29
SET
2016

Ma il mondo, non era di tutti? e Transito all’ombra in libreria

Notizie, idee, curiosità

Da oggi in libreria Ma il mondo, non era di tutti? a cura di Paolo Nori e Transito all’ombra di Gianluca D’Andrea: un’antologia di otto racconti racconti sul tema dei confini e il terzo volume della collana Le Ali.


 

“La mia vita in effetti, anche se non sta bene dirlo, si è svolta all’insegna di alcuni privilegi”.

MA IL MONDO, NON ERA DI TUTTI?
a cura di Paolo Nori

Il nostro mondo, è in grado di proteggere qualcuno dalla sua solitudine?
Ha senso, oggi, in Italia, l’articolo primo della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, quello che dice che “Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti. Sono tutti dotati di ragione e coscienza e devono agire gli uni con gli altri con uno spirito di fraternità”?

Rispondono a queste domande, con un racconto, un fumetto o una poesia:
Violetta Bellocchio, Emmanuela Carbé, Francesca Genti,
Carlo Lucarelli, Monica Massari, Giuseppe Palumbo,
Antonio Pascale, Gipi.

VENERDÌ 30 SETTEMBRE
al Festival Internazionale a Ferrara
Violetta Bellocchio e Monica Massari presentano
Ma il mondo, non era di tutti?
con Francesca Chiavacci
in collaborazione con Arci nazionale


“Tutti siamo piccoli, Sofia,
abbiamo poco o niente da dire,
eppure questo fiato, così buffo,
è il dovere che ci unisce e dissolve.”

TRANSITO ALL’OMBRA
Gianluca D’Andrea

Nervoso nella lingua e nello stile, nervoso nello sguardo che getta
sulle cose, il Transito all’ombra di Gianluca D’Andrea procede lungo
uno stretto crinale, uno spartiacque tra io e mondo, destino individuale e storia collettiva, estrema possibilità di rappresentare o narrare e verosimile impossibilità di trovare un senso, luce e buio, dovere di memoria e dimenticanza.
Il Transito è movimento, divenire, talvolta persino epico, o pura caparbia vita che insiste e non vuole finire; ma l’ombra in cui avviene è quella di un acquario in cui “Passano le figure, inseguono gli eventi” e “la giustizia si sposta nello stesso / luogo, si sgrana in tempi impercettibili”. Lo spazio e il tempo della raccolta hanno nomi e confini: l’Italia, tra Messina e Treviglio, il secondo Novecento e le sue crudeltà sottaciute; e tuttavia queste coordinate sfumano a tratti in altri tempi e in altri spazi più immani, biologici e geologici, se “la terra è statica in milioni di anni senza noi, ci raggiunge e vomita”. È in un simile contesto, tra disperazione e speranza, che la vicenda umana dantescamente “s’immilla”.

Fabio Pusterla