| Daniele
Benati Fine non finire (Racconti di un giorno che sai) Io tutti i giorni mi mettevo la stessa
roba indipendentemente dall’impressione che potevo fare e solo per
pigrizia portavo un paio di jeans lisi con una camicia scozzese e un
giubbotto di pelle bovina che avevo comprato con lo sconto a Dublino in un
negozio di quel centro commerciale che hanno costruito di fronte a Stephen’s
Green basandosi sul modello architettonico della prigione di Kilmainham. E
con quel giubbotto indosso mi sarò fatto fotografare non so quante volte
in tutte le circostanze e molto spesso inquadrato dal di dietro con l’aiuto
di un occasionale passante la cui comparsa potevo aver aspettato per ore e
ore com’era accaduto in cima al Conor Pass dove poi nella foto mi si
vede in piedi con laggiù in basso uno di quei laghetti cupi e sinistri
che sorgono in mezzo alle torbiere irlandesi. Il problema è che avevo
incominciato a vedere delle persone che non c’erano. |
conoscevo. Loro in cambio mi parlavano dei santi irlandesi che erano passati alla storia: come il santo Kevin che aveva fatto l’eremita aGlendalough e san Brandano che aveva scoperto il Paradiso nelle isole al largo delle coste irlandesi e sul quale io avevo mostrato parecchio interesse chiedendo: Com’è possibile? Com’è possibile? Com’è possibile? Domanda alla quale però loro mi guardavano stranite come se non se la fossero mai posta o non avessero nemmeno mai avuto la curiosità di andare a controllare di persona se quel racconto di Brandano corrispondeva al vero e veramente il Paradiso si trovava a un tiro di schioppo.Come casa avevo preso in affitto un appartamento in Saint Luke’s Place al secondo piano di un edificio popolare che però avevo mollato quasi subito per trasferirmi in una casa vicino alla cattedrale di San Finnbar nel centro della città. Alla sera andavo a giocare alle corse dei cani oppure al pub dello Spalpin Fanac dove suonavano la musica tradizionale irlandese o a quello dell’I.B. dove il gestore aveva l’aria di un preside che dà continuamente i numeri e che qualche volta mi aveva pure cacciato fuori dal locale senza una ragione che non fosse quella che lui probabilmente era matto. Ma poi era stato proprio per la mia cocciutaggine a voler frequentare lo stesso quel posto nonostante l’arroganza insensata del suo padrone che ho conosciuto una delle persone che avrebbero svolto un ruolo importante in questa storia e che avevano la caratteristica di essermi una simpatica e l’altra no.Quella simpatica si chiamava Bernie Murphy ed era un ometto sulla sessantina che qualche anno prima era balzato agli onori della cronaca perché era stato eletto sindaco della città nonostante fosse solo un povero ubriacone che fino a quel momento aveva vissuto col sussidio di disoccupazione oppure facendo l’uomo-sandwich in Patrick Street. Era successo che una cosidetta cordata di illustri avvocati e notai professionisti d’altro genere avevano scelto proprio lui come candidato per dimostrare ai cittadini che la politica è solo una farsa di intrighi sottobanco dove qualunque burattino è in grado di occupare una posizione di potere e lo avevano sostenuto in campagna elettorale fino a farlo diventare sindaco anche se lui era comparso a ogni comizio ubriaco marcio e aveva al massimo fatto qualche discorso sconclusionato. Quando l’ho conosciuto il suo mandato era ormai decaduto ma lui godeva ancora di grande popolarità visto che appena pochi giorni prima era stato invitato alla cerimonia d’insediamento del nuovo presidente americano alla Casa Bianca a cui però non aveva potuto partecipare perché al momento dell’imbarco per Washington si erano accorti che il suo passaporto era scaduto. |