Il lavoro editoriale: intervista a Claudia Tarolo, coeditrice, editor e traduttrice per la milanese Marcos y Marcos


  • Data di pubblicazione:30/05/2012
  • Autore articolo:AngoloLettura
  • Testata:AngoloLettura.wordpress.com

Dopo alcune interviste ad autori, abbiamo pensato di presentarvi chi siede dall’altra parte della scrivania e dedica le proprie energie a far conoscere ai lettori il frutto del talento narrativo altrui: l’editore.
A tale proposito Angolo Lettura ha contattato Claudia Tarolo, coeditor insieme a Marco Zapparoli della nota casa editrice milanese Marcos y Marcos, che si è distinta negli ultimi anni per una serie di iniziative di promozione della lettura a favore delle librerie indipendenti (come il recente concorso Andare in libreria), con un occhio per la letteratura – e l’energia – rinnovabile e corsi di scrittura e di editoria.
La Marcos y Marcos è una delle poche case editrici indipendenti che il capoluogo lombardo possa ancora vantare, piccola ma molto attiva e con una solida storia alle spalle (ha festeggiato i 30 anni proprio nel 2011 organizzando, tra le altre iniziative, una colorata mostra itinerante di copertine). Un marchio editoriale che presenta un catalogo molto vario, con divisione in collane, ma senza restrizioni di genere e lasciando largo spazio all’intuizione, sempre rivolto con il pensiero al lettore e seguendo una politica contraria all’eccesso di produzione che sta rendendo satura l’editoria nostrana, a favore di una maggiore qualità del testo e del libro in ogni suo piccolo dettaglio. Autori come John Fante, Boris Vian, John Kennedy Toole, Friedrich Dürrenmatt, William Saroyan e, più recentemente, Cristiano Cavina e Fulvio Ervas hanno dimostrato la forza editoriale e la qualità della linea di pubblicazioni adottata negli anni dalla Marcos y Marcos e le hanno fatto raggiungere una indubbia notorietà non solo commerciale.
Ciao, Claudia, grazie per aver accettato di dedicarci un po’ del tuo tempo. Questo è un momento meraviglioso per la Marcos y Marcos, con il successo ottenuto dall’ultimo libro di Fulvio Ervas: cosa si prova a entrare nella top ten dei libri più venduti in Italia raggiungendo addirittura il terzo posto?

Qui regna un grande entusiasmo, naturalmente; ci pare un bellissimo premio per la nostra tenace resistenza. È la prova che a volte la qualità non è incompatibile con il mercato.

A quante ristampe è arrivato oggi Se ti abbraccio non aver paura, a poco più di un mese dalla pubblicazione? Quante le copie vendute?

Siamo alla decima ristampa, più di centomila copie stampate. Nel nostro settore non è facile parlare di venduto, perché le librerie possono sempre rendere ciò che hanno ordinato, ma stimiamo di aver venduto ai lettori cinquantamila copie o anche qualcosa di più. In poco più di cinque settimane è un gran risultato.

Fulvio Ervas è un autore che è nato con la Marcos, è ancora più bello pensare che un simile risultato sia stato raggiunto da uno scrittore italiano in cui avete creduto tanto?

Certo! Direi che è il massimo per un editore portare al successo un autore scoperto dal nulla, da una delle tante buste che arrivano ogni giorni in casa editrice. Questo successo è frutto di un lavoro lungo, capillare e costante, e parlo di editing, di ufficio stampa, di rapporti con i librai.

Nel 2011 la Marcos y Marcos ha festeggiato i trent’anni della casa editrice, che rimane tra le poche in Italia impegnate a difendere il significato autentico dell’editoria culturale di qualità. È cambiato qualcosa nel vostro modo di lavorare in questi anni?

Ci sforziamo di fare sempre meglio, di essere sempre più rigorosi e nello stesso tempo creativi, di interpretare il grande bisogno di scambio che contraddistingue il tempo in cui viviamo. Ma la passione, le idee che ci muovono sono sempre le stesse, quelle delle origini. Aprire occhi e orecchie, imparare facendo, saper essere un tramite fondamentale tra chi scrive e chi legge in stretta collaborazione con i librai.

La Legge Levi, nel settembre 2011, ha portato dei cambiamenti regolando il tetto di sconto previsto per le vendite dei libri in Italia, mentre questo mese è stato proposto uno sconto generale del 20% per cinque giorni in occasione del Maggio dei Libri. La Marcos y Marcos come si pone di fronte a questa lotta dei prezzi?

Lo sconto dev’essere un’eccezione, in questo senso la festa del libro poteva anche starci. Il punto è che lo sconto da solo non basta, non serve. È molto più importante valorizzare il potere immenso della fantasia, del traffico di emozioni che i libri possono offrire.

