Editori in via d’estinzione? 7 domande che salvano la vita.


  • Data di pubblicazione:29/07/2011
  • Autore articolo:Gianni Severino (Shilab.it) e Leonardo Monaco (IndieUp.com)
  • Testata:shilab.it & indieup.com

1. Iniziamo con le presentazioni: raccontateci chi siete e quali sono le caratteristiche peculiari della vostra Casa Editrice e del vostro progetto editoriale.

Siamo una casa editrice indipendente che da trent’anni pubblica una narrativa che secondo noi ha un senso pubblicare e difendere: perché trasmette idee, provocazioni, emozioni, sostanza, energia. Pubblichiamo libri che ci sembrano autentici, nati da impulsi reali e non costruiti a tavolino per andare incontro a ipotetiche “richieste del mercato”. Pubblichiamo libri molto diversi perché ci preme valorizzare le differenze, il confronto, la letteratura che si muove, viva e vitale. Pubblichiamo pochi libri perché vogliamo difendere con tutte le nostre forze tutto quello che pubblichiamo, perché nulla cada nel vuoto, con spreco di carta, e delusione delle aspettative dell’autore.

2. Stato dell’arte: parliamo ancora dei cari vecchi libri di carta. Come vanno le cose, a livello di vendite? E invece a livello di costi di produzione? E’ ancora possibile stampare libri di carta e non rimetterci dei soldi?

Il momento è difficile: la crisi generale colpisce anche i libri e l’avvento del digitale crea grande confusione. L’ingresso pesante di Amazon sul mercato ha creato problemi alle librerie tradizionali, e questo non è mai positivo. Morale: le nostre vendite reggono ma il timore è che presto mancherà il terreno sotto i piedi. Per ora sì, è ancora possibile, a condizione di lavorare sempre e continuare a partorire idee e progetti collaterali.

3. Entriamo nel digitale: qual è la vostra idea del digitale applicato ai libri, e cosa vuol dire essere Editori nell’epoca di iBookstore, Kindle, iPad e di tutti questi “strani” strumenti che (sembra) sostituiranno nel tempo il libro cartaceo?

Il libro digitale può essere una meraviglia per tutti gli usi professionali, per racchiudere opere voluminose di consultazione, per rendere molto più accessibili le informazioni.
Ma godersi un romanzo su quello strumento perfetto, pratico, duraturo, autosufficiente e insuperato che è un libro di carta resterà a lungo, o molto a lungo, per tanti, la cosa vera.
Pubblicare su carta continua a essere un impegno reale, un investimento economico che sancisce una scelta precisa, non casuale: nel mare dei testi in attesa, l’editore sceglie quello, e non un altro, perché diventi libro, destinato a restare. Il digitale creerà problemi immensi di sovrabbondanza e indistinzione… a cui occorrerà porre rimedio.

4. Trasposizione in digitale: ovvero, mettiamo i nostri cataloghi in digitale, facciamo degli Epub (magari in India che non ci costa niente), o addirittura lasciamoli in Pdf: prospettive reali di vendita ad oggi: praticamente zero, soprattutto visti i prezzi! Quindi? Qual è il futuro del digitale in Italia e quali sono le reali intenzioni degli Editori italiani, secondo voi?

In questo momento, molti editori si tuffano per non mancare, per esserci. La paura, è quella di lasciarsi sfuggire un mercato potenziale. Chi primo arriva meglio alloggia, parrebbe il concetto.
In realtà, nessuno, tranne forse Mondadori, è particolarmente contento di questa evoluzione del mercato, di questa smaterializzazione che rischia di metterci di fronte a una situazione di insostenibilità economica di ogni progetto editoriale.

5. Secondo noi editoria digitale vuol dire un nuovo modo di produrre contenuti: un’opportunità di innovazione per gli Editori quindi, e non un pericolo. Questo però vuol dire andare oltre la semplice trasposizione in digitale di ciò che già esiste. Un po’ come gli Enhanced Book di cui tanto si parla. Qual è la vostra opinione in proposito?

Che sia assolutamente questa la strada da percorrere, ben olte gli Enhanced Books. Perché è davvero possibile realizzare prodotti editoriali radicalmente nuovi.
Esempio concreto: The New Yorker realizza una versione digitale che è davvero altra cosa rispetto al cartaceo.

6. 30% di disoccupazione giovanile in Italia: Buongiorno, sono un giovane appassionato di Libri, voglio creare una mia impresa (perché tanto di trovare lavoro oggi non se ne parla nemmeno) e voglio creare una mia Casa Editrice? Cosa mi consigliate? Mi butto dal 7° piano?

Questo non è davvero il momento per partire con un’impresa concentrata sui contenuti. Molto più aperto il versante eventi!

7. Conclusioni dopo l’impatto sull’asfalto: i vostri progetti per il futuro, anche al di là del digitale, e qualche consiglio di lettura per i “Likers” di Shilab?
Far libri-libri ancora più curati.
La decrescita felice di cui si parla tanto in questi giorni, se ricordate l’abbiamo lanciata nel 2006, con un manifesto che si chiamava “meno tre”. Dovremo decrescere ancora con la produzione. E aspettiamo che gli altri editori, oltre che proclamarlo, lo facciano davvero.
Inventare nuove tipologie di eventi, e in quell’occasione produrre anche nuovi contenuti digitali.
A parte i classici, da non dimenticare mai, fra i nostri libri di quest’anno (usciti finora) ne segnaliamo tre
1) Bruno Osimo, Dizionario affettivo della lingua ebraica
2) Fulvio Ervas, L’amore è idrosolubile
3) Angeles Caso, Un lungo silenzio