17
NOV
2015

Manuale pratico di giornalismo disinformato

Notizie, idee, curiosità

“Il mattino dopo ero andato a correre che era un po’ che non ci andavo e c’era una luce, quel mattino lì, così pulita, sembrava impossibile che tutti i giorni morisse qualcuno, con quella luce lì”.

Baistrocchi è salito sul tetto a fumare, di nascosto, una sigaretta, che erano vent’anni che aveva smesso.
Sente un urlo, ma forte, e subito pensa una cosa stranissima: “Questa voce io la conosco”.
È la voce di una donna che ha visto solo una volta, alla cena della scuola elementare di giornalismo disinformato.
Baistrocchi aveva fatto un corso di giornalismo disinformato, alla fine avevano fatto una cena, ed era venuta anche la moglie di un suo allievo, Mantegazza, e aveva detto tre frasi: “Io, sostanzialmente, sono la moglie”, “Mio marito, sostanzialmente ha perso la testa”, “Mio marito, sostanzialmente, si è innamorato di lei”.

Il bello dei fatti criminali, se c’è qualcosa di bello nei fatti criminali, e secondo Baistrocchi c’è, è il fatto che il mondo, quando succede un delitto, o anche una disgrazia, diventa più mondo.
E Baistrocchi, ai fatti criminali, era uno che ci pensava, perché doveva scrivere un romanzo, e aveva un ritardo nella consegna che un po’ aveva vergogna.
Aveva bisogno di una disgrazia, perché Baistrocchi, nei suoi romanzi, scriveva cose che erano successe davvero, non inventava niente, e se non succedeva niente non aveva niente da scrivere.
E in quei momenti lì, intanto che fumava sul tetto, si immaginava che gli sarebbe successo qualcosa.
E gli era successo davvero.

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