FULVIO ERVAS
Pinguini arrosto


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Fahrenheit

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la Repubblica delle Donne 
settembre 2008

 

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"Furbo chi legge"
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Grazia
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Empoli
giugno 2009
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marzo 2009

L'Indice
maggio 2009

 

Stefania Vitulli
Il Foglio
dicembre 2008

Esiste, o meraviglia, un giallo non siciliano dove le zitelle si chiamano ancora zitelle. Dove il rugby si trevigianizza – e poeticizza – in “baeon piroeon”. Dove i professori hanno l’encomiabile, perduto coraggio di minacciare gli studenti al motto di “Lei non sa niente della Critica della ragion pura”. Lei non combinerà mai niente di buono nella vita”, dimostrando così loro l’incompatibilità tra lo stato di studente e quello di filosofo. Per fortuna codesto giallo è un seguito. Qualcuno ne avrà già presentito gli umori deliziosi di domenica, arrostino e polenta, nella prima prova che vedeva protagonista l’ispettore Stucky, titolato “Commesse di Treviso”. Umori che inneggiano all’antan provinciale attraverso personaggi come l’oste Secondo, che si ostina ad allineare sul tavolo bicchieri di buon vino, infischiandosene se la clientela accetta di contraggenio e vorrebbe, invece, una bella sfilata di spritz. Ma lo spritz per Secondo è un pasticcio, di vino e coloranti, che serve soltanto per poi vendicarsene con l’applicazione di un prezzo smodato.

Per l’ispettore Stucky, invece, lo spritz è un simpatico intruglio, un modo in più per classificare l’umanità, che si divide tra chi apprezza la fetta di limone e chi l’arancia, tra chi “raschia come un rapace il vetro del bicchiere” per afferrare l’agrume e chi estende l’indice timido. Nel primo episodio eravamo a Natale e i giorni di dicembre scandivano i capitoli dell’indagine. Qui siamo a Pasqua e aprile vede i trevigiani addolcirsi sotto la lente indagatrice del detective Stucky in corse primaverili sulle alzaie, attesa dello spuntar del mais nei campi neri di seminativi e apparizioni alla veglia pasquale al Tempio di Possagno, capolavoro canoviano all’ombra del Monte Palon.

 

Peccato che le alzaie, percorse all’alba da “giovanissime donne e femmine misteriose come agenti segreti di una multinazionale di cosmetici”, siano però funestate da un molestatore che spinge i corridori per farli cadere a terra lunghi distesi. E peccato che le campagne della Marca oltre che dai seminativi siano annerite dal fumo dell’incendio di uno dei più grossi allevamenti di tacchini della zona. E peccato, soprattutto peccato, che alle sei del mattino quando ormai è Pasqua inoltrata e la veglia a Possagno è ormai terminata da un pezzo, l’anziano don Primo, che sì è vero ama fermarsi ancora qualche minuto dopo che son terminate le funzioni serali, sia ancora lì.

Si è fermato per sempre stavolta, il sacerdote cui mancava un mese alla pensione. Il corpo esile riverso sul sagrato. L’abito scuro nuovo, le mani ben curate e una scarpa senza un tacco. Una mattina di Pasqua non ferma la folla dei curiosi: Stucky li guarda alzare il collo come tacchini per vedere il morto e lo stomaco, vulnerabilissimo, reagisce. Tra tutti i morti che possono capitare i presti sono quelli che lo imbarazzano di più: perché i bambini li ammazzano le madri, le mogli i mariti, le donne gli imbecilli, ma i presti?

“Pinguini arrosto” ha un ordito giallissimo e fascinoso, che pare concepito tutto intero in un pomeriggio interminabile a sbucciar piselli nell’orto. I personaggi, dai condomini pettegoli ai killer spietati, dalle badanti rumene, cui la filosofia pare si addica ben più che agli studenti, alle madnicure a domicilio depositarie dei segreti di interi paesi, dai cappellani motociclisti che paiono Robert Redford, all’agente Landrulli che non riesce a far lievitare il miracoloso impasto di Padre Pio sembrano statuine intagliate da bruciare nel caminetto o salvare all’ultima pagina. E su tutto impera un pudico elogio della Provvidenza come non se ne leggeva da quei bei tempi là, “perché a Dio piace il gioco, l’azzardo. Ha fatto un mondo complicato e l’ha affidato al peggior mammifero del creato”.

 

Anna Folli
Grazia
dicembre 2008

Stucky, detective da ridere

Si può scrivere un thriller che sia irresistibilmente divertente? C'è riuscito Fulvio Ervas con la nuova inchiesta di Stucky, l'ispettore amante del darwinismo e del prosecco bevuto nelle osterie di Treviso. Questa volta la vittima è Don Primo, un vecchio prete che, curando i corpi, cerca di arrivare alle anime dei suoi parrocchiani. Per risolvere il caso, Stucky dovrà indagare nei bar e nelle canoniche, tra preti motociclisti, belle badanti, pazzi, saggi e vecchi profeti.

