Alfred Andersch
Il padre di un assassino
128 pagine, 10 euro
I miei libri hanno un
solo obiettivo: raccontare i lampi di libertà che ciascuno di noi, a
volte, vive.
Alfred Andersch
Da ragazzo, Alfred Andersch doveva essere un sognatore a caccia di
avventure, un Huckleberry Finn piuttosto timido.
Nasce a Monaco, nel 1914, in una famiglia segnata dalle propensioni
politiche del padre, convintissimo sostenitore del Partito
Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi.
Impiegato in una libreria antiquaria, babbo Andersch torna dalla Prima
guerra mondiale carico di decorazioni e ferite: la sua salute si deteriora
nel giro di pochi anni, di pari passo con la posizione economica e
sociale. Alfred gli dà due grandi dolori: si rivela un pessimo studente,
e si iscrive diciassettenne al Partito dei Giovani Comunisti. Se la cava
benissimo, invece, come apprendista libraio. Ma dopo tre anni di duro
lavoro, rimasto disoccupato si tuffa nella militanza politica e si rivela
un eccellente organizzatore: nel giro di poco è ai vertici del partito.
La sua fulminante carriera gli costa quasi due anni di internamento a
Dachau. E sono, paradossalmente, gli ottimi contatti del padre con le alte
sfere del Partito a permettergli di tornare un uomo libero. Da allora,
Andersch si impegna a difendere le libertà civili con il mezzo che
padroneggia meglio, la scrittura. Per tutta la carriera di narratore,
saggista, e drammaturgo, direttore di riviste - cui contribuiscono tutti i
nomi "buoni"della cultura tedesca di quegli anni - Andersch si
sofferma sulla tirannia come male sociale diffuso, da combattere in tutte
le sue manifestazioni. Non a caso, durante un'azione lungo l'Arno, nel
1944 diserta dalla Wehrmacht. Molti fra i personaggi dei suoi romanzi, da
Le ciliegie della libertà a La Rossa a Zanzibar o l'ultimo perché, fanno
dell'opposizione una bandiera: si ribellano, disertano, spariscono, si
oppongono in ogni modo.
A partire dal 1958, Andersch vive prevalentemente a Berzona, in Canton
Ticino.
Assieme alla moglie Gisela compie numerosi viaggi in Norvegia, Svezia e
Islanda. La sua curiosità per le terre estreme lo porta a partecipare a
una spedizione in Artide, per girare un documentario. Muore nella bella
casa di Berzona, nel febbraio 1980, poco dopo aver terminato la stesura di
Il padre di un assassino, che considerava il proprio testamento
spirituale: pubblicato l'anno seguente, questo magistrale apologo
autobiografico sarà un successo clamoroso.
Oggi Andersch viene considerato uno dei grandi scrittori tedeschi del
Novecento.
Come Brecht, Dürrenmatt e Böll, con cui peraltro ha fondato il Gruppo
47, è fra gli strenui "ammonitori" di questa nostra società
falsamente democratica, quando non totalitarista, votata alla
spersonalizzazione dell'uomo, alla sua perdita di contatto con la terra.
L'anno scorso, l'editore Diogenes ha iniziato un cospicuo lavoro di
rilancio dei testi narrativi, critici e teatrali di Andersch, ultimando
anche l'edizione delle opere complete.
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"Le mie pagelle scolastiche sono
l'unico documento personale della mia infanzia e della mia adolescenza
sopravvissuto alla guerra.
Sono firmate dal preside del ginnasio di Wittelsbach: Himmler.
Il padre di un assassino ".
Un'innocua lezione di greco si trasforma
in una strage psicologica multipla.
La tiene il preside di un Ginnasio tedesco, nel lontano 1928: nientemeno
che il padre di Himmler, il sanguinario braccio destro del Führer.
Quando entra in classe, il professore di lettere si trasforma in
un'ombra appiattita sul muro.
Interroga il primo e l'ultimo della classe, il più spocchioso e il più
umile.
Non finirà bene per nessuno, tranne che per lui, il Rex, signore,
padrone e all'occasione carnefice dei "suoi" scolari,
insegnanti e della scuola tutta.
Difficile trovare uno scrittore che riesca a puntare il dito con
tanta energia - eppure con tanta dolcezza e umanità - contro le follie
e le contraddizioni della società occidentale.
Thomas Mann

"Dietro le lenti con la
sottile montatura in
oro, gli occhi scintillavano di nuovo gentili,
sì, benevoli; l’ippocastano nel cortile filtrava
la luce di una bella giornata
di maggio sui vetri chiusi delle finestre
della classe; Monaco scintillava; il Rex
scintillava; eppure tutti loro pensavano quello
che pensava Franz: adesso sta cercando
una nuova vittima".

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