Gufetto incontra Marcos Y Marcos


  • Data di pubblicazione:30/03/2010
  • Autore articolo:Francesco Musolino
  • Testata:gufetto.it

Messina. ‹‹All’inizio si parlava di noi come di un fenomeno da baraccone. Siamo nati nell’81 a Milano, in una mansarda ad un passo da Porta Venezia, dalla quale spedivamo edizioni numerate in giro per il mondo. Ma oggi – continua fieramente Marco Zapparoli della casa editrice Marcos y Marcos – siamo una delle case editrici indipendenti più affermate in Italia››.
Ciascun libro nasconde almeno tre storie: quella narrata, quella del suo autore e quella che ha condotto alla sua pubblicazione, ma per ciascun titolo pubblicato decine e decine vengono scartati: una selezione ardua che ciascuna casa editrice svolge in base a propri criteri. Accorciare la distanza fra i lettori e gli editori, creare un confronto fra le due parti, era l’intento dell’apprezzato appuntamento che si è tenuto Venerdì 16 Novembre alla Libreria Hobelix, intitolato: Leggere e far leggere…ma cosa fanno gli editori?. Marco Zapparoli e Claudia Tarolo si sono confrontati con le curiosità dei lettori presenti enunciando diverse novità editoriali per il nuovo anno.

Qual è la vostra linea editoriale?

Claudia Tarolo: ‹‹Noi puntiamo a quel settore di lettori in cerca sia di nuove proposte sia di una riscoperta dei classici ingiustamente accantonati, come è accaduto ad esempio per Durrenmatt. Scherzosamente ci reputiamo degli esploratori››.
Marco Zapparoli: ‹‹Vale la pena sottolineare come le grandi case editrici seguano spesso il trend del mercato, al contrario, ai nostri lettori proponiamo qualcosa di diverso. Ad esempio siamo molto felici del successo di Jasper FForde (Il caso Jane Eyre; Il Pozzo delle Trame Perdute) che rende possibile l’ingresso fisico in un romanzo mediante la creazione di un detective letterario che salva i personaggi.

Come avviene la scelta dei titoli da pubblicare?

C.T.: ‹‹Ogni libro viene letto da entrambi in lingua originale. Se il libro ci convince ci muoviamo celermente altrimenti lasciamo perdere. Sono convinta che i bei libri ci siano, però bisogna trovarli››.
M.Z.: ‹‹La decisione di pubblicare il primo romanzo di Ricardo Menéndez Almon – L’offesa – è stata presa in treno: ci siamo divorati il libro strappandocelo di mano e abbiamo fatto immediatamente l’offerta economica (il libro verrà pubblicato in Marzo).

Vi è mai capitato di aver rifiutato un libro che in seguito a riscosso un grosso successo?

M.Z.: ‹‹Fortunatamente no. In ogni caso noi crediamo che sia giusto non puntare sui libri che non ci convincono pienamente, semplicemente perché non riusciremmo a promuoverli nel giusto modo››.

Cosa ne pensate di quegli editori che richiedono un “contributo economico per la pubblicazione”? Ne fate parte anche voi?

M.Z.: Noi non abbiamo mai chiesto un contributo all’autore né mai lo faremo. Sarebbe un contratto basato su una promessa inevasa: quella di promuovere e tutelare sia l’autore che il suo libro. Noi paghiamo sempre gli autori e se non credessimo nelle nostre scelte i nostri lettori se ne accorgerebbero››.
C.T.: ‹‹L’editore che si fa pagare è un semplice tipografo. Agli scrittori voglio dire: non abbiate ansia di farvi pubblicare. La delusione peggiore non è quella di non essere pubblicati, ma quella di rimanere invenduti››.

Credete che in futuro i negozi online possano indurre la chiusura delle librerie?

C.T.: ‹‹Credo che nessun sito possa sopperire ad una libreria, che deve essere inteso come un luogo nel quale ci si reca volentieri, dove si sfogliano i libri costruendo un dialogo, magari silenzioso, con il libraio.

Pochi anni fa un libro difficilmente superava i 15 euro, cifra che adesso superano facilmente quasi tutte le novità in commercio.

C.T.: ‹‹I libri costano. Noi abbiamo una politica di contenimento che ci permette di bilanciare il costo dei libri che complessivamente mettiamo in commercio. Tuttavia l’intero processo di pubblicazione è molto esoso. Talvolta per limitare i costi si finisce per tagliare qualcosa di fondamentale, ad esempio la cura della traduzione, è il libro risulta meno curato di quanto dovrebbe.
M.Z.: ‹‹Nel caso degli editori piccolo-medi mi sento di poter dire che il prezzo vale il prodotto messo in commercio. Il costo elevato di un libro è la risultante di una serie di elementi: una complessa traduzione, il numero di pagine e la promozione effettuata››.

La pirateria ha messo in crisi l’industria cinematografica e quella discografica. Vi spaventa l’ebook?

C.T.: ‹‹L’ipod è stata un’invenzione rivoluzionaria tuttavia il libro stesso rappresenta un mondo che ti porti dietro e nel quale puoi fare ingresso quando vuoi. Non credo che il libro sia sostituibile con uno schermo di un pc››.
M.Z.: ‹‹Il vero rischio è il cosidetto “effetto fregante”, causato dall’eccesso di prodotto scadente in commercio››.

L’offerta economica più esosa per quale autore l’avete formulata?

C.T.: ‹‹Sicuramente per Cristiano Cavina. La curiosità è che non è stato lui a farsi avanti ma noi sapevamo già che aveva ricevuto diverse offerte. In tal modo lui si sente più tutelato e cresce il rapporto di fiducia››.
M.Z.: ‹‹Proprio adesso stiamo promuovendo il suo nuovo libro Un’ultima stagione da esordienti. E’ un autore davvero promettente che ha già avuto un grande successo con Alla grande e con Nel paese di Tolintesàc››.

Secondo voi esiste un libro fondamentale? Un libro che non può non essere letto?

M.Z.: ‹‹ E’ una domanda difficile, sono indeciso fra I Fratelli Karamàvoz e Delitto e Castigo››.
C.T.: ‹‹Amo Proust ma non credo che riuscirei ad imporre un libro a nessuno. Un libro può aprirti un mondo, ciascuno deve cercare la propria chiave››.