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29
MAR
2018

Luciano Cecchinel, Albrecht Goes e Umberto Piersanti in libreria

Notizie, idee, curiosità

“Hanno una sola notte, quei due. Ma vuol dire: per sempre.”

Albrecht Goes
NOTTE INQUIETA

Traduzione di Ruth Leiser

Una notte fredda e buia.
Fuori impazza la follia nazista. Ma in una piccola stanza si svolge, dolcissima e drammaticamente intensa, la notte inquieta di un pastore, che assiste le ultime ore di un condannato a morte per diserzione, e di due innamorati che al primo sole devono dirsi addio.
Una notte di sguardi, abbracci e parole che uniscono per sempre.
Cento pagine di meraviglia scritte da Albrecht Goes tornano in libreria in una nuova edizione.

 


 

“Enrico ha sempre il rasoio in tasca. Gli piace far la barba con quello e non con quelle stupide lamette che s’incrinano e si spezzano come niente.
Ogni tanto deve andare dai dottori del dipartimento di salute mentale. È sempre inquieto, ma non è pericoloso, dicono. Non dà fastidio a nessuno, e anche se è pieno di rabbia verso tutti e tutto, non lo dimostra. È una persona mite, magari anche un po’ timida. È uno che si può lasciar girare tranquillamente per le strade.
Ma Enrico ha un orgoglio spaventoso, nessuno lo deve offendere, nessuno lo deve toccare su quell’affare del lavoro che non ha: questa è una cosa che gli brucia dentro, che lo fa star male”.

Umberto Piersanti
ANIME PERSE

Un tempo si chiamavano manicomi criminali; ora sono strutture di recupero.
Ci finiscono persone al limite, che spesso hanno addirittura ucciso, in preda a un raptus di follia.
Ferruccio Giovanetti dirige alcuni di questi centri nel Montefeltro, e ha conosciuto molte delle loro storie.
Per raccontarne qualcuna, si è rivolto a Umberto Piersanti, che era stato suo professore all’università.
Con sensibilità poetica e senza mai giudicare, Piersanti ne ha scritte diciotto.
Diciotto lampi di vite smarrite, che non sempre han trovato la pace.

 


 

“Ma se sono quelle contrade ampiamente note, è per il più autentico tipo umano che vi risiede; un esemplare talvolta vilipeso, giacché, se per taluni aspetti ancora controverso è il giudizio che su di lui viene dato, egli è dai più fatuamente immiserito col nomignolo di scanagoti.
Non si sa bene dove e da chi sia scaturito tale appellativo che porta a pensare che di essere perdutamente dedito al bere si tratti, quando è semmai per sostenere il pesante lavoro cui sa ancora assoggettarsi o per sostentare l’ormai connaturata propensione contemplativa che egli si accosta a tonificanti bevande”.

Luciano Cecchinel
LA PARABOLA DEGLI ETERNI PAESANI

Prima prova narrativa del grande poeta veneto, La parabola degli eterni paesani racconta una storia semplice, quasi una commedia popolare, con toni aulici che creano un effetto di delicato e sapiente umorismo.
In un angolo remoto del Veneto, un gruppo di paesani ‘scanagòti’ si dà appuntamento, la sera, in una casera sui monti.
Tra un bicchiere e l’altro, sognano un cambiamento, ma la realtà della politica li inghiottirà.
È una storia di popolo, ricca e viva, che incrocia la Grande storia; un’evocazione comicamente altisonante della caduta di un’utopia di paese, che è forse un tentativo di cauterizzare autentiche ferite, etiche e politiche, mai del tutto rimarginate.

“È come se, grazie a lui, la lingua rinascesse ogni volta”
Giorgio Agamben

“Cecchinel è colui che meglio ha saputo interpretare lo spirito della nostra regione”
Andrea Zanzotto

“Cecchinel ha ritmi epici… Un mondo si è ritirato nelle parole della sua poesia e nella loro musica”
Massimo Cacciari