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GARRY
DISHER
Recensioni
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| mangialibri.com dicembre 2005 |
La
Repubblica ottobre 2005 |
Pulp gennaio 2006 |
| Domenico
Gallo Pulp Gennaio 2006 Ogni romanzo noir è una ricerca della verità, ogni crimine si pone ai nostri occhi come un enigma da risolvere. La tradizione classica, quella corrente forse inaridita in cui la scoperta della verità è totalmente appagante quanto superficiale, si compiace e ci illude di una vera comprensione, il noir degli ultimi decenni ci avverte che non comprenderemo mai fino in fondo le ragioni di un crimine e di una vita criminale. Sembra quasi che questo filone della letteratura si sia evoluto fino a concepire un proprio teorema di incompletezza, e abbandonare il lettore a una fatale incertezza esistenziale. Il romanzo di Garry Disher vive nella specularità tra la solitudine del criminale e la solitudine dell’investigatore. Come nel detective senza nome, protagonista del ciclo della Factory di Derek Raymond, un crimine consumato nella sfera familiare è il segno di un equilibrio che non potrà più essere raggiunto, una lettera scarlatta che fa di lui un individuo particolare nella comunità. |
L’ispettore
Hal Challis interpreta questo ruolo in maniera pacata, nota stonata di una
società fragile fatta di surf e di liberismo dilagante, in cui ogni altra
vita tenta, ma senza riuscirci, di seguire un proprio destino. Se
escludiamo da questa indagine l’identità del serial killer,
troviamo nel romanzo una rete di vite destinate a rimanere inespresse,
quasi che la retrocessione sociale descritta nel preambolo del romanzo si
sia rapidamente insinuata in tutte le persone legate da questa storia. Questa instabilità sembra avere colpito tutti tranne il serial killer, quasi che l’istinto di violenza primordiale si trovi a un livello più basso e non tipico delle società umane. Per il resto tutti sono colpiti nelle loro identità e nei loro desideri. In questa Australia assurda, in cui a Natale fa caldo e le pubblicità rimandano false nevicate in contrasto con la siccità e le pelli abbronzate dei surfer, le esistenze peggioreranno ancora, anche dopo l’arresto dell’assassino. |
| mangialibri.com dicembre 2005 Australia, quasi Natale, caldo soffocante. Le bravate dei soliti teppisti che danno fuoco alle cassette della posta non bastavano più, pare: a Mornington Peninsula è ospite la paura, quest'anno. Due ragazze stuprate e uccise nel giro di una settimana, e nessun indizio. Il caso è affidato all'ispettore Hal Challis, un uomo dal passato tormentato (la moglie ha tentato di farlo uccidere dal suo amante) e dal presente solitario (passa le giornate a ricostruire una vecchia carcassa di aereo, un Dragon Rapide). Al suo fianco la sergente Ellen Destry, col suo marito distratto e le sue liti con la figlia teenager, l'agente John 'Tank' |
Tankard, massiccio e violento, e la giovane recluta Pam Murphy, innamorata del surf e di un maestro di surf che ha la metà dei suoi anni. Il Natale si avvicina, il killer è ancora in agguato, gli incendi dei piromani aumentano, il caldo si fa sempre più soffocante... a Mornington Peninsula sembra di stare all'inferno. Garry Disher sforna un thriller complesso, una danza macabra affollata di personaggi a tutto tondo le cui vite si intersecano e si scontrano come in un moto browniano incessante e snervante. Un libro sorprendentemente profondo, lontano anni luce dai 'soliti' noir da supermercato, che ci regala una visione 'dal di dentro' della Polizia lontana dai cliché e a tratti addirittura commovente. |
| Edmondo
Berselli La Repubblica Almanacco dei libri ottobre 2005
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sociale
inavvertita, in cui le convenzioni di ieri sono state spazzate via da un
tornado di moderna amoralità, e dove la cocaina è di casa, gli
stupratori usano il preservativo, il surf convive con una quotidianità
"hard boiled".La trama è buona perché succede tutto ciò che
di male può succedere, i presentimenti peggiori si avverano, le
intuizioni sono sempre perfette, cioè adeguate a una società indistinta
e implacabile. Risulta curiosa l’Australia esotica descritta
dall’autore: il Natale estivo, con le casa in crisi idrica
("Svuotò il catino nella lavatrice. Un altro paio di docce e avrebbe
avuto acqua a sufficienza per un carico di biancheria"), ma è ancora
più interessante la descrizione di una vita molto "americana",
in cui ciò che si disintegra coabita a fatica con i codici della
tradizione. Alla fine tutti i tasselli vanno a posto, l’ispettore Challis porta a casa il suo risultato, la trama si conclude nel modo tecnicamente adeguato. Non sarà un capolavoro letterario, ma ha il pregio aggiuntivo di raccontare un mondo poco conosciuto sceneggiandolo con realismo e immediatezza. |