forte impronta personale può farlo. I nostri lettori lo sanno e ci danno fiducia per questo; possono non condividere una nostra scelta ma sanno che è sempre sincera.
Quasi sessantamila testi pubblicati ogni anno, sempre più precari dell’editoria, sempre meno lettori: secondo te come si è arrivati in Italia a questa situazione? È ancora possibile uscirne?

Le cause sono molte, ma certamente anche gli editori hanno le loro responsabilità: pubblicare troppo in fretta e spesso senza criterio ha portato a un appiattimento dell’offerta che ha fatto terra bruciata. I libri richiedono tempo a ogni stadio della loro esistenza: tempo per essere concepiti, curati, presentati. Pretendere di fare dell’editoria un mercato vorticoso di rapide scommesse e lascia o raddoppia si è rivelato un boomerang di cui adesso paghiamo tutti le conseguenze. L’entusiasmo con cui i lettori rispondono a proposte e iniziative di segno opposto, però, fanno bene sperare. Di certo noi continueremo imperterriti, finché sarà possibile, a difendere la meraviglia della lettura, della libreria come territorio di scambio e di scoperta, dei libri come tesori per il futuro. Continueremo a difendere la qualità e l’attenzione come vera forza, il rapporto con la libreria come indispensabile propulsore.
Ti andrebbe di raccontarci un aneddoto divertente legato alla tua “vita da editor”?

È stato divertente, ma fino a un certo punto, scoprire, proprio alla fine dell’editing di Alla grande di Cristiano Cavina, che Cristiano aveva usato per i personaggi del romanzo tutti nomi veri; quando l’ho scoperto, e mi sono venuti i capelli verdi, lui mi ha detto con l’aria più innocente del mondo che in fondo a nessuno venivano attribuite nefandezze. E io mi vedevo già il direttore della banca di Faenza guardato con occhi diversi dai suoi clienti che avevano letto nel romanzo che non divideva la merenda con nessuno all’intervallo da piccolo…
Qualche anticipazione sulle prossime pubblicazioni di Marcos y Marcos?

Nei prossimi mesi, è bello poter annunciare gli ultimi libri di autori ormai consolidati in Marcos y Marcos; ci piace coltivare questi rapporti nel tempo e goderne i frutti variegati. A marzo esce l’ultimo romanzo di Jakob Arjouni, Fratello Kemal; pieno di umorismo, fondamentalmente positivo nonostante l’analisi spietata di alcune storture del mondo, è purtroppo davvero l’ultimo romanzo di questo autore scomparso prematuramente e presente nel nostro catalogo con altri quattro romanzi.
Ad aprile, La luce è più antica dell’amore, il quinto libro di Ricardo Menéndez Salmón, ormai considerato in Spagna tra i grandi scrittori contemporanei, che noi abbiamo scoperto con il bellissimo L’offesa. Dopo il Dizionario affettivo della lingua ebraica e Bar Atlantic, arriva Disperato erotico foxtrot di Bruno Osimo. Tra maggio e giugno spiccano due donne, rispettivamente al terzo e secondo libro con noi: il nuovo romanzo di Camilla Trinchieri, Un passo avanti, e Toccata e fuga di Lisa Gardner.