Vendetta al palazzo di giada Dale Furutani

  • «Che cosa dovrei tagliare?» Il samurai ubriaco si reggeva in piedi a malapena. Dondolava come se la pedana sotto di lui fosse il ponte di una nave anziché il pavimento di una casa da tè lungo la strada. Sfoderò la sua katana, la spada lunga, e la brandì come la bacchetta di un negromante, descrivendo nell’aria cerchi vaghi, in attesa della
    divina ispirazione. Il suo compagno era seduto in terra, sui logori tatami della sala comune. Era anche lui un samurai, indossava un kimono sgualcito e aveva in mano una tazza da sakè di legno quadrata. Si guardò intorno, in cerca di un bersaglio per la lama ondivaga della spada dell’amico. In un lampo di ispirazione alcolica, fissò la tazza. «Taglia questa» propose,
    mostrandogliela. «La tazza?» «Sì. Vediamo se ci riesci. La lancerò in aria e tu la taglierai a metà». «In volo?» «Ma certo! Dove sta la bravura se la metto per terra?» chiese in un ghigno che rivelò una fila di denti marroni e storti. «Aspetta un attimo» disse, portando la tazza alle labbra per succhiarne le ultime stille. L’aroma del legno fragrante
    migliorava il sapore di quel vino di riso, scadente e lattiginoso. «Aaah, che buono». Erano le prime ore del pomeriggio, ma evidentemente i due samurai avevano trascorso la giornata a bere. In tono stentoreo, si erano sfidati a dimostrare la propria abilità nell’arte della spada. «Bene» disse il samurai seduto al suo compagno. «Adesso preparati». Con una mano soppesava la tazza quadrata. «Ichi,
    ni, san» contò; quindi la lanciò in alto. La tazza roteò nell’aria spruzzando gocce argentate, simili alle scintille che d’estate, durante i fuochi d’artificio, sfrigolano dalle girandole fissate ai ponti. Il samurai in piedi tirò un fendente scoordinato e la tazza di legno, intatta, precipitò sui tatami logori, rimbalzando due volte prima di arrestarsi. Il samurai seduto scoppiò in una grassa
    risata. «Che c’è di buffo?» «Tu sei buffo». «Va bene, vediamo come te la cavi tu, allora» ribatté il samurai barcollante indignato. Infilare nel fodero la punta della katana fu uno sforzo immane; l’ubriachezza aveva reso quel semplice gesto, una delle mosse basilari che si insegnano ai principianti nell’arte della spada, un’impresa. Finalmente riuscì a rinfoderare la lama e piombò di
    nuovo sulle stuoie. Il suo amico si trascinò diligentemente a raccogliere la tazza. Come il suo compagno, anche lui faticava a stare in piedi. Soppesando di nuovo la tazza, sfoderò la spada. «Attento» fece, lanciandola in aria. Mollando un selvaggio fendente con una mano sola, colpì di sghimbescio la tazza, che volteggiò attraverso la stanza come un volano respinto da una racchetta intarsiata
    nel gioco dell’oibane. La tazza atterrò accanto a un uomo seduto a sorseggiare il suo tè. Era un ronin, un samurai senza padrone, con kimono e pantaloni hakama da viandante. A differenza degli altri due samurai, non aveva la testa rasata. Portava i capelli tirati indietro, annodati in cima alla testa. Vide la tazza avvicinarsi e, con agile noncuranza, la afferrò
    un attimo prima che lo colpisse. L’altra mano, che reggeva la tazza accanto alle labbra, non lasciò cadere una goccia né vacillò un solo istante.

    “Uno spirito forte in un corpo fragile. Sei bellissima.”

    Dale Furutani Vendetta al palazzo di giada

  • Autore: Dale Furutani
  • Genere:
  • Collane:
  • Titolo Originale: Jade Palace Vendetta
  • Data Pubblicazione: 25/09/2014
  • Numero di pagine: 352
  • Codice EAN: 9788871686974
  • Prezzo di listino: 10 €
  • Lingua Originale:

Donne, eserciti, mercanti: la celebre Tokaido, che congiunge Kyoto con l’antica Tokyo, è un palcoscenico straordinario. I banditi tendono un agguato al mercante Hishigawa e Matsuyama Kaze, il samurai che sta setacciando il Giappone in cerca di una bambina scomparsa, lo salva e accetta di scortarlo fino alla sua dimora di Kamakura.

Il palazzo del mercante è sontuoso, ma Kaze è in allarme. Troppi sguardi perfidi, ragazze che sembrano cortigiane, occhi che spiano nell’ombra. E perché mai Yuchan, la splendida moglie su cui Hishigawa aveva tanto favoleggiato in viaggio, vive praticamente in clausura in un palazzo di giada?

Tra umorismo, colpi di scena e sapienza zen, Vendetta al palazzo di giada seduce i lettori a “considerare gli alberi come scale per il cielo”, o a “rilassarsi su un ramo nella posizione del loto per vedere il mondo dall’alto”, insomma a simpatizzare con la buffa filosofia estrema di Matsuyama Kaze.