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Recensioni
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| Tuttolibri gennaio 2005 |
Almanacco
dei libri gennaio 2005 |
Il
sole 24 0re febbraio 2005 |
lettera.com febbraio 2005 |
iltempodileggere febbraio 2005 |
Pasquale
Bottone In un'estate di fine ottocento, su una spiaggia del Mar Baltico, la passione amorosa rivive nei quotidiani slanci di Doralice e Hans, osservatissimi da tutto il circondario : lei, infatti, ha abbandonato il suo anziano marito per fuggire col nuovo compagno, pittore di fiducia del suo ex consorte. Tutto sembra procedere a meraviglia, con il giusto scenario naturalistico a far da sfondo, la tranquillità ambientale sembra favorire l'intesa di coppia, fin quando la bella e molto desiderata Doralice non scoprirà che per una donna come lei, continuamente gratificata a |
destra e a manca, anche da intrepidi
giovanotti, non sarà facile smettere definitivamente di guardarsi intorno
e rinunciare all'infatuazione momentanea e al volo onirico amoroso. Hans
reagirà con apparente distacco, ma i sentimenti e le storie son sempre
difficili da interpretare e quando si è vicini a comprendere qualche
piccola verità spesso è troppo tardi...Scritto con linguaggio
raffinatissimo, ben reso nell'edizione italiana dalla traduzione di Eva
Banchelli, "Onde" è un romanzo meravigliosamente delicato,
dolce e malinconico, sull'amore idealizzato e l'amor possibile con tanto
di sotteso elogio dell'eterno corteggiamento e dell'indispensabile gioco
della conquista senza fine.
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| Marilia
Piccone lettera.com febbraio 2005 Non è questione di colpa, è solo che tu ora occupi uno spazio così grande dentro di me che, per il talento, non ne resta più. C’è anche un romanzo di Virginia Woolf che ha lo stesso titolo di questo, dello scrittore lettone di lingua tedesca Eduard von Keyserling: Onde- una sola parola breve per evocare il movimento dell’acqua che viene e si ritrae, il mare quieto o violento, simbolo della vita che dà e che toglie. E’ un’estate della fine dell’800 e un gruppo di persone si ritrova in una località marina sul Baltico: la generalessa von Palikov e la baronessa sua figlia, i tre nipoti, un ragazzo adolescente e due fanciulle, Lolo e Nini, sottili, quasi eteree, con i capelli rossi. E’ importante sottolinearne l’aspetto fisico, perché il personaggio femminile che domina il libro, la contessa Doralice, emana invece un’aura di attrattiva sessuale che è il contrario del fascino virginale delle due ragazze. Doralice (un nome che ricorda una principessa di qualche favola) è bella, anzi bellissima- Lolo dice che è impossibile non innamorarsi di una donna così bella e infatti se ne innamora un poco anche lei, dopo che Doralice la salva in mare, quando Lolo si allontana troppo, con imprudenza. Non è facile indicare da dove origini l’incantesimo di Doralice: molto dalle voci che corrono su di lei e da cui anche il lettore apprende, ben prima che lei compaia sulla scena, che Doralice è lì con un pittore. Sono sposati? Non sono sposati? Si sa per certo che lei ha lasciato l’anziano conte suo
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marito perché si è innamorata di questo pittore. Quando il giovane tenente fidanzato di Lolo la incontra, osserva che ha "un bel viso da bambina con una bocca straordinariamente segnata dal destino". E noi intuiamo quale possa essere questo destino. C’è un pittore che ha perso l’ispirazione da quando è fuggito con la donna che ama, e adesso è ossessionato dal mare, vuole entrare nel mare per capirlo e poterlo dipingere, c’è una donna bella che era infelicemente sposata e ha seguito l’amore, ma adesso forse è stanca di questa solitudine, di sentirsi esclusa dalla società in