GIORGIO CAPONETTI
Quando l'automobile
uccise la cavalleria
Sono giovani, ci credono. Vogliono cambiare il mondo.
Federigo Caprilli è il cavaliere volante.
Bello, imprudente, sensuale: fa girare la testa alle principesse. Con il sorriso sulle labbra cavalca leggero, libera la potenza del cavallo, lo guida con una carezza sul collo. E salta più in alto di chiunque altro prima.
Emanuele Cacherano di Bricherasio è il conte rosso: ama il bello nell'arte, nella musica, nei motori.
Sogna un progresso tecnologico che sfami il popolo, un'industria alleata delle classi lavoratrici. Finanzia una piccola fabbrica di automobili, ne sogna una più grande. E i suoi sogni sembrano realizzarsi l'11 luglio 1899, quando insieme ad altre menti e capitali fonda la Fiat nel suo palazzo torinese.
Caprilli e Bricherasio sono amici per la pelle.
Si confidano progetti e segreti.
Come quando Caprilli diventa maestro e campione internazionale, ma tardano ad arrivare i riconoscimenti che merita.
Come quando Giovanni Agnelli assume il predominio in Fiat e Bricherasio si sente messo da parte, nutre strani timori.
Poi Bricherasio muore all'improvviso, in circostanze oscure, mentre è ospite del duca di Genova nel castello di Agliè.
Ha solo trentacinque anni.
La sorella Sofia, disperata, si appoggia all'amico Caprilli, gli affida le carte del fratello.
E tre anni dopo anche Caprilli muore all'improvviso, cadendo da cavallo per le vie di Torino, una sera d'inverno all'imbrunire.
Ha solo trentanove anni.
Erano giovani, guardavano lontano: Federigo Caprilli, il cavaliere volante; Emanuele di Bricherasio, il conte rosso.
Il mistero delle loro morti non è mai stato svelato.
Nato a Torino nel 1945, Giorgio Caponetti esordisce in pubblicità. Firma campagne importanti, cura sceneggiatura e regia di molti spot. Ma il richiamo della natura è irresistibile: il primo passo è trasferirsi in campagna, nel Monferrato. Il secondo passo è lasciare del tutto la pubblicità per dedicarsi a tempo pieno alle passioni della vita: i cavalli, la musica e la comunicazione in tutte le sue forme. Lo farà in un modo tutto suo, divertendosi a combinarle, potenziandole a vicenda. Come 'cavaliere di campagna', studia e percorre itinerari in tutta Italia; come 'voce del cavallo italiano', realizza il video del Manuale di equitazione FISE, organizza e conduce spettacoli equestri di ogni sorta.
A coronamento di un sogno, Giorgio Caponetti vive ora con la famiglia in un vero paradiso terrestre: una verdissima tenuta a Tuscania, con tanto di azienda agricola, allevamento di cavalli e necropoli etrusca.
Quando l'automobile uccise la cavalleria è il suo primo romanzo.