Giammarco Raponi
booksblog.it
ottobre 2008

Pinguni arrosto, l’ultimo libro di Fulvio Ervas edito da Marcos y Marcos, è innestato su un fatto realmente accaduto: l’incendio della De Longhi a Treviso di un paio d’anni fa.
Un fatto grave e ancora più urticante in tempi in cui anche l’accordo di Kyoto viene messo in discussione. Ma in ogni caso non è l’unico enigma che occupa la troppo movimentata vita lavorativa dell’Ispettore Stucky.
Un personaggio un po’ anomalo nel generoso panorama giallistico attuale. L’ispettore Stucky è irriverente e sarcastico, di origini persiane, certo, ma trevigiano fino al midollo, innamorato del paesaggio e del Sile, e della cucina tradizionale delle osterie, come quella di Secondo che sente nell’incendio l’odore 

di pinguini arrosto. Tutte cose messe in serio pericolo da quello che fino ad ora era stato considerato progresso.
Il giallo si apre con uno sterminio di tacchini, a cui segue un molestatore che si diverte a spintonare i corridori lungo il Sile, il ritrovamento del corpo senza vita di un prete sulla scalinata del tempio di Possagno e, infine, l’esplosione della fabbrica. 
Adesso sta all’ispettore Stucky rimettere insieme i pezzi di una storia che può benissimo definirsi commedia poliziesca per tutta l’ironia e la leggerezza con cui viene raccontata la storia. Una storia che più va avanti più si complicata, più diventa intricata e più si fa intrigante, una storia che finisce col coinvolgere tutti e a non risparmiare nessuno: le istituzioni religiose, i semplici paesani come pure i più spietati speculatori, fino alle multinazionali dell’acqua. 

Giammarco Raponi 
WUZ.it
ottobre 2008

«Ma che razza di odore, caro Secondo». «Eh, sì. Terribile». «Non riesco a decifrarlo». «Strano, in effetti. Potrebbe essere…» «Dica, Secondo, lei che è un ottimo naso». «Pinguini arrosto. Sa di pinguini arrosto».
Pinguni arrosto, l’ultimo libro di Fulvio Ervas edito da Marcos y Marcos, è innestato su un fatto realmente accaduto: l’incendio della De Longhi a Treviso di un paio d’anni fa.
Un fatto grave e ancora più urticante in tempi in cui anche l’accordo di Kyoto viene messo in discussione. Ma in ogni caso non è l’unico enigma che occupa la troppo movimentata vita lavorativa dell’Ispettore Stucky.
Un personaggio un po’ anomalo nel generoso panorama giallistico attuale. L’ispettore Stucky è irriverente e sarcastico, di origini 

 

persiane, certo, ma trevigiano fino al midollo, innamorato del paesaggio e del Sile, e della cucina tradizionale delle osterie, come quella di Secondo che sente nell’incendio l’odore di pinguini arrosto. Tutte cose messe in serio pericolo da quello che fino ad ora era stato considerato progresso.
Il giallo si apre con uno sterminio di tacchini, a cui segue un molestatore che si diverte a spintonare i corridori lungo il Sile, il ritrovamento del corpo senza vita di un prete sulla scalinata del tempio di Possagno e, infine, l’esplosione della fabbrica. 
Adesso sta all’ispettore Stucky rimettere insieme i pezzi di una storia che può benissimo definirsi commedia poliziesca per tutta l’ironia e la leggerezza con cui viene raccontata la storia. Una storia che più va avanti più si complica, più diventa intricata e più si fa intrigante, una storia che finisce col coinvolgere tutti e a non risparmiare nessuno: le istituzioni religiose, i semplici paesani come pure i più spietati speculatori, fino alle multinazionali dell’acqua

Antonio Frigo
La tribuna di Treviso

settembre 2008

Nuovo romanzo dell’autore trevigiano: un delitto con tante allusioni all’attualità cittadina

 

Ervas, il giallo dei pinguini arrosto

 

Torna in scena il commissario Stucky diCommesse

 

A volte ritornano. E sempre in chiave trevigiana. A ritornare è la figura del commissario Stucky, che i lettori cittadini avevano già visto protagonista del giallo a quattro mani «Commesse di Treviso», scritto da Fulvio Ervas e dalla sorella Luisa. Stucky è protagonista del nuovo libro edito da Marcos y Marcos, intitolato «Pinguini arrosto». Stavolta le mani sono due e la penna una soltanto: quella di Fulvio Ervas, cinquantatreenne laureato in Scienze agrarie «con un’inquietante tesi sulla vacca Burlina», nato a Musile ma che abita nella Marca con moglie, figlia e un «numero imprecisato di animali domestici».

