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CHARLES WILLEFORD Recensioni
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| Corriere
della Sera settembre 2007 |
D
- La Repubblica febbraio 2007 |
XL - La Repubblica febbraio 2007 |
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Sandro
Modeo Corriere della Sera settembre 2007 Un viaggio allucinante tra le luci di Miami dove muore la speranza Scritto alla metà degli anni Settanta ma
pubblicato in volume solo nel ‘93, cinque anni dopo la morte
dell’autore, Playboy a Miami è una delle narrazioni in cui
Charles Willeford rivela in pieno la sua maturità letteraria. |
cubista.
E c’è – ossessivo – il motivo della violenza sociale contigua a
quella militare, col reduce Willeford che vede nei reduci di ogni guerra
degli uomini-bomba pronti a far esplodere in qualunque momento
un’aggressività in stand-by: non a caso, tre dei “quattro
moschettieri” in questione – anche se mai operativi al fronte – sono
ex-militari, e non a caso in tutto il libro si spara per impulsi “pavloviani”.
Qui sta lo snodo decisivo. Perché se Willeford si mostra, al solito,
antropologo feroce e irresistibile (che colpisce l’ottuso machismo
misogino come l’astuta troiaggine femminile, per tacere delle invettive
sui medici o gli avvocati), nella sua “visione” la morte è
depotenziata a incidente-accidente tra altri di pari grado, come se – in
una società alienata e denarocentrica – tra un vivo e un cadavere il
discrimine fosse solo un’inessenziale variazione biochimica. É qui, cioè,
che Willeford riesce a innestare sul nonsense comune ai suoi maestri (da
Kafka a Beckett) quell’inconfondibile meccanicismo surreale “di
genere” saccheggiato dai suoi allievi (Tarantino in testa). Con una
differenza radicale: negli emuli tutto questo vira in nichilismo
virtuosistico, mentre in lui (che si immedesima con la sofferenza opaca
dei suoi personaggi) ogni gesto e ogni luce sono sempre imbevuti da una
disperazione che vorrebbe – anche se non lo potrà mai – trasformarsi
in speranza.
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Lara
Crinò D - La Repubblica febbraio 2007 In una città lussureggiante e cafona, amorale e distratta perfino nel crimine, quattro quarantenni benestanti, che abitano nello stesso condominio per single e si ritrovano a bere drink a bordo piscina, sono coinvolti quasi per caso in omicidi e minacce di morte. È Playboy a Miami, uno dei romanzi che Charles Willeford non riuscì a pubblicare in vita (è scomparso nel 1988) e che ora dimostra tutto il suo talento noir. Motore narrativo, come nella saga del detective Moseley che diede a Willeford la celebrità (Miami Blues, Tempi duri per i morti, Tiro mancino,
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Come
si muore oggi) è quella Miami in cui lo scrittore, nato in
Arkansas e figlio della Grande depressione, era approdato dopo
essere stato vagabondo e militare di carriera. In Playboy a
Miami Moseley lascia il posto a eccentrici personaggi uniti
dalla propensione alle camicie sgargianti , all'alcol e
all'abbordaggio delle hostess. Dialoghi brillanti, molti barbecue e
un primo assurdo omicidio danno il via all'intreccio. Poi la
scrittura fa zoom, come in un buon film d'azione, su un solo
protagonista. Tocca al belloccio Hank, informatore
farmaceutico a tempo perso e seduttore a tempo pieno,
convincere il misterioso Mr. Wright, che l'insegue per ucciderlo, che
non è lui l'amante dell'intrigante Jannaire. |
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Marco
Philopat Il
sergente Hoke, un tipo da Pulp Fiction Anacleto, un mio vecchio amico anarchico, oltre a essere un forte bevitore, amava il cibo molto saporito e rifiutava l’insalata perché non gli «diceva niente»…Anch’io sono abituato a leggere narrativa saporita e a gustare un romanzo condito dal concentrato dell’esperienza. Il “genere” noir, che tanto va di moda, ha per me lo stesso significato che l’insalata aveva per Anacleto. Inoltre non sopporto la presenza di poliziotti sbirri, di cani da guardia e fiancheggiatori vari nelle storie che leggo. Certamente ci sono delle eccezioni. Il losangelino Charles Willeford, vagabondo da ragazzino poi per vent’anni militare nell’esercito aveva un problema. Come riconciliare due fasi esistenziale così distanti? A 36 anni, negli anni 50, decise di mettersi a scrivere per colmare il baratro rendendosi presto
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conto che «una
buona metà degli uomini che circolano nell’esercito americano sono
psicopatici». Dopo due decenni e due libri a carattere autobiografico che
passano inosservati, Charles, all’alba dei sessant’anni, s’inventa
il personaggio di Hoke Moseley, sergente della Omicidi, ed è la svolta.
Da quel momento, per quel poco tempo che gli resta, morirà nel 1988, i
suoi libri escono a ripetizione. In Italia la coraggiosa e storica casa
editrice indipendente Marcos y Marcos ne ha pubblicati quattro e ora
arriva il quinto: Playboy a Miami. Le strampalate e taglienti vicende di quattro vitelloni trentenni, tipici yuppie in carriera con le tasche piene di carte di credito e l’imbecillità in pericolosa espansione che si dimenano tra ragazzine suicide, mogli soffocanti, killer implacabili e fughe a Chicago. A leggerlo sembra proprio di essere davanti a un film di Quentin Tarantino che infatti ha dedicato Pulp Fiction a Willeford. La stessa implacabile leggerezza nel mostrare violenza, gli stessi assurdi profili dei protagonisti e soprattutto l’incalzante e vorticoso montaggio del plot in sovrapposizione continua. Playboy a Miami è una strana insalata noir che sarebbe piaciuta persino a un tipo come Anacleto. |
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Una serata fra amici, a Miami, in un
condominio di lusso riservato a soli single. Si chiacchiera, si gioca a
carte, si buttano lì domande e provocazioni un po’ assurde, come capita
fra single un po’ troppo machi. Salta fuori la domanda su quale sia il
luogo dove sarebbe più difficile rimorchiare, a Miami, e una volta
risposto che “certamente si tratta di un cinema drive in”, ecco che,Hank,
il più gallo del gruppo lancia una sfida. “Credetemi, in meno di
un’ora una donna la becco. Scommettiamo?” |
Il fatto è che il gallo, nella sfida ci si butta sul serio. Il fatto è che la ragazzina che rimorchia, gli muore fra le braccia di overdose. E la reazione del “branco” non porta a nulla di buono. Il magnaccia un po’ improvvisato della ragazzina viene freddato senza tanto pensarci su. Mentre lo stesso Hank, a pochissima distanza dall’agghiacciante episodio, si trova nella parte della vittima, inseguito e minacciato di morte dal galoppino di una donna di cui si è innamorato. Ma è solo l’inizio di una serie di pasticci in cui questa banda di giovani “squali per bene” si trova progressivamente invischiata. Ciascuno dei quattro sul filo fra il desiderio di qualcosa di positivo, se non addirittura di amore, e l’abisso in cui finirà drammaticamente per cadere. |