GIORGIO CAPONETTI
Quando l'automobile
uccise la cavalleria
"C'erano una volta quattro cavalieri
Il primo cavaliere si chiamava Federigo Caprilli. Sarebbe diventato il più grande campione di equitazione di tutti i tempi.
Il secondo cavaliere
si chiamava Emanuele di Bricherasio. Avrebbe fondato la più importante casa automobilistica italiana.
Il terzo cavaliere si chiamava Giovanni Agnelli. Sarebbe diventato il più grande industriale e finanziere italiano.
Il quarto cavaliere era mio nonno".
«Sono le ore diciotto e cinquanta del 24 maggio 1902 quando il capitano Caprilli, salta due metri e otto centimetri. È la prima volta nella storia di tutti i tempi che un cavallo salta più di due metri.
Quel cavallo è Melope».
«Allora, chi ci sta?» dice Bricherasio. «Io… Goria Gatti… Biscaretti di Ruffia… Racca… Ceriana Mayneri… Scarfiotti… Ferrero di Ventimiglia… Va bene, mettiamoci al tavolo, così il maestro Delleani, che tutti già conoscete, può fare uno schizzo della nostra riunione. E poi dipingerà un grande quadro: questo è un momento storico!» Intorno al tavolo di Bricherasio, si firma il protocollo d’intesa per la costituzione della Società italiana per la costruzione e il commercio delle automobili Torino. Ognuno dei presenti si impegna a sottoscrivere centocinquanta azioni a testa. Fra tutti, quindi, meno di trecentomila lire su ottocentomila.
«E come sono andate le F.I.A.T.?» «Un trionfo: nove partite e nove arrivate. Con Agnelli sempre in testa (ma a guidare era un ragazzo giovanissimo, collaudatore della F.I.A.T., un certo Nazzaro). No, anzi, spesso in testa c’era Vincenzo Lancia. Be’, insomma, meglio di così… Non fosse stato per i problemi di benzina, che non si trovava mai… Ma abbiamo superato anche quello. Mai divertito tanto».
«Tenente Caprilli a rapporto» dice Caprilli con un attenti perfetto. «Ah, Caprilli. Volevo giusto vederti in faccia». «Sissignore». «Tu sei quello che ha vinto tutte le categorie del concorso ippico la settimana scorsa a Carrega». «Sissignore». «E parteciperai al concorso ippico a Colorno». «Sissignore». «Esigo che tu dedichi la prossima vittoria al nostro reggimento».
«La bicicletta è una vera rivoluzione sociale, al punto di dare fastidio a qualcuno. I preti condannano l’uso della bicicletta da parte delle donne, che “perdono la compostezza femminile”, e da parte dei giovani, che disertano gli oratori e le funzioni religiose, soprattutto la domenica mattina, per andare a fare “un giro in bici” magari fino alle Basse di Stura o addirittura fino al lago di Avigliana. I tabaccai si lamentano: dicono che c’è un calo nelle vendite dei sigari perché chi va in bicicletta non fuma. Anche i librai sostengono che per colpa del velocipede si legge di meno e si comprano meno libri. Perfino gli orologiai hanno da recriminare, convinti che ormai il regalo più gradito dai ragazzi non sia più l’orologio ma la bicicletta. Ed è vero».
«Galoppa con un bel galoppo rotondo e cadenzato, arriva all’ostacolo, distende l’incollatura per bilanciarsi, solleva gli anteriori spingendo con i posteriori, e tutto il suo corpo diventa un arco perfetto che parte dalla punta del naso e arriva all’attaccatura della coda mentre disegna una parabola armoniosa ben al di sopra dell’ostacolo. È così facile: basta lasciarlo fare senza dargli noia».
«Ho visto nascere l’automobile. E ho visto morire la Cavalleria… pensa tu. Ho visto tutto, e tutto ho vissuto in prima persona, posso dire. «Mah: le cose vanno come devono andare…
Siamo solo ingranaggi di un grande motore che qualcuno pilota…»





Nato a Torino nel 1945, Giorgio Caponetti esordisce in pubblicità. Come 'cavaliere di campagna', studia e percorre itinerari in tutta Italia; come 'voce del cavallo italiano', realizza il video del Manuale di equitazione FISE, organizza e conduce spettacoli equestri di ogni sorta.
Quando l'automobile uccise la cavalleria è il suo primo romanzo.











