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GAETAN SOUCY Cominciò tutto con una caduta. Mentre
era accovacciato per allacciarsi gli
scarponi, il giovane si prese una
ginocchiata tra le scapole. Ruzzolò in fondo alla scarpata.
La buca, profonda una quindicina di metri, occupava lo
spazio di tre isolati di case. Il ragazzo si ritrovò in una
pozza di fango, steso come uno scendiletto, senza fiato. L’operaio
che lo aveva colpito se ne stava sull’orlo del baratro.
Un suo compagno si complimentava con lui dandogli delle
pacche sulla schiena. Ridevano entrambi. |
Ogni tanto
partiva un’ingiuria, di punto in bianco, senza una
ragione precisa, come se ne sentono nei manicomi. Gli operai
continuavano il loro lavoro fischiettando. Non si davano pensiero.
Avevano visto di peggio.Nella squadra in cui l’avevano assunto di
recente come apprendista, capitava
che Xavier X. Mortanse si domandasse in
quale modo le continue umiliazioni che subiva potevano contribuire
alla sua formazione di demolitore. C’era motivo
d’interrogarsi. Sì, lui non era del posto, ma quanto a
questo metà dei suoi compagni erano nati all’estero. Forse dipendeva
dal fatto che, allampanato come un cipollotto, veniva
istintivamente respinto da quegli uomini massicci,grossi come armadi. In
ogni caso, la sua giovinezza, il suo
candore, il suo buffo accento e la sua sintassi estrosa, la
sua faccia di pierrot caduto dalla luna parevano attirare inevitabilmente
le burle, le botte. Gli imputavano colpe che non
aveva commesso. Lo costringevano, a dispetto della sua
gracilità, a trasportare gli attrezzi più pesanti. Soltanto due giorni prima un burlone, e Xavier pensava anche di sapere chi fosse, gli aveva versato nella scodella un intruglio sonnifero che gli aveva fatto passare il pomeriggio in uno stato di fiacchezza tale che oggi Xavier si stupiva di essere ancora vivo, avendo rischiato di rompersi le ossa un’infinità di volte nel corso di quel pomeriggio di debolezza estrema. L’apprendista accettava tutto. "Fa parte del mestiere" scriveva a sua sorella. Cercava di unirsi alle risate dei compagni, quando gli dicevano che, casomai fossero venuti a mancare i viveri, non avrebbero dovuto estrarre a sorte per sapere chi sarebbe stato mangiato. |