Ecco perché Marcos y Marcos ha lasciato i Mulini a Vento. A malincuore.


  • Data di pubblicazione:21/01/2014
  • Autore articolo:Antonio Prudenzano
  • Testata:Affaritaliani.it

L’INTERVISTA DOPPIA
Claudia Tarolo e Marco Zapparoli, gli editori di Marcos y Marcos, in occasione dei festeggiamenti per i 30 anni della casa editrice indipendente milanese, si raccontano a tutto campo. E parlano dei momenti più belli vissuti, di quelli più difficili, dei libri che hanno regalato loro più emozioni e soddisfazione (ma anche dei flop), dei “tradimenti” subiti e, ancora, della “piccola scuola di arti narrative” che stanno per lanciare. Poi anticipano quali saranno i prossimi libri in uscita (compreso un nuovo autore italiano: Bruno Osimo). Tra i temi trattati, anche la discussa Legge sul prezzo del libro che ha diviso gli editori italiani: “A malincuore, dopo lunghi tentennamenti, dallo scorso luglio la nostra strada si è divisa da quella dei Mulini a Vento. I nostri colleghi non si sono resi conto di quanto fosse delicata la situazione. Era fondamentale chiedere più di quanto non prevedesse la bozza della legge proposta da Levi, questo sì’. La bozza di giugno non prevedeva limiti agli sconti nel corso delle campagne. Richiedere un tetto preciso agli “sconti-campagne” era sacrosanto. Ma chiedere più di questo, era ed è irrealistico. E…”

Qual è stato il giorno più bello e quale il più difficile di questi primi 30 anni?

“I più belli… almeno due, visto che siamo in due a rispondere. Primo giorno più bello: quando Cristiano Cavina, dopo essere entrato in classifica, essere arrivato secondo al Premio Strega per le Scuole, ha vinto il suo primo premio letterario importante: il Castiglioncello. Avevamo le lacrime in tre. Secondo giorno più bello: il primo successo del progetto Letteratura Rinnovabile, alla fine della maratona del BookJockey Day. Trecento persone entusiaste, dopo otto ore di competizioni letterarie e spettacolo.  Giorni difficili. Forse è meglio parlare in generale: i “giorni peggiori” sono quelli legati ai tradimenti. Nella vita, i tradimenti bruciano tantissimo. Tradimento del primo tipo, amaro ma a volte inevitabile: il giorno in cui perdi un autore. Tradimento del secondo tipo, evitabile e quindi anche più amaro: slealtà. Ci sono giorni in cui vorresti rompere tutto perché qualcuno non rispetta il tuo lavoro, o lo calpesta, magari copiando una tua idea pari pari: e poi fa finta di niente, non ti chiede nemmeno scusa, nemmeno ammette di averlo fatto”.

C’è stato un momento in cui avete pensato di smettere?

“No, questo non è proprio mai successo. Il nostro lavoro ci entusiasma e ci convince al 100%, anche nei giorni difficili: i libri ci sembrano, oggi più che mai, un’oasi fresca, sostanziosa, piena di acqua e di succo d’arancia e lime in mezzo a un grande deserto polveroso”.

Il 27 gennaio arriva in libreria “I TREDICI”, la nuova collana che prevede la pubblicazione di tredici tra i più amati romanzi della Marcos y Marcos, riproposti con una nuova grafica e il marchio di Franco Matticchio, arricchiti dalla prefazione di un lettore d’eccezione. Quali saranno le uscite e da chi saranno introdotte?

“Abbiamo scelto (con qualche tormento!) i tredici libri che più hanno lasciato il segno in questi trent’anni, ripercorrendo un po’ la storia della casa editrice: i primi sette escono il 27 gennaio, gli altri sei a fine maggio. Prima di tutto Una banda di idioti di John Kennedy Toole, il nostro libro-simbolo, con la prefazione di Stefano Benni; La schiuma dei giorni di Boris Vian, dolce e malinconica storia d’amore, presentata da Ivano Fossati. Poi La principessa sposa di William Goldman, storia di avventura divertente e appassionante, introdotta non a caso da Cristiano Cavina, di cui proponiamo I frutti dimenticati, con la bella nota introduttiva di Massimo Cirri; Il caso Jane Eyre di Jasper Fforde, per la gioia di tutti i suoi fan, prefazione di Luca Crovi. Sempre tra i libri ‘storici’ L’uomo dei dadi di Luke Rhinehart, prefazione di Marco Malvaldi. Tra i successi più recenti, In viaggio contromano di Michael Zadoorian, storia di una vecchia coppia malandata che attraversa l’America per un ultimo viaggio a Disneyland; Paolo Giordano, che ha amato il romanzo al punto da farne un’occasione per un viaggio lungo la route 66, scrive naturalmente l’introduzione (raccontando di questo suo viaggio, del confronto tra letteratura e realtà…)”.

Qual è il libro pubblicato in questi primi 30 anni del quale andate più orgogliosi? E ce n’è (almeno) uno che vi ha spinto a pentirvi di averlo pubblicato?

“Difficile, come sempre, dire quale figlio si ama di più; forse ancora più difficile dire quello che si ama di meno… Certamente l’orgoglio più vivo è legato agli italiani che abbiamo fatto esordire e che poi si sono fatti amare; lì hai proprio l’impressione di svolgere una funzione importante, di aiutare qualcosa a ‘venire al mondo’. Ci pentiamo dei rari casi in cui la scelta non è stata abbastanza meditata, e il libro è scivolato via senza rilievo; negli ultimi anni non è più accaduto. Non ci riterremmo mai pentiti di libri che hanno venduto poco ma hanno per noi ugualmente un grande valore letterario, come il magnifico Music Hall! di Gaétan Soucy, campione negativo di incassi ma certamente un “classico del futuro”.