Così la sorella Luisa, Ervas aveva già pubblicato anche «La lotteria» (premio Calvino 2001) e l’incredibile, gotico e ironico noir «Succulente», ambientato in Portogallo.

Stavolta lo scrittore se la gioca con la stessa, identica, sapida penna che aveva tratteggiato la figura del riciclatore di rifiuti in «Commesse». Al centro dell’indagine del commissario trevigiano, c’è la morte di un prete ritrovato cadavere sulle scale del Tempio di Possagno.

Attorno, tacchini vittime di un incendio doloso a un allevamento, un «fustacchione» che molesta i ciclisti sulle alzaie del Sile, un «cappellano dagli occhi fin troppo blu» che si erge (i richiami ai fatti di cronaca degli ultimi anni nella Marca sono puntualissimi e facilmente leggibili nonostante i camuffamenti) a difesa delle sorgenti del paese, contro le multinazionali dell’acqua minerale.

In questo mix d’incenso e polvere da sparo, c’è spazio pure per una suora che, gettato il velo alle ortiche, trova anche il modo di gettare sé stessa nella tromba delle scale. Indagini che partendo dalla canonica transitano per i bar (con prosecco, of course), approdando a un casolare in rovina abitato da un «pazzo, un saggio o un profeta» (torna qui qualche accento di «Succulente»).

Il commissario Stucky ascolta, annota, interroga. Perfino la pittoresca deposizione della badante rumena Maria, in fuga dal «perfido Spiridon».

Nel frattempo, l’attenzione di Treviso è attratta da una sciagura di più vaste proporzioni: l’incendio di una grande fabbrica (ma di mangimi, non di pinguini) da cui si leva una altissima e nerissima colonna di fumo.

Naturalmente Fulvio Ervas, che matura bene con il passar dei libri, condisce tutto con «tipi», atmosfere, fiumi, annotazioni (non pedanti) su scippi di territorio e minacce all’equilibrio naturale della bella Marca, raccontata con amore e, a tratti, con l’incanto più totale. Certo, sarebbe stato bello da leggere al mare o in montagna. Ma- se a qualcuno dovesse sfuggire- i libri si possono leggere sempre, non solo in vacanza.

 

 

Valerio Calzolaio
Wuz.it 
ottobre 2008


Pinguini arrosto di Fulvio Ervas
“La madre superiora non era d'accordo, magari lo sapeva, ma non era d'accordo, era una piccola finzione, una bugia a fin di bene, perché suor Giulia, lo so per certo, si voleva bene, non era vanità, stava bene con se stessa, lo si capiva dai capelli, i capelli ti dicono subito se una persona sta bene con se stessa, non mentono, lei così così a prima vista, se mi fa vedere un bulbo potrei essere ancora più precisa, comunque brava persona, brava suora, brava donna, sincera, seria e sempre contenta, altro che la superiora, sempre con le sopracciglia strette come la bocca...″
Treviso e il Sile. Aprile 2007. L’ispettore Stucky esclama, intercala, ripete sempre “Antimama”, lui darwinista che ancora si interroga sulle origini del 

 

mondo. Aveva fatto rugby al liceo, si era quasi laureato in chimica, poi a Venezia ad inizio carriera si trovò inzuppato di politica e sovversivi, ora vive in vicolo Dotti, ha la fidanzata in pausa di riflessione e segue almeno tre casi, solo parzialmente e solo alla fine intrecciati: incendi di discutibili fabbriche d’allevamento (ispirazione veritiera), spinte improvvise di un malandrino a chi corre per footing sulle alzaie, il suicidio di una suora e la morte del vecchio prete don Primo forse non accidentale.
Parla con tutti, si limita all’essenziale, ripercorre piste altrui; ne viene a capo. Primo romanzo solista (dopo due con la sorella Luisa, uno già con l’ispettore) per il simpatico insegnante cinquantatreenne (a Mestre) naturalista della marca trevigiana Fulvio Ervas, in terza sempre sul protagonista, con una quindicina di incursioni in prima e in corsivo sulla badante rumena Ma’ria Floreanu, incipit zoppicante (pur grazioso e curioso), dialoghi allusivi (fin troppo), incidere talora inconcludente (in ottima prosa).
Segnalo che il bel Don Francesco organizza le lotte contro la privatizzazione dell’acqua con prelievi ad ab-uso minerale. Poca musica, buoni vegetali e vini nelle osterie della zona.
Ermanno Paccagnini
Corriere della Sera
ottobre 2008

