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CARLENE THOMPSON Recensioni
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PULP
libri Luglio-Agosto 2007 |
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Carlene
Thompson, tra le firme contemporanee del noir è forse la più
sottovalutata sul piano critico, almeno in Italia.
Sarà perché i suoi romanzi apparvero, qui da noi, sotto
l’etichetta del “Giallo Mondadori”, in un periodo – quello dei
tardi anni ’90 – in cui la collana dava, francamente, il peggio di sé,
e poterono quindi venire confusi con il molto materiale di serie Y e Z che
vi compariva, o sarà la leggendaria indifferenza dei nostri critici verso
gli autori nuovi, ma perché le venissero tributati i riconoscimenti
dovuti è stato necessario aspettare che quei titoli venissero
ripubblicati, negli ultimi due o tre anni, dalla Marcos y Marcos di Marco
Zapparoli, un editore dall’occhio acuto e sempre molto attento, non
foss’altro per motivi di copyright, agli autori trascurati o
dimenticati. I lettori
italiani, così, hanno potuto riscoprire (o scoprire) una scrittrice che
sa maneggiare l’armamentario tradizionale del noir, con le sue
suggestioni gotiche e la sua capacità di demistificare le illusioni della
società del benessere e dei consumi, con una notevole capacità di
inventiva e di sviluppo originale.
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una donna che ha perso, vent’anni fa, una bambina, rapita e barbaramente uccisa da uno sconosciuto maniaco, che ha saputo risalire la china della disperazione e dello sconforto e adesso, nonostante la nuova famiglia che si è costruita, il marito affettuoso, i due splendidi bambini che adora, la fitta rete delle amicizie che la circondano e la proteggono, si accorge che il passato, nonostante tutto, a volte può ritornare. Ritorna, dapprima, sotto forma di messaggi inquietanti, ma suscettibili di una spiegazione “normale” (una voce colta per strada, ma può essere una suggestione; una figura intravista nel crepuscolo, ma sarà un abbaglio; una telefonata inspiegabile, ma forse è uno scherzo…), ma si concreta – scartando quasi subito l’inevitabile suggestione soprannaturale – in una serie di efferati delitti ai danni di vari personaggi coinvolti, a suo tempo, nella sparizione della bambina e nelle relative ricerche. È una trama crudele, che non risparmia nessuno e non tiene nessun conto dei buoni sentimenti, secondo la lezione, ovviamente rimeditata a fondo, dei grandi maestri del noir, da Cornell Woolrich a Jim Thompson. È come se nella realtà di tutti i giorni si possa aprire una crepa che, da trascurabile o impercettibile qual era agli inizi, a poco a poco si allarga fino a inghiottire l’intera esistenza dei protagonisti e a sconvolgerne le fondamenta, rivelando tutte quelle debolezze e quelle precarietà che i personaggi avevano cercato con tanta cura di nascondere a se stessi e agli altri. Di fronte a questa dinamica spietata, naturalmente, poco importa che la conclusione sia abbastanza prevedibile e che la ricomposizione finale suoni un po’ falsa: sono esigenze di genere e non è questo il problema, la storia regge comunque e quel che conta è che la psicologia dei personaggi finirà per rivelarsi meno scontata di quanto potesse sembrare all’inizio. Insomma, chi (come me) si fosse lasciato sfuggire Nero come il ricordo nel 2003 ha un’insperata occasione di fare ammenda ed è pregato di non lasciarsela scappare. | |||
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Patrizia
Burra PULP libri Luglio-Agosto 2007 Il disegno narrativo della Thompson segue uno schema che è comune a tutti i suoi romanzi. C’è sempre, a sconvolgere l’esistenza apparentemente tranquilla dei protagonisti, un evento nero come l’inchiostro che affiora dal passato. C’è quel senso di presagio costante, quasi di superstizione, che infetta lentamente la quiete dell’essere umano. Il sospetto e lo stupore iniziali si trasformano in terrore puro, restituendo un mondo ostile, dove le abitudini e le persone incutono il timore di una minaccia imminente. Le protagoniste, tutte di sesso femminile e quasi sempre segnate da una crisi sentimentale, incappano, con precisione matematica, in un intimo ménage con il personaggio più sospettato del romanzo. Ma, solitamente, a tradire è l’amica più cara o l’insospettabile vicino della porta accanto; l’importante è che sia |
comunque quella/o che più ispira ed
elargisce fiducia. E non solo, è proprio il colpevole che, fino ad un
secondo prima dell’ultimo atto, viene lucidato da una patina di ostinata
innocenza, di fragilità indifesa. Anche Ultimo
respiro segue pigramente l’andamento delle opere precedenti. Ma c’è una novità: in questo thriller, contrariamente agli altri, l’autrice semina nella trama lacune e cadute logiche. A tratti sembra che i personaggi, posti di fronte al pericolo di perdere la vita, compiano mosse talmente controproducenti da risultare esilaranti. I fatti si snodano imponendosi sulla ragione, assecondando l’andatura a discapito della qualità e di quel tocco veritiero che sorregge la tensione. Sembra che Carlene Thompson non accetti di prendersi dei rischi, eppure è una scrittrice dalle capacità indiscusse, che con Non dirlo a nessuno (uscito sempre Marcos y Marcos lo scorso anno) ha conquistato l’anticamera verso le stelle della letteratura gialla al femminile, ma che dovrebbe osare di più, attenuando il pericolo di saziare il lettore prima ancora di averlo sfamato. |
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Lorella
Maggioni |
Quando
hai deciso di scrivere thriller? Qual
è la “ricetta” di un thriller di successo?
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Serena Chiarion La scrittrice-prodigio sorprende ancora. Carlene Thompson, oggi, ha superato i cinquant'anni, ma scrive da
quando ne aveva otto. E, circondata da decine di animali che ama
infinitamente, scrive thriller appassionanti che ci coinvolgono
completamente, come "Ultimo Respiro", il cui titolo rispecchia
pienamente il contenuto delle pagine che raccoglie. |
Caroline, la protagonista, ha perso la figlia vent'anni prima: la piccola
Haley è stata rapita ed uccisa senza alcuna pietà; e il delitto
è rimasto irrisolto. Ora, la donna, nonostante la
sofferenza perpetua, sembra essersi creata una nuova vita: ha una
famiglia, due bambini e la speranza di riuscire a ricreare un esistenza
"normale". Ma l'orrore aspetta solo di potersi riappropriare della vita di Caroline… Misteriosi delitti iniziano a circondarla: tutte le persone in qualche modo coinvolte nel delitto della piccola Haley divengono vittime di attentati e minacce. E il passato ritorna a bussare alla porta di Caroline, aggiungendo paura, sospetto e terrore al dolore per la perdita di un figlio. La Thompson è, come sempre, straordinaria nel terrorizzarci, nell'incuriosirci e nel sorprenderci con colpi di scena e con verità insospettabili. Gli scenari ed i personaggi sono reali e, per questo, ancora più angoscianti: come ci comporteremmo se fossimo Caroline? Riusciremmo a sopravvivere ad un dolore tanto grande? E potremmo sopportare un terrore tanto grande proprio nel momento in cui la nostra vita sembra essere tornata nelle nostre mani e non in quelle di un misterioso e terribile assassino?
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