cui era entrata con il matrimonio, c’è un giovane tenente bruno che intuisce di poter avere da lei qualcosa che la leggiadra fidanzata certamente non gli darà, e poi intorno ci sono gli altri, la generalessa e la baronessa che guardano e temono, con occhi sprezzanti, e l’anziano consigliere impiccione, e i pescatori con le loro mogli, con preoccupazioni ben diverse da quelle futili degli altri. L’estate avanza verso l’autunno, la luce bianca che non lascia dormire si attenua, l’aria calda si sfinisce insieme alle passioni che ha suscitato, il dramma si prepara insieme alla tempesta. Poco importa che la generalessa sia intervenuta, dicendo a Doralice, "ma ora, mia cara, basta così, non ci si può far rapire continuamente. Nessuno può vivere di soli rapimenti." Quando la tragedia si è consumata, restano sulla scena Doralice e il consigliere emarginato perché gobbo, e il mare, immutabile nella sua dimensione di tempo senza tempo, che li tiene prigionieri con i suoi ricordi. Amore e passione, innocenza e seduzione, vita e arte in un romanzo perfetto come una cesellatura. |
| Andrea
Casalegno Il sole 24 ore febbraio 2005 Il Baltico inquieto fa da sfondo a un piccolo gioiello narrativo dei primi del Novecento <Non son chi sono>: a quanti, noi
compresi, potremmo attribuire le parole con cui Jago definisce se stesso,
al di là della dimensione tragica del personaggio shakespeariano? Senza
dubbio a molti protagonisti della letteratura, poiché il loro carattere,
noto fin dal principio all'autore che lo costruisce, in un racconto ben
congegnato si svela al lettore soltanto a poco a poco, esponendolo a
continue sorprese. É questo anzi, soprattutto nelle opere del grande
realismo otto e novecentesco, un meccanismo non meno importante
dell'intreccio per rendere avvincente la narrazione. |
gobbo
ex consigliere di corte Knospelius, che occupa le proprie giornate a
osservare e a commentare con acide battute la vita degli altri. Ognuno di essi ci sorprenderà con un comportamento inaspettato, risaltando così sullo sfondo opaco dei personaggi sempre uguali a se stessi, perché capaci di recitare una sola parte. Ripetersi, si sa, genera noia. Ma cambiare è pericoloso, soprattutto se si corre il rischio di non riconoscere più la persona amata.A unire le vite dei protagonisti - la <scandalosa> coppia Hans e Doralice, la nobile famiglia von Buttlar al completo, marito, moglie, i tre figli e la suocera (osservatrice attenta e partecipe, la <generalessa> è la voce disincantata quanto poco ascoltata dell'esperienza), il giovane pretendente della figlia maggiore, i pescatori che sfidano ogni notte le insidie del Baltico e le loro mogli e madri in attesa - sono per l'appunto le onde: contemplate dai villeggianti a tutte le ore del giorno e della notte, godute dalle graziose bagnanti, rischiosamente percorse dagli scafi da lavoro e da diporto, dipinte dal focoso pittore, per il quale carpire con il pennello o solcandoli in barca a vela i segreti di quella distesa sempre mutevole e sempre uguale diventa una vera <ossessione>. <Eh sì, è molto comodo avere un'ossessione - commenta, sornione, l'ex consigliere Knospelius -. Non c'è più bisogno di riflettere su quel che dobbiamo fare; siamo obbligati a fare quella cosa, che lo vogliamo o no. É un po' come un impiego statale>. La sua ossessione è spiare, in mancanza della propria, le vite altrui, spuntando a tutte le ore del giorno, unendosi a tutte le compagnie, anche se crea evidente imbarazzo, e, quando le occasioni non bastano, creandole addirittura: per esempio invitando tutti a una <festa campestre> (<abbiamo trovato la formula, la cosa più importante nella vita è trovare una formula per ogni situazione>). E per tutti, maschi e femmine, giovani e vecchi, l'ossessione sarà presto una sola: Doralice.