Tra parroci e pinguini strane indagini di Stucky

Curiosi gli incroci nella famiglia Ervas. Del 2005 è La lotteria di Luisa Carnielli Ervas, già vincitore del Calvino 1998 ex aequo con La gallina volante della Mastrocola. Tra 2006 e 2007 ecco Commesse di Treviso e Succulente, firmati da Luisa col fratello Fulvio. Al quale solo toccano ora questi godibili Pinguini arrosto che dalle Commesse riprendono come protagonista l' italo-persiano ispettore Stucky. La continuità sta poi in una trama investigativa dalle modalità anomale e per nulla americanizzate, che, lasciato l' Arcipelago del Mare del Nord della Lotteria e la Lisbona delle Succulente, si ricollega alle Commesse, e però lasciando una Treviso natalizia per 

 

trasferirsi, in quel di Pasqua, in provincia, con tutti gli umori, sapori, dissapori, follia e pizzico d' humor nero propri della tradizione veneta (con, tra Parise e Piovene, un don Francesco prete bello e una ex suor Giulia), dove a Stucky tocca interrogarsi sulla strana morte del pensionando parroco don Primo, ma pure inseguire un energumeno che abbatte tranquilli podisti e indagare sull' incendio doloso d' una fabbrica di mangimi a base di pinguini, imbattendosi in tante figure umane, con le più strambe tra le più riuscite. Un racconto che, come in passato, alterna capitoli in tondo (protagonista Stucky) e corsivo (la deposizione della badante rumena Ma' ria) e trova le soluzioni più felici proprio nei movimenti dell' investigatore e nel giocoso pastiche linguistico della donna. In uno scorrere lieve e dal sorriso ironico che dice d' un autore che s' è palesemente divertito. 
Silvia Santirosi
Il Mattino

ottobre 2008

PINGUINI ARROSTO» DI FULVIO ERVAS, GIALLO SULLA PROVINCIA ITALIANA

L’ispettore Stucky, un incendio di Treviso e il prezzo del progresso

La piccola cooperativa di scrittura dei fratelli Ervas si concede una pausa, almeno per il momento. E Fulvio Ervas muove i primi passi da solo con questo nuovo romanzo giallo, Pinguini arrosto (Marcos y Marcos, pagg. 304, euro 15), cimentandosi con il seguito di Commesse di Treviso (Marcos y Marcos, 2006). Ritroviamo dunque l’ispettore Stucky, stavolta alle prese con l’omicidio di un anziano prete, pastore di anime ma altrettanto attento alla cura del «contenitore-corpo». E invariate sono anche l’ambientazione trevigiana con i suoi problemi, la passione e l’attenzione per lo spettacolo umano e per i suoi nessi con il mondo animale, la vocazione a far riflettere senza appesantire. Il titolo allude 

 

all’incendio nella fabbrica dei condizionatori che sprigionò fumi velenosi due anni fa. Il riferimento a fatti realmente accaduti non è casuale, dunque. Un certo arbitrio contraddistingue invece le indagini: Stucky sbatte contro gli indizi più che cercarli. «Le cose accadono - scriveva Epicuro nella sua Lettera a Meneceo - o per necessità, o per arbitrio della fortuna, o per arbitrio nostro». Così è la vita e così racconta il romanzo, intrecciando al filo principale le vicende di un giovane prete appassionato di motori e battaglie sociali, di tre sorelle impiccione, di un ingegnere eremita e filosofo, di una manicure francese. Il tema del corpo rappresnta l’altro aspetto su cui la scrittura di Fulvio Ervas si concentra. Un corpo al quale non si è più abituati: il corpo malato dei vecchi, che inquieta perché rende esplicita la decadenza. Che parla attraverso il monologo di una badante rumena che di quel contatto è quasi la vestale: «Non bisogna avere paura di corpo. Corpo va toccato, anche corpo di vecchio. Non si può curare da lontano o con guanti, bisogna sfiorare mano e sentire respiro». Lontananza, che per scelta o comodità, si paga come prezzo del progresso, della ricchezza, dello sviluppo.
Antonella Fiori
la Repubblica delle Donne 

