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A ritmo di blues
Un delitto e i suoi suoni oscuri
di Sergio Pent
La riscoperta sistematica dei più brillanti nomi dell'età d'oro del
crimine sembra approdata a una concretezza editoriale: tutto Jim
Thompson in una collana della Fanucci, un Meridiano di Chandler in
arrivo, ora Marcos y
Marcos che pubblica le storie del detective Hoke Moseley, eroe
sbalestrato del non troppo noto Charles Willeford. Willeford fa parte
della consueta epopea dell'American Dream tipica della sua generazione e
di quella
precedente è vissuto tra il 1919 e il 1988 con esperienze brutali
in guerra, mestieri disparati, carriera in bilico tra consensi di
pubblico e indifferenza dei critici. Un nome da edicola, come il grande
Thompson, un nome che dà, oggi, la misura di cosa significa conoscere
la vita quotidiana dal basso. Leggendo Willeford, e gli altri big del
periodo, ci rendiamo conto che la società dipinta da questi allora
piuttosto anonimi precursori, è l'America in espansione
metropolitana e sociale, vista in penombra.
Anche in Willeford i personaggi e le storie sono la componente forte,
assoluta del racconto: duri da strada, psicopatici resi tali dalle
brutture dell'infanzia violenta o dalla guerra, donnine da tappezzeria
che cascano sempre male per inesperienza, salvo poi tirarsi indietro e
lasciare nei guai i loro momentanei compagni.
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Così, in questo
Miami Blues del 1984 troviamo il frenetico culturista da cella di rigore
Freddie Frenger, detto Junior, approdare a Miami dalla lunga vacanza a
strisce di San Quintino. In aeroporto Junior spezza un dito a un
appiccicoso Hare Krishna che mendica attenzioni, e il poveraccio crepa
per lo shock. Junior fa perdere le sue tracce, si muove provvisto di
contanti e carte di credito rubate, cerca un futuro pieno di svaghi e di
femmine, anche se deve abituarsi all'idea, dopo anni di promiscuità
carcerarie. Incontra la puttanella ventenne Susan, studentessa svagata e
con poco sale in zucca, sorella del defunto in aeroporto. La vicenda,
sballata e ricca di battute esilaranti nonostante la
surreale tragicità dei destini, procede saltellando tra i tentativi di
vita a due di Junior e Susan e la ricerca serrata del detective Hoke
Moseley, ultraquarantenne separato, senza soldi, armato di pazienza e
dentiere provvisorie, ridicolizzato dall'animalesco Junior, che arriva a
sostituirsi
a lui per operare le sue malefatte.
Il romanzo trova una tragica conclusione, ma si lascia percorrere con
disincanto quasi goliardico, in grado com'è di ricostruire a ritmo di
blues la geografia di un disagio esistenziale, soprattutto attraverso la
solarità di una Miami colta di profilo e in relax, e le gaffe anche
drammatiche dei vari personaggi. Nella sua stralunata carriera,
Willeford precorre
l'arrivo di un autore come Carl Hiaasen, e riesce a farsi leggere con
interesse e partecipazione, meritando una piena riscoperta, pedina
sorridente sulla scacchiera d’oro del noir. |