Editori a pagamento, self publishing e Amazon che si presenta come editore, senza parlare della continua nascita di nuove case editrici… Negli ultimi anni il mondo editoriale è stato teatro di molti cambiamenti, come riesce una casa editrice indipendente come la vostra a rimanere una presenza forte sul mercato?

Il mare grigio di internet è pieno di naufraghi e dispersi… editori indipendenti e librai sono isole, approdi, porti sicuri. E garanzia di pluralismo e libertà.

La vostra affermazione dimostra che esistono ancora in Italia molte persone che vogliono leggere libri di qualità, ma la vostra casa editrice è nota tra i lettori anche per le magnifiche copertine, sempre colorate e perfettamente adeguate al contenuto narrato. Come riuscite a rendere ogni libro un piccolo capolavoro grafico?

Grazie, è un grande complimento. Diciamo che per noi è molto importante che la copertina rispecchi il contenuto, che mandi al lettore un segnale forte, che è anche il marchio di una scelta. Io e Marco Zapparoli ci scervelliamo per trovare ogni volta un’idea adeguata, poi torturiamo il nostro illustratore finché non riesce a restituirci l’immagine. A volte ci vogliono molti tentativi, a volte arriviamo subito al risultato sperato. Come in ogni altra cosa, ci mettiamo cura, risorse, lavoro.

Parlando del tuo lavoro editoriale, tu sei coeditrice, insieme a Marco Zapparoli, ma anche editor della narrativa e traduttrice, si tratta di un lavoro che hai scelto o che, in un certo senso, ti è capitato?

Direi che è proprio il mio lavoro, quello che mi sono preparata a fare da sempre; rivedo e traduco testi altrui dai tempi dell’università, e leggere è sempre stata quasi una ragione di vita. Ho fatto altre cose, nel frattempo, con gioia e soddisfazione, ma questo è certamente un lavoro che fa per me.

Siete tra i pochi editori che pubblicano ancora con convinzione anche libri di poesia, e tra i vostri autori figura anche Fabio Pusterla, uno dei massimi poeti contemporanei. Non ritenete che la poesia sia un genere poco amato in Italia?

La poesia non è certo un’attività con grandi prospettive commerciali, ma anche in questo la nostra esperienza è molto positiva: lo scorso autunno abbiamo pubblicato una splendida raccolta di Cristina Alziati, Come non piangenti, e i risultati sono stati ottimi. Recensioni entusiastiche, e il mese scorso la ristampa… La poesia di Pusterla e Alziati è decisamente molto amata!

Voi riceverete moltissimi manoscritti inediti, cosa consiglieresti a un aspirante scrittore con un romanzo nel cassetto?

Di leggere, leggere, leggere. Di sviluppare una convinzione invincibile.

E cosa consiglieresti, invece, a chi vorrebbe intraprendere la carriera editoriale?

Di leggere, leggere, leggere. Capire com’è fatto questo lavoro, accettarne la durezza accanto ai lati gratificanti; mettersi alla prova e scoprire per cosa si è veramente tagliati.

Che rapporto avete, come casa editrice, con gli agenti letterari? Vi affidate a loro per decidere le nuove pubblicazioni o preferite scegliere di persona tutti i libri da inserire in catalogo?

Preferiamo scegliere da soli, ma naturalmente abbiamo ottimi rapporti con molti agenti letterari.

Al Salone del Libro di Torino si è svolta la premiazione di una vostra recente iniziativa: avete chiesto a scrittori e lettori che cosa significhi per loro “andare in libreria” per poi premiare le risposte più originali. Quest’idea ha voluto essere un ringraziamento per i piccoli librai che vi sostengono da sempre, ma da dove è nata e perché?

È un’idea che ci accompagna da sempre, che impronta il nostro modo di lavorare. In un momento dove tutto sembra cambiare molto in fretta, ci è parso importante fermarsi a ricordare perché non possiamo permetterci di perdere fonti essenziali di felicità. La libreria è sempre stata per noi un luogo di piacere, abbiamo avuto conferma che lo è per moltissimi altri. Cambierà il modo di fare i librai, questo è certo: è il momento di riflettere su quali sono i punti di forza rispetto a un gelido schermo e puntarci. È un impegno costante, che non ci lascia mai. Il libro è una bella storia, le librerie sono centrali energetiche: appena finito il concorso “Andare in libreria”, abbiamo già pubblicato un nuovo manifesto per il libro e la libreria.

Tra i vostri meriti si trovano anche l’essere stati i primi ad aver portato in Italia i libri di John Fante e l’aver fatto conoscere al grande pubblico lo scrittore italiano Cristiano Cavina, per non dimenticare le fantastiche avventure narrate da Jasper Fforde con la sua detective letteraria; al momento quali grandi nomi vedete nel futuro della Marcos?

Fulvio Ervas, certo; ma anche Bruno Osimo, Lisa Gardner, Ricardo Menéndez Salmón, Miriam Toews, Quim Monzò e molti altri. Non vedo l’ora.