E’ in arrivo anche la “Piccola scuola di arti narrative – Pronto soccorso letterario per ogni esigenza narrativa”. In cosa si distingue la vostra nuova scuola di scrittura dalle tante già presenti?

“Secondo noi, ci sono due elementi peculiari. Primo: questo corso nasce da una lunga esperienza di lavoro, di revisione attenta di centinaia di testi altrui, di valutazione di migliaia di testi da scegliere. Anni e anni di lavoro accanto ad autori e traduttori. E, ovviamente, anche centinaia e centinaia di quarte di copertina scritte. Quindi non solo il semplice punto di vista di chi crea – in questo corso ha comunque un ruolo molto importante: Maurizio Matrone e Cristiano Cavina saranno fra i docenti – ma di chi ri-crea, di chi coopera alla trasformazione dei testi e ne imposta la comunicazione. Secondo punto: abbiamo messo a punto un eserciziario molto mirato, basato non solo sulla scrittura (di più per ora non vogliamo dire) che permetterà a chi partecipa di mettersi in gioco a tutto campo e di migliorarsi. Noi non promettiamo a nessuno mari e monti. Ma siamo certi che tutti i partecipanti faranno ottimi passi avanti. Dodici anni di corsi di editoria ci hanno insegnato come stare di fronte e accanto ai nostri allievi, come “spremerli” al massimo. E a chiedere a noi stessi di dare il massimo!”.

Quali nuovi titoli importanti usciranno nei prossimi mesi e su quali puntate di più?

“Una bella combinazione è una “doppietta” di Paolo Nori: il 27 gennaio esce Disastri, la splendida raccolta di scritti di Daniil Charms da lui curata e tradotta, mentre in aprile uscirà il suo nuovo libro, come sempre dolce, intelligente, comico e malinconico: La meravigliosa utilità del filo a piombo. Una bella occasione per ascoltare un bellissimo monologo di Nori, contenuto nel prossimo libro e dedicato a Charms. Il 3 febbraio a Milano un primo incontro spettacolare: Nori con il coro delle mondine di Novi alla palazzina liberty”. Il terzo libro di Ricardo Menéndez Salmón, Il correttore, in uscita il 3 marzo, ci offre una visione lucida sulla strage di Atocha (Madrid, 11 marzo 2004). E in mezzo, un nuovo autore italiano: Bruno Osimo, con il suo Dizionario affettivo della lingua ebraica. Tre libri – Dizionario affettivo della lingua ebraica, Il correttore, La meravigliosa utilità del filo a piombo,  che hanno qualcosa in comune: raccontano una storia che insieme è un’accorata strategia di resistenza in un mondo difficile.

A che punto è la battaglia sulla “Legge del prezzo del libro” per la quale vi siete molto battuti insieme agli altri editori del gruppo “Mulini a vento”?

“A malincuore, dopo lunghi tentennamenti, la nostra strada si è divisa da quella dei Mulini a Vento. Siamo stati fra i primi, quasi dieci anni fa, a segnalare quanto una Legge sul prezzo del libro fosse fondamentale. E oggi ne siamo convinti più che mai. Ma, dallo scorso luglio, non condividiamo alcuni punti su cui gli altri Mulini si sono incaponiti. I nostri colleghi non si sono resi conto di quanto fosse delicata la situazione. Era fondamentale chiedere più di quanto non prevedesse la bozza della legge proposta da Levi, questo sì’. La bozza di giugno non prevedeva limiti agli sconti nel corso delle campagne. Richiedere un tetto preciso agli “sconti-campagne” era sacrosanto. Ma chiedere più di questo, era ed è irrealistico. Quando Marco Polillo, presidente dell’AIE, ha dichiarato di aver fatto tutto il possibile per mediare fra diverse istanze, noi gli abbiamo creduto, perché sappiamo quanto la situazione sia intricata, e quanto sia importante e urgente che si metta, almeno, una prima barriera per arginare gli sconti selvaggi; lì c’è stato il primo disaccordo con gli altri mulini, che premevano invece per una linea “o tutto o niente”, che noi, pragmaticamente, non potevamo condividere. Così ci siamo trovati fra l’incudine e il martello. Sapete perché? La Legge Levi così come era formulata, non poteva andare, non era possibile non battersi per un miglioramento. Le richieste dei Mulini, dall’altro lato, erano eccessive. I Mulini non ci misero neppure al corrente che stavano chiedendo un’udienza al Senato, perché ci ritenevano “di intralcio”, forse troppo “allineati” con una linea pro-Levi. Risultato? Si è impiantato tutto. Siamo ancora in tempo a chiudere al meglio la situazione. Una Levi con lievi ritocchi è il giusto mezzo, ed è una soluzione oggi più che mai auspicabile e urgente. Noi siamo determinati a batterci, come avevamo dichiarato nel corso del convegno di Orvieto in giugno, accanto all’Associazione Italiana Librai, perché questo sogno di una Legge si trasformi in realtà. Oggi più che mai, con Amazon che fa vero e proprio “dumping”, questa Legge può ridare ossigeno ai librai (catene incluse!), agli altri negozi che operano su internet, a tutti gli editori, grandi e piccoli.”