Renata e María sono sorelle gemelle, ma non si assomigliano per niente. Diversa l’altezza, diverso il coraggio, diverso il modo di andare alla deriva.
Renata ama Jorge, ma lo perde passando di letto in letto; María si affida all’eroina.
La loro madre adora l’opera e lotta per aprire la sua erboristeria in pieno centro a Saragozza. Dice
che la paura è un mucchio di cose: ciascuno vi passa accanto e raccoglie quello che vuole. Per
le figlie si preoccupa solo delle cose pratiche, “non dell’anima”. Crede fermamente nell’indipendenza.
Ma “le peggiori dipendenze non sono quelle economiche”, e la peggiore infedeltà è l’infedeltà a se stessi.
Rivivendo corse in motorino, sedute di terapia ‘light’ nei centri di disintossicazione, seduzioni vampiresche e notti strane, Renata a
quarant’anni si spoglia a poco a poco di ogni forma di autoinganno, e si prepara a
entrare a occhi aperti nella vita che verrà.
Natura infedele è un viaggio comico e drammatico nella vita di una famiglia dove “delle cose importanti non si parla mai”, e si coltiva l’inerzia come baluardo contro “le onde anomale in avvicinamento”.
Un viaggio in molte tappe, fotogrammi di vita che svelano un diario intimo
spregiudicato e disarmante.
Cristina Grande è nata a Lanaja nel 1962 e vive a Saragozza. Da piccola si appassiona alla
musica, da grande studia filologia inglese, si specializza in cinema e arti
visive, diventa una fotografa professionista.
La sua scrittura rispecchia profondamente queste inclinazioni: la nitidezza del
ritmo, la capacità espressionistica di trasmettere moltissimo con poche parole, quasi senza
aggettivi, la tendenza a cogliere un quadro di insieme attraverso particolari,
dettagli, l’abilità di far parlare i fatti.
Cristina viaggia molto e dice che è mettersi in movimento a provocare l’ispirazione.
“Scrivo per comprendere, per mettere ordine nelle cose, per entrare in contatto
con gli altri”.
“La mia non è una scrittura femminista, ma sotto certi aspetti femminile, sebbene molti
uomini dicano di essersi pienamente ritrovati nei sentimenti di cui narro”.