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| Marta
Morazzoni Tuttolibri gennaio 2005 Una storia d'amore è molto spesso un rischio in letteratura, soprattutto quando ci si aggira intorno all'area dei decadenti, che con certi sottili dispiaceri si trovano molto a loro agio. Più precisamente con Eduard von Keyserling, scrittore lituano vissuto a Monaco e morto nel 1918, ci si colloca nella corrente dell'impressionismo letterario, di cui è stato in certo senso un autore di riferimento Per lui il breve romanzo d'amore, di cui |
con
le casupole affacciate sulla spiaggia. Il ritmo del racconto fa perno
sulle relazioni complesse che si intrecciano tra i protagonisti, sulla
suggestione che i due innamorati Doralice e Hans suscitano nella fantasia
dei giovani nipoti della generalessa, sul fascino che Doralice esercita
sul fidanzato di Lolo ma anche sullo sgraziato consigliere, quest'ultimo
ben conscio della sua poca avvenenza e quindi ironico e appartato nella
gara di seduzione che si svolge intorno alla donna. Ma sono soprattutto
l'analisi del rapporto tra i due nuovi coniugi e il disordine sociale che
si portano al seguito, come un marchio da cui i benpensanti si sentono in
qualche modo contaminati, a fare da supporto al racconto.Se,
come dicevo prima, una storia d'amore in letteratura è un rischio, magari
calcolato ma un rischio, Keyserling lo affronta da maestro e da maestro lo
risolve, leggendo uno a uno tutti i passaggi, le ombre e le tensioni che
stanno dietro una scelta difficile, vissuta di slancio e poi decantata
nella meno esaltante misura del quotidiano. Sono le parole non dette e
rimandate a segnare il passo di una storia di ampia campitura, è la
complicità feroce e avvincente della natura, del mare e della campagna a
dettare una legge imprescindibile anche nei rapporti tra uomo e donna, tra
persona e persona. C'è l'esagerazione di una gioventù senza mezze
misure, ma anche l'inquietudine profonda della prima maturità e poi la
consapevolezza rassegnata dell'età più avanzata. Si forgia così un
quadro complesso e articolato delle età dell'uomo alle prese con la
solita vecchia storia dell'amore e con le sue conseguenze. Ce le
aspettiamo, naturalmente, e non ci facciamo illusioni, ma Keyserling ha
qui una maniera raffinata e contenuta per ricordarci come amaramente vada
il mondo, anche in quella direzione lì. |
| Franco
Marcoaldi Almanacco dei libri gennaio 2005 Da venti giorni in
qua nella nostra mente si è confitta un' unica, terrificante immagine di
onda - agente di catastrofe e morte - che ha finito per spazzar via tutte
le altre. Ci voleva un romanzo d' annata per restituirci l' idea del mare
come regno per eccellenza della mutevolezza, del rinnovamento. Ci voleva
Eduard von Keyserling, intenzionato a descrivere per filo e per segno
tutte le possibili Onde
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barca scivola via dolcemente «come attraverso un paesaggio di colline di vetro»; raccontare il successivo incresparsi della "barba bianca" delle onde e infine l' arrivo della tempesta, quando raffiche irregolari di vento sollevano «alti cavalloni che barcollano come ubriachi».Lo scrittore tedesco è bravo, bravissimo a descrivere ogni minima variazione della superficie marina. Ma bisognerà aspettare altri vent' anni perché le onde, da semplice sfondo di una tormentata storia d' amore, diventino le uniche, incontrastate protagoniste. Accadrà con Virginia Woolf, che nella lingua letteraria insegue, più che l' intreccio, il ritmo. Perché la vita, per lei, è essenzialmente questo: mutamento flusso differenza ripetizione variazione ripresa. E proprio con Onde, libro mosso da un intento autobiografico, ma dagli esiti cosmici, astratti, dimostrerà come ogni vicenda personale, immancabilmente, si disperde nell' infinita deriva di ogni identità. |