Quella sera che Kubrick

È stato lui a darmi l'idea. Una sera, stavamo lavorando a Stranamore, qualcuno ha portato a casa sua un film porno. Lo facemmo partire. Ben presto, Stanley si alzò e lasciò la stanza. Noi continuammo a guardare ancora un po', poi lo bloccammo. 
Più tardi Kubrick disse «Sarebbe bello se si potesse girarne uno con tutti i mezzi normalmente a disposizione». Quando tornai negli usa, cominciai a scrivere un romanzo su questo spunto, e di tanto in tanto gliene mandavo dei brani. 
Conservo ancora un suo telegramma che dice "La tua descrizione del pompino nella scena con l'attrice stile Jeanne Moreau, Arabella, è la più bella di sempre".

Da un'intervista a Terry Southern

 

"Lo scrittore più divertente della nostra generazione"

Gore Vidal

 

"Una parodia (forse un po' porno) del cinema americano"

William Burroughs

Sesso con impegno
di Dante Matelli

Una volta Terry Southern, scrittore americano, morto sette anni fa, tenne una lezione al Dipartimento di cinema della New York University, allora il migliore in America. Tema: il rapporto tra sceneggiatura e scrittura "alta". I grandi scrittori sono stati, generalmente, mediocri sceneggiatori (Moravia, Chandler, Scott Fitzgerald, William Faulkner; e Gore Vidal è un po' sopravvalutato), qualcuno notò. Come mai?
Southern capì l'antifona. Lui era un immenso sceneggiatore e anche un romanziere; ergo uomo di scarse qualità letterarie. «Ricordate il Titanic?», rispose divertito, «secondo tutti i crismi non doveva affondare e invece andò giù. La buona scrittura, come la vita, odia le sicurezze e la compiacenza. Deve sorprendere. Rovesciare le aspettative. Leggete Céline e Kafka o Lovecraft». Fu un'ottima difesa.
Southern era un cinquantenne di successo e un pezzo raro. Era stato invitato in quanto autore di "Blue movie", un romanzo porno sul cinema, uno studio su tutte le implicazioni sessuali che concorrono a produrre un film prima, durante e dopo i giri di manovella. Lui sapeva. Aveva già sceneggiato "Il dottor Stranamore", "Easy rider", "Barbarella", " Il caro estinto" (uno dei film più cattivi e sottostimati della storia del cinema), avrebbe lavorato a "Saturday Night Live". Al Westend bar della Columbia University le ragazze leggevano la sua collezione di racconti "Red dirt marijuana"(in italiano: "Marijuana, panni sporchi e altre tentazioni"), piccolo libro di culto insieme ai racconti di Paul Bowles e di John Cheever.
"Red dirt" era il manifesto del movimento libertario americano. Altro che i girotondi e Nanni Moretti e Woody Allen. Era amico dei Rolling Stones, dei Beatles (appare sulla copertina di "Sergeant Pepper's"), di Mordechai Richler (con l'autore della "Versione di Barney" fecero un po' di fame insieme in Europa), scoprì William Burroughs (portò il manoscritto de "Il pasto nudo" a Maurice Girodias, padrone dell'Olympia press). La notte, quando non scriveva, passava le ore al Max's Kansas City di Union Square, alla 14ma strada.
Dava la caccia alle modelle di Andy Warhol, che lo lasciava fare perché, secondo Terry, Warhol era "supergay". Ovviamente Terry Southern a vent'anni aveva fatto la guerra in fanteria (un "grunt", come Arthur Penn), era stato a Parigi (dove aveva scritto "Candy", parodia scollacciata del "Candide" di Voltaire), conosceva tutti gli artisti hip, cult e underground, beveva, si drogava e affittava casa a Fire Island, pur non essendo omosessuale.
"Blue movie", che Marcos y Marcos sta pubblicando in italiano, era (ed è) dunque, l'opera più completa (ed elaborata) di questo protagonista (vero) della (vera) controcultura americana. Piaceva moltissimo a Ringo Starr che ebbe un'opzione sulla storia e voleva farla girare a Mike Nichols, starring Julie Andrews, sua moglie. Si prevedeva un budget da "Via col vento" del porno. L'idea piaceva a troppi e quindi non se ne fece niente. La storia, attualissima, parte banale. Un regista trentenne, ricco, famoso, soprattutto "autore" nell'accezione europea (ha vinto mazzi di Oscar e tutti i Palmarès di Cannes e tutti i Leoni di Venezia), non volendo ripetersi, decide che il genere porno è il mezzo più adatto e diretto per lavorare sul grado zero dell'espressione cinematografica. Insomma, che solo chiamando le cose col loro nome e mostrandole direttamente in azione, senza finzioni o sotterfugi o ipocrisie si può rinfrescare il medium. Facciamo conto il marchese de Sade che incontra Giovanni Calvino.
La sfida posta dal romanzo è doppia. Southern deve convincere i personaggi della storia che il porno è vita (artistica), e quindi farli muovere e recitare, ma anche i lettori del romanzo debbono esser rassicurati che le parole "cazzo", "figa" (nella traduzione preferita al più normale "fica"), "culo" e "pompino", strausate e mostrate nella gloria delle loro funzioni, non hanno altro scopo se non quello di mandare avanti una storia "seria" con materiale "autentico". Porno, certo. Ma il porno è arte. A volte il dubbio viene, ma la storia è bella e avvincente
Dunque, Boris Adrian, così si chiama il regista protagonista, va in Liechtenstein a girare alcune storie "dal vero" con protagonisti "di nome" sui temi canonici del porno: l'incesto, l'amore tra uomini, tra donne, davanti, di dietro, con tutte le variazioni possibili. Il Liechtenstein, paese bacchettone, accetta di finanziare il film sperando che venga proibito in tutti i paesi circostanti (Svizzera, Germania, Austria), i ricchi verranno nel Granducato e risolleveranno l'industria turistica. L'interprete principale è la bellissima e intellettualissima bionda attrice francese, che legge Sartre e Genet; accetta la parte perché è lesbica ed essendo il film "dal vero" potrà infilare la testa tra le gambe di un'attrice americana che le piace. E questa, dotata di scarsa dizione ma di uno dei più bei derrière degli Usa è stufa di esser considerata (e usata dal produttore) solo come un pezzo di carne. Si fida di Boris, l'unico regista americano all'altezza di Fellini e Bergman e accetta aspettandosi, come premio, i "Cahiers du Cinéma", Cannes e la Croisette. La poveretta (che però non tiene le sue grazie in bacheca) non sa che dovrà esser oggetto delle attenzioni di un paio di stalloni di pelle nera. Li subirà poco malvolentieri, fingendo uno svenimento mentre loro armeggiano sul suo corpo da favola.
Per i pedofili c'è un'attrice porno di otto anni (ma forse ne ha 12 perché è pronta a tutto), per gli anti-cattolici, una suora con la gamba di legno che accetta di andare a letto con un prete. Questi, per spogliarla, la smonta pezzo per pezzo finché non si accorge che la suora è finta, che non esiste e lui rimane solo con la sua voglia di peccare. Un mandingo nero di due metri ha una erezione solo con maschi bianchi, un produttore solo con le donne appena morte, fratello e sorella fanno l'amore in allegria perché da bambini giocavano al dottore e per anni non hanno aspettato che l'occasione per provare la cosa vera; piace molto a entrambi. E questa è la storia più casta e pulita del libro. Che termina in pieno stile Southern: una farsa "nera", un turbillon immorale protagonisti il Vaticano e un gangster italo-americano, col sapore dei finali di "Strangelove" e del "Caro estinto".

