GAETAN SOUCY
Music-Hall!

Cominciò tutto con una caduta. Mentre era accovacciato per allacciarsi gli scarponi, il giovane si prese una ginocchiata tra le scapole. Ruzzolò in fondo alla scarpata. La buca, profonda una quindicina di metri, occupava lo spazio di tre isolati di case. Il ragazzo si ritrovò in una pozza di fango, steso come uno scendiletto, senza fiato. L’operaio che lo aveva colpito se ne stava sull’orlo del baratro. Un suo compagno si complimentava con lui dandogli delle pacche sulla schiena. Ridevano entrambi.
Lo
trovavano proprio bello, quel capitombolo.
Il ragazzo
avrebbe voluto fare loro un cenno, come a dire tutto a posto, e che lo trovava bello anche lui. Tuttavia, non riuscì a rimettersi in piedi. Siamo a New York, alla fine degli anni Venti, in un cantiere di demolizione. Il ragazzo era un immigrato di fresca data. Almeno, era quello che diceva lui.
Si chiamava Xavier X. Mortanse.
Quel giorno, si lavorava in condizioni difficili. Le autorità
avevano recintato un duplice quadrilatero, col pretesto di una minaccia alla sicurezza pubblica. Si subodoravano però delle manovre speculative, e le voci correvano. Si accusava il potente Ordine della demolizione di aver messo in atto delle opere di sabotaggio: erano crollate facciate, delle scale avevano ceduto, al momento giusto, si sarebbe detto.
C’era stata una vittima. Circolavano di nascosto volantini
sediziosi. "Si abbattono le catapecchie per costruire al loro posto edifici signorili per ospitare i ricchi con uffici che fanno circolare il denaro ai quattro angoli delle città del mondo".
E via discorrendo. Degli ex residenti, tutti poveri diavoli,
si aggiravano a gruppetti ostili nei pressi del cantiere.

Ogni tanto partiva un’ingiuria, di punto in bianco, senza una ragione precisa, come se ne sentono nei manicomi. Gli operai continuavano il loro lavoro fischiettando. Non si davano pensiero. Avevano visto di peggio.Nella squadra in cui l’avevano assunto di recente come apprendista, capitava che Xavier X. Mortanse si domandasse in quale modo le continue umiliazioni che subiva potevano contribuire alla sua formazione di demolitore. C’era motivo d’interrogarsi. Sì, lui non era del posto, ma quanto a questo metà dei suoi compagni erano nati all’estero. Forse dipendeva dal fatto che, allampanato come un cipollotto, veniva istintivamente respinto da quegli uomini massicci,grossi come armadi. In ogni caso, la sua giovinezza, il suo candore, il suo buffo accento e la sua sintassi estrosa, la sua faccia di pierrot caduto dalla luna parevano attirare inevitabilmente le burle, le botte. Gli imputavano colpe che non aveva commesso. Lo costringevano, a dispetto della sua gracilità, a trasportare gli attrezzi più pesanti.
Soltanto
due giorni prima un burlone, e Xavier pensava anche di sapere chi fosse, gli aveva versato nella scodella un intruglio sonnifero che gli aveva fatto passare il pomeriggio in uno stato di fiacchezza tale che oggi Xavier si stupiva di essere ancora vivo, avendo rischiato di rompersi le ossa un’infinità di volte nel corso di quel pomeriggio di debolezza estrema.
L’apprendista accettava tutto. "Fa parte del mestiere"
scriveva a sua sorella. Cercava di unirsi alle risate dei compagni, quando gli dicevano che, casomai fossero venuti a mancare i viveri, non avrebbero dovuto estrarre a sorte per sapere chi sarebbe stato mangiato.

Scheda del libro
Comincia così...
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