settembre 2008

PINGUINI A NORDEST

C’è un detective italiano che si muove in una città bellissima e profumata, acquatica come Venezia ma aggredita da stupri ambientali sempre diversi. 
È l’ispettore Stucky, che in Pinguini arrosto, titolo che allude all’incendio nel 2007 della fabbrica di famosi condizionatori d’aria, indaga a Treviso per conto del suo creatore, Fulvio Ervas. Dopo la denuncia ecologica sulle discariche di Commesse di Treviso, scritto con la sorella Luisa, nel nuovo romanzo Ervas/Stucky si imbatte nelle multinazionali delle acque minerali alla ricerca delle connessioni tra il delitto di un prete, il suicidio di una suora e i rapporti tra anziani e badanti, in bilico tra conflitti e impensate alleanze.
Il prete assassinato ha un’immagine molto carnale, a metà tra il curandero e un medico della bioenergetica.
«Sono sempre stato colpito e un po’ turbato dai preti. Così ho immaginato il suo delitto per poter indagare su quello che per me è un mistero: come fanno a parlarci di Dio. Ho scoperto che per farlo devono essere molto legati al corpo, alla natura, oltre che allo spirito».
È anche una specie di “grande fratello”, controllore e conoscitore capillare dei segreti della comunità...
« Sì, da una parte il prete assomiglia allo psicoanalista, ha una capacità incredibile di leggerti dentro, ma ha una visione molto più ampia delle relazioni tra le persone e può incrociare dati raccolti da fonti diversissime».
Perché una badante romena, come personaggio femminile a far da contraltare?
«Le badanti sono parte del nostro universo, anche loro hanno conoscenza di un pezzo di realtà che a noi oggi sfugge. Fanno cose che noi non pratichiamo più: hanno contatti con i corpi dei nostri anziani».
Lei, insegnante di scienze naturali a Mestre, ha iniziato a pubblicare tardi. La scrittura è un baricentro?
«Diciamo che ruota attorno al mio baricentro, di cui sono parte le cose che leggo, mio figlio, il piacere che mi fa vedere come cresce il radicchio nell’orto».
Questo è il suo primo libro scritto senza Luisa, e la coppia era il vostro marchio...
«Il suo modo di pensare mi influenza comunque in modo costante».

Isabella Panfido
Corriere della sera - ed. Veneto
settembre 2008

Il giallo del parroco morto

«Pinguini arrosto», noir di Fulvio Ervas. Vizi e virtù della Marca trevigiana. E sullo sfondo un incendio tossico

Troppi indizi, troppi depistaggi! L’ispettore Stucky, niente a che fare col mulino, è alle prese con un caso intricatissimo e, guarda la coincidenza, con un incendio tossico che ammorba la città di Treviso proprio il 18 Aprile di un anno fa. Anche il titolo, che non è del tutto coerente con il nucleo del nuovo noir di Fulvio Ervas, porta sinuosamente il pensiero a quel bruttissimo affare di fuoco del passato trevigiano.
Pinguini arrosto, così recita la rossa copertina della edizione Marcos y Marcos, la casa editrice che ha pubblicato già tre romanzi della ditta Fratelli Ervas e che se ne esce oggi con una storia gialla a sola firma di Fulvio. E sulla copertina davanti al Tempio di Possagno razzolano una quantità di tacchini pettoruti: pinguini o tacchini?In verità né gli uni né gli altri pennuti hanno diretta relazione con la vicenda poliziesca che l’ispettore Stucky, già brillante solutore dell’intreccio di Commesse di Treviso (2006), si trova tra le mani: la morte di un parroco di un non nominato paesotto affacciato sulle sponde del Sile.«Faccenda delicata, c’è di mezzo il clero» continua a ripetere l’ispettore al suo sottoposto Landrulli, agente di origini napoletane, fedele compagno di questa e altre indagini, sempre alle prese con la scarsa comprensione del dialetto veneto.
C’è un po’ di tutto in questo brillante noir di Fulvio Ervas che, questa volta senza la penna femminile della sorella Luisa, sembra aver abbracciato temi socialmente più mordenti. C’è molta satira di costume, sapidi ritratti di contadini arricchiti, di industrialotti del secolo ventesimo dediti ai ben noti piaceri della marca trevigiana, 

osti furbi e matti di paese, signore piacenti e compiacenti: insomma gente di qui, ognuno si fa i fatti degli altri ma tutti «coltivano il proprio orticello».
Il Sile la fa da padrone in Pinguini arrosto, filo azzurro conduttore della vicende, affettuoso e accogliente, pacato compagno delle passeggiate o maratone dei trevigiani, sfondo amato e conosciuto dall’autore che non manca di aggiungere dettagli e puntualizzazioni sul paesaggio fluviale e sulle abitudini dei cittadini della città veneta.«C’è di mezzo il clero», appunto e bisogna andare cauti: il vecchio parroco trovato morto sulla scalinata del Tempio di Possagno la mattina del giorno di Pasqua mette in croce Stucky. Non è morte naturale, eppure che poteva voler male ad un sacerdote ormai sulla soglia dela pensione, affaticato e stanco. Il giovane prete che lo affiancava, bello e intelligente, non ha motivi per questo delitto, eppure qualche sospetto matura pure sul suo capo: Don Francesco è un uomo combattivo, ha intrapreso una battaglia civile contro una società privata che vuole sfruttare l’acqua delle risorgive accanto al paese, istiga dal pulpito i fedeli, affascina le donne…si mormora che una giovane suora si sia uccisa per amore. Ma è una falsa pista, ben altri intrecci si addensano cupamente sulla morte del parroco,densi come la nube tossica e nera che si sprigiona nel mezzo di aprile da una fabbrica alle porte di Treviso.
Il racconto è cadenzato da pagine narrate in prima persona, esilaranti, riuscitissime, nella voce di Ma’ria Floreanu, badante rumena magnifica traduttrice latina, ex passeggiatrice, profonda conoscitrice dei Promessi sposi e dell’animo veneto. In queste paginette la penna di Ervas si fa satirica e leggera, snocciolando sotto forma di dati statistici di cui Ma’ria è perfettamente a conoscenza, usi e costumi / abusi e malcostume del nostro bel paese; è qui che il libro diventa qualcosa di più di una storiella divertente e divertita, permettendosi l’autore, con le parole della badante rumena, considerazioni e giudizi acuti e acuminati, con qualche incursione nel pensiero sociologico – religioso. La simpatica sarabanda di personaggi, un po’ alla Kusturica, di cui i racconti degli ervas non fanno mai a meno, si colora anche di tinte severe, lasciando spazio, per chi lo vuol trovare, a materia di più pacata riflessione.

Valeria Lipparini
Il Gazzettino

settembre 2008

Esce oggi il nuovo romanzo di Ervas che prende spunto da fatti di cronaca e mette in primo piano il paesaggio

L’incendio De Longhi diventa un libro

A seguire le indagini tra Treviso e Casier il commissario Stucky reduce dal successo di “Commesse”

Dopo “Commesse di Treviso” pensava di “ripescare” l’ispettore Stucky come protagonista di un nuovo libro giallo?

            «No, non mi passava proprio per la mente di dare un seguito a Stucky. È stata la gente a farmi capire che si era affezionata al personaggio e alla storia. E che aspettava il seguito».

            Poi cosa è successo?

            «Un fatto assolutamente casuale. Una badante rumena, vicina di casa, ha conquistato il mio difficilissimo gatto. E allora ho cominciato a studiare questa donna e mi è venuta voglia di trasformarla in un personaggio per i denti di Stucky. Cosa che ho fatto inserendola nel libro».

            Qualche altra coincidenza?

            «Effettivamente, c’è stata. Ed è stata la molla per scrivere questo nuovo libro. Si tratta dell’incendio De Longhi che mi ha irritato. Sono un maniaco dell’orto e avevo una bellissima distesa di spinaci e insalata: non sapere se sopra le mie verdure c’era diossina mi ha fatto arrabbiare parecchio, anche perché insegno chimica in un istituto a Mestre e la questione mi ha toccato. L’incendio De Longhi è stato l’avvio del romanzo e, da lì, l’ispirazione mi ha investito come un treno in corsa. Ho completato la prima stesura del romanzo in otto mesi».

            Il romanzo è ambientato ancora a Treviso.Perchè?

            «Io sono veneziano ma sono innamorato di Treviso e del Sile. Ho una passione per questo fiume, è lo sfondo estetico sul quale ho costruito la mia vita. Stucky resta qui, ma volevo creare più movimento così la vittima è di Casier e lo scenario del libro è lungo le alzaie, un luogo che considero un piccolo paradiso, che conosco benissimo e che amo perché mi riporta indietro negli anni a quando ero ragazzo e giocavo lungo il Piave, un paesaggio spazzato via dal progresso nel corso di una decina d’anni».

          

  Il primo libro è stato scritto a quattro mani con sua sorella. Ora il divorzio artistico?

            «Luisa non è scomparsa, mi legge e mi consiglia. Ma la diversificazione delle nostre strade è dovuta al fatto che mia sorella è più adeguata a scrivere fiabe. L’ho trascinata sul terreno del giallo che, invece non le è particolarmente congeniale».

            Lei, invece, ama il genere giallo? 

            «Mi diverto, è una sfida. E mi conforta il successo di “Commesse” che ha venduto quasi ottomila copie».

   L’idea per “Pinguini arrosto” come è venuta? Aveva la trama già tutta in testa?

            «No. Scrivo molte pagine al giorno, poi faccio fatica a tessere i fili. Ma spero di imparare a non farmi prendere la mano dai personaggi che, alla fine,vivono di vita propria».

            Insegnante di chimica, mestiere rigoroso. Come si sposa con la scrittura?

            «Nei miei libri metto molta scienza. E credo che chi ha conoscenze scientifiche scriva meglio di altri»

            Perché?

            «Perché questo è il secolo della scienza che non è solo numeri e formule chimiche ma anche alchimia, creatività, invenzione, scoperta dei lati meno evidenti della realtà».

            Felice di essere scrittore?

            «Scrivere alle volte mi confonde perché ho cominciato tardi, perché avevo una vita consolidata, abitudini consolidate e questo tipo di attività ti trascina fuori, ti porta in mondi che non hai frequentato, ti chiede di uscire dal guscio. Devi avere coordinate e baricentri solidi. Io, per fortuna, ho mia figlia e l’orto».

            Ci sarà un seguito per l’ispettore Stucky?

            «Ho già il progetto nel cassetto. Stucky si sposterà a Venezia sulle tracce di un omicida che se la prende con i turisti. Non abbandonerà il Veneto, ma avevo voglia di allargare il raggio d’azione».

 

Chiara Ferretto
La tribuna di Treviso
settembre 2008

Esordio con il botto per «SILEgge a Treviso». Applausi per Montanari, Macchiavelli, Carlotto ed Ervas

Il mistero, l’ombra e gli intrighi sono stati protagonisti ieri sera a Santa Caterina durante la serata di apertura del festival letterario «SILEgge a Treviso». Il battesimo dell’iniziativa è avvenuto alla presenza dell’assessore comunale alla Cultura Vittorio Zanini, del direttore dei musei civici Emilio Lippi e di Danilo Zanetti, presidente dell’associazione «Editori del Veneto», anima dell’evento. I quattro maggiori giallisti italiani, Raul Montanari, Loriano Macchiavelli, Massimo Carlotto e il trevigiano Fulvio Ervas si sono dati appuntamento all’ombra degli affrescchi di Tomaso da Modena per un dibattito dal titolo «Tra il giallo e il noir». I due generi infatti sono stati da sempre sovrapposti e confusi, essendo difficili da definire anche per gli autori stessi e sfumati nei loro contorni. Coordinati da 

 

Giandomenico Mazzocato, scrittore e presidente dell’Ateneo di Treviso, i quattro signori del noir hanno messo a confronto la propria esperienza e le proprie convinzioni per cercare di definire i tratti peculiari del noir e del giallo. Se per Massimo Carlotto, protagonista di uno dei casi giudiziari più controversi d’Italia, la propria vita è stata la migliore fonte d’ispirazione, Raul Montanari ha trovato dapprima negli scacchi e poi nel poker un’ottima «preparazione alla vita», se LorianoMacchiavelli non riesce ad «uccidere» l’ormai storico protagonista dei propri romanzi, Fulvio Ervas ama parlare del territorio e delle tipologie umanr e ha fatto delle «Commesse di Treviso» uno dei romanzi noir di maggior successo. A chiusura dell’incontro è stato offerta al pubblico una lettura musicale dei brani dei quattro autori, con la voce recitante di Linda Canciani e la chitarra di Lino Brotto. La serata ha costituito il clou del festival letterario, che proseguirà per tutto il weekend, trasformando Treviso in un insolito auditorium en plain air. Nelle varie piazze della città, infatti, si terranno fino a questa sera numerose attività legate al mondo della letteratura, dagli incontri con gli autori all’allestimento di mostre, passando per gli stand dedicati ai più piccoli. Oggi pomeriggio alle ore 16.00, inoltre, la manifestazione culminerà con la consegna del Premio Comisso, evento attorno al quale si è sviluppato «SILEgge».

Giuseppe Praino
www.cut-up.net

marzo 2009

Si può costruire un giallo dove non tutto sia stereotipo, in cui non esistano cattivi degni di questa definizione e nel quale anche i preti possano risultare simpatici? A quanto pare si. Ed il merito è di Fulvio Ervas.
"Pinguini arrosto” è un libro che si inserisce nel filone poliziesco, ma non si prende troppo sul serio, utilizzando massicce dosi di umorismo come antidoto alla banalità che è sempre in agguato in questo genere di racconti.


L'ispettore Stucky, protagonista del romanzo, è un personaggio sui generis. Non il classico poliziotto tutto divisa e distintivo, ma anzi fin troppo vicino a quelli che dovrebbe difendere; amante della mondanità di provincia, quella fatta di prosecco per aperitivo e poco altro; appassionato di buona cucina; convinto che il segreto scopo di ogni poliziotto sia mettersi alla prova piuttosto che aiutare il prossimo; immerso fino al collo nella routine imposta dall'ozio tipico dei borghi. Almeno fino a quando non viene rinvenuto il cadavere di Don Primo, il parroco del paese, sulla gradinata che porta all'ingresso del tempio di Possagno, nel trevigiano.

