Una misteriosa devozione Carlo Zanda

  • Joseph W. era un paziente complicato. Troppo diffidente verso il trattamento cui aveva deciso di sottoporsi e troppo orgoglioso per accettare di farsi guidare dall’uomo seduto sulla poltrona verde alle spalle del divano su cui era sdraiato. Perciò gli incontri si trasformavano spesso in estenuanti bracci di ferro: da una parte lui, il giovane riluttante psichiatra intenzionato a intraprendere la
    carriera di psicoanalista, dall’altra il vecchio Freud, tutt’altro che remissivo di fronte alle sue continue, piccole provocazioni. Il copione si ripeté anche nella seduta del 19 gennaio 1935, nel corso della quale Joseph W. riferì un sogno della notte precedente in cui aveva comprato libri e funi e nel finale venne affrontato il tema delle frequenti devianze sessuali negli anziani.1 “Con
    il declino dell’intelligenza, dovuto all’età, c’è anche una diminuzione delle restrizioni morali. Più vecchi si diventa, peggiori si è” disse Freud. “Ma non tutti” obbiettò Joseph W. “Cosa?” disse Freud. “Non tutti” ripeté Joseph W. A questo punto Jo-fi, che era rimasta per tutto il tempo accucciata accanto alla poltrona, ruppe l’imbarazzato silenzio e si drizzò sulle zampe. Quindi, dopo essersi stirata, sbadigliò.
    Freud, che conosceva il significato di quel segnale, estrasse l’orologio dal taschino del panciotto: mancava solo un minuto ai canonici cinquanta, per fortuna. Joseph W. sollevò la testa dalla salvietta di lino bianco del cuscino, salutò il Professore e in pochi istanti si ritrovò sul marciapiede di Berggasse 19. I lampioni erano già stati accesi e Vienna, immersa in un
    silenzio freddo e misterioso, si preparava ad affrontare la notte sotto una morbida coperta di neve. Sigmund Freud avrebbe potuto anche fare a meno di controllare l’orologio: Jo-fi, l’amata chow chow, non sbagliava mai.

    "Non ho mai detto che la vita non sia complicata. Ma difenderò fino alla morte la frase ‘Felicità è un cucciolo caldo’. Sfido i critici a darmi una definizione migliore di cosa sia la felicità…” Charles M. Schulz

    Carlo Zanda Una misteriosa devozione

  • Autore: Carlo Zanda
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 30/10/2014
  • Numero di pagine: 288
  • Codice EAN: 9788871687049
  • Prezzo di listino: 18 €
  • Lingua Originale:

Storie di scrittori e di cani molto amati.

Quando Jo-fi si raddrizza sulle zampe, Sigmund Freud capisce che la seduta è terminata; Konrad Lorenz insegna ai suoi cani il doveroso rispetto per le oche.
Carlo, terranova di pelo scuro, è l’unico essere da cui Emily Dickinson si senta veramente capita; Dino Buzzati possiede e si sente posseduto da tre cani.
Nei suoi lunghi anni al confino, Carlo Levi non è mai solo: il suo cane Barone lo accompagna anche dall’arciