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Mio padre faceva fotografie. Aveva una Kodak Retina ii con la custodia di cuoio marrone che si portava sempre al collo. Mia madre iniziò a fotografarla non appena la conobbe a Barcellona.”
Io credevo soltanto nel caffè al mattino e nell’amore di notte.”
Pagina a cura di Milena Scaramucci
 
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cristina grande
Natura infedele
Renata e María sono sorelle gemelle, ma non si assomigliano per niente. Diversa l’altezza, diverso il coraggio, diverso il modo di andare alla deriva.
Renata ama Jorge, ma lo perde passando di letto in letto; María si affida all’eroina.
La loro madre adora l’opera e lotta per aprire la sua erboristeria in pieno centro a Saragozza. Dice che la paura è un mucchio di cose: ciascuno vi passa accanto e raccoglie quello che vuole. Per le figlie si preoccupa solo delle cose pratiche, “non dell’anima”. Crede fermamente nell’indipendenza.
Ma “le peggiori dipendenze non sono quelle economiche”, e la peggiore infedeltà è l’infedeltà a se stessi.
Rivivendo corse in motorino, sedute di terapia ‘light’ nei centri di disintossicazione, seduzioni vampiresche e notti strane, Renata a quarant’anni si spoglia a poco a poco di ogni forma di autoinganno, e si prepara a entrare a occhi aperti nella vita che verrà.

Natura infedele è un viaggio comico e drammatico nella vita di una famiglia dove “delle cose importanti non si parla mai”, e si coltiva l’inerzia come baluardo contro “le onde anomale in avvicinamento”.
Un viaggio in molte tappe, fotogrammi di vita che svelano un diario intimo spregiudicato e disarmante.
gli alianti
224 pagine, 14,50 euro
isbn 978-88-7168-499-4
Traduzione di Barbara Bertoni
Cristina Grande è nata a Lanaja nel 1962 e vive a Saragozza. Da piccola si appassiona alla musica, da grande studia filologia inglese, si specializza in cinema e arti visive, diventa una fotografa professionista.
La sua scrittura rispecchia profondamente queste inclinazioni: la nitidezza del ritmo, la capacità espressionistica di trasmettere moltissimo con poche parole, quasi senza aggettivi, la tendenza a cogliere un quadro di insieme attraverso particolari, dettagli, l’abilità di far parlare i fatti.
Cristina viaggia molto e dice che è mettersi in movimento a provocare l’ispirazione.
“Scrivo per comprendere, per mettere ordine nelle cose, per entrare in contatto con gli altri”.
“La mia non è una scrittura femminista, ma sotto certi aspetti femminile, sebbene molti uomini dicano di essersi pienamente ritrovati nei sentimenti di cui narro”.
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Mia madre lavava i piatti e le casseruole, e con una spugnetta metallica strofinava rabbiosamente le padelle – che si ostinava a far brillare come fossero nuove – e nel frattempo, con la faccia verso il muro e senza altro orizzonte che lo scolapiatti, rimuginava i pensieri più funesti sul suo passato.”
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Tornando a casa passai davanti alla buca delle lettere. Mi chiesi se fosse ancora lì la lettera d’amore che gli avevo scritto quel mattino. Mi sentii mancare all’idea che la leggesse dopo il nostro incontro e dopo quello che mi aveva detto.”