 

 

Matteo Baldi
www.radioalt.it

marzo 2009

 

TREVISO, TERRA DI TACCHINI E DI PINGUINI

Ambientato fra delitti e languori della provincia, Pinguini arrosto è uno spassoso, intelligente romanzo giallo. L'ispettore Stucky e il suo fido assistente, Landrulli, indagano sulla morte di un prete, e durante le indagini incontreranno di tutto: venditori di tappeti persiani che dispensano pillole di saggezza, due sorelle che litigano ad alta voce, disturbando il vicinato, una badante rumena (quasi romana, quindi) che racconta la sua versione dei fatti, dando con la sua deposizione un'immagine del nostro Paese da leggere con attenzione, pur se ridendo.

Pinguini arrosto sono quelli in cui si rischia di imbattersi girando per il mitico nordest. Una fauna peculiare, senza dubbio: come d'altra parte è peculiare il paesaggio attorno al Sile, assieme ai personaggi che lo popolano. Ad esempio: se dovesse capitarvi di fare una corsetta di sera, ai lati del fiume, in compagnia di tante altre persone che - come voi - cercano un po' di sollievo nella natura dopo una giornata di duro lavoro, bè, fareste bene a stare attenti. C'è un marcantonio animato dalle peggiori intenzioni, che si diverte a spingere incolpevoli signore e arzilli vecchietti mentre stanno facendo un po' di jogging.
E le stranezze di questa terra non finiscono certo qui! Un prete animato da civile passione, che si batteva contro le politiche poco trasparenti di un gigante industriale delle acque minerali, viene trovato ucciso sugli scalini della sua chiesa.
Quanto ai pinguini di cui al titolo, poi...non parliamone proprio...
Ilaria Rizzato
L'indice

maggio 2009

Spiritoso, intelligente, ritmato, il romanzo si svolge nella pittoresca provincia trevigiana, permeata da una natura acquatica e fascinosa, che incanta e resta aggrappata ad abitudini e tradizioni centenarie, pur ospitando una società industriale invadente e aggressiva. Su questo sfondo si colloca l'inspiegabile omicidio di un anziano sacerdote, irreprensibile e benvoluto da tutti, autorità ecclesiastiche comprese. A questo insolito caso se ne affianca un secondo, meno importante ma decisamente ridanciano: un oscuro velocista atterra innocenti corridori che fanno jogging sulle alzaie lungo il Sile. Protagonista è in entrambi i casi l'ispettore Stucky, di origini iraniane, acuto e spiritoso come vuole la migliore tradizione poliziesca straniera e nostrana, coadiuvato da italianissimi agenti di polizia, veri e propri personaggi comici per gesta e linguaggio. 



 

Al racconto delle indagini si alterna lo spassoso diario di Ma'ria, ragazza rumena venuta in Italia come badante, portatrice di una filosofia pratica e spassosa, che non manca di mettere in ridicolo tante ipocrisie e contraddizioni della società italiana. Molte, e ben delineate, le figure che contribuiscono alla vicenda, tutte afflitte da piccole manie e difettucci, ma senza mai sconfinare nel grottesco: un prete motociclista che difende i diritti dei cittadini, ma forse cela un lato oscuro; le vicine di casa di Stucky, chiassose, invadenti e desiderose di interferire con l'operato delle forze dell'ordine; lo zio Daij Cyrus, pacato ex farmacista di Teheran; un'estetista logorroica, acuta e iperattiva; un inventore eremita e quasi autarchico; una vecchia paralitica amante del latino. Tutti esemplari di un'umanità possibile, tanto realistica da farci ridere di noi stessi.

Libreria Rinascita
Empoli
giugno 2009

Ironico, divertente e vivace, Pinguini arrosto prosegue le avventure dell’ispettore Stuckye del suo fedele Secondo, invischiati in indagini di poco conto, nell’apparente purezza della provincia trevigiana, tra allevamenti di tacchini mandati a fuoco, maniaci anti-jogging che colpiscono sulle sponde dei fiumi e cappellani difensori dei diritti civili.

La routine però subisce un brusco cambiamento quando il mattino di Pasqua don Primo, il parroco di Possano, è trovato cadavere sulle scale della sua chiesa.

Questa morte collega tra di loro altre vicende, emerse nella narrazione e apparentemente scollegate tra di loro.



 

Partono le indagini e toccano, passo dopo passo, i luoghi nevralgici della vita di paese: dalla canonica, al bar della piazza, ai casolari abbandonati o abitati da pittoreschi personaggi.

Sono proprio questi personaggi che hanno un ruolo centrale nella vicenda e che arricchiscono la trama con il colore e la genuinità della provincia italiana, fatta di perditempo, malelingue, aspiranti poliziotti e delinquenti insospettabili dietro maschere di innocenza.

www.libreriarinascita.it 

Scheda del libro

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