FRANCIS PICABIA
464 pagine, 18 euro

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La fama di Picabia è legata al dadaismo, all'invenzione del "macchinismo": meno conosciuti sono il resto della sua carriera artistica, la sua importanza storica. Il fatto è che il personaggio Picabia è discusso, sfuggente e imprendibile. Ostinandosi ad evadere dalle etichette, ha messo in crisi categorie radicate fin dentro l'avanguardia di cui è stato uno dei campioni più provocatori, ma fino a scardinare quella stessa idea di avanguardia qualora si fossilizzi a sua volta in una pigra stasi. Compagno di strada e di scandali di Duchamp e Apollinaire prima, di Tzara e Breton poi, non si limita a dipingere, promuove e realizza riviste dall'impianto inedito, interviene in manifestazioni ed eventi di gruppo, fa teatro e cinema, ma soprattutto scrive poesie all'apparenza assurde, che gli guadagnano un posto di riguardo anche in campo letterario. La letteratura sul suo conto non è molta, se paragonata alla sua fama e a quella dei suoi compagni di strada. C'è ancora imbarazzo, ed evidentemente anche un problema estetico ad affrontare un artista come Picabia: questo per noi è uno dei motivi principali per celebrarlo ma anche per toglierlo dagli schemi più
risaputi.


Scritti e conversazioni di Francis Picabia.
Testi, saggi, poesie, interventi di:
P. Soupault, A. Breton, R. Char, L.M. Patella, A. Jouffroy, C.A. Jones, K.
Samaltanos, D. Ottinger, W.A. Camfield, C. Boulbès, M. Sanouillet, G.
Ribemont-Dessaignes, P. Dagen, A. Le Brun, A. Pierre, R. Desnos, J. Freeman,
S. Cochran, J. Arp, S. Wilson, R. Venturi, G. Guercio, E. Grazioli, E.
Prini, G. Paolini.
A cura di Elio Grazioli.