 

Marco Denti
BooksHighway
maggio 2010
L'idea di Blue Movie è nata da una frase di Stanley Kubrick. Più o meno nel periodo in cui stava lavorando al Dottor Stranamore (un film visionario e profetico) qualcuno gli portò da vedere un film porno che lui guardò per pochi minuti, e poi se ne andò, dicendo a Terry Southern: "Potrebbe essere grande se qualcuno facesse un film come quello però con le risorse degli studios". Stava parlando con la persona giusta: oltre ad essere lo sceneggiatore del Dottor Stranamore, Terry Southern ha lavorato a Casino Royale, Barbarella, Easy Ryder e Arancia Meccanica. E non è tutto qui, perché la sua biografia è a sua volta un altro romanzo. E' un narratore che ha vissuto in prima persona tutta l'epoca brillante e psichedelica degli anni Sessanta: è una delle facce della copertina di Sgt. Pepper, ha letto poesie con Allen Ginsberg e giocato a poker con Mordecai Richler, ha inciso dischi e, insomma, si è divertito. Come ci siamo divertiti noi a leggere Blue Movie. Boris Adrian, Sid Krassman e tutta la troupe di Blue Movie potrebbero essere special guest nella Banda di idioti di John Kennedy Toole o nella Confraternita del Chianti di John Fante, anche se loro con la fantasia (e con gli additivi chimici) si spingolo molto più in là. E' una compagnia bislacca di talenti: Boris Adrian è un famoso regista e Sid Krassman è il produttore cinematografico che tutti vorrebbero avere. Insieme, decidono che è giunta l'ora di realizzare un porno di qualità, con una "durata normale, bei colori, belle luci, una trama vera e propria". L'ispirazione viene da un disco della Plastic Ono Band in sottofondo (guarda un po' che effetti), ma il vero motivo è che "a qualsiasi essere umano di sesso maschile, in America, piace l'idea di essere il lupo cattivo che si scopa Cappuccetto Rosso, ecco perché". E' chiaro che gli sviluppi non sono poi tanto prevedibili: "fare un film è un processo frammentato e tedioso", dicono loro, e bisogna capirli. Le attrici fanno i capricci, i produttori si preoccupano del business (as usual), il progetto langue, le polemiche montano, l'alcool scorre a fiumi, il sesso è all'ordine del giorno sul set e ovunque. Sempre esilarante, con un finale metà amaro e metà dissacrante, Blue Movie si legge sorridendo, ma è anche una fedele ricostruzione del mondo vacuo ed effimero di Hollywood. Con una coda (reale) molto eloquente, che è un'altra storia nella storia. Blue Movie sarebbe dovuto diventare a sua volta un film, in questo gioco di specchi di un set che si trasforma in un romanzo che ritorna un film. Era tutto pronto, compresi quattordici milioni di dollari di budget (una cifra, per l'epoca) e Julie Andrews convinta (per amore, arte e una caterva di soldi) ad interpretare la parte, con sesso reale, della protagonista (Angela Sterling). Però Ringo Starr aveva un'opzione sul libro, i suoi avvocati intervennero perché volevano essere parte della produzione e, per farla breve, tutto finì nel nulla. Come nel romanzo, guarda un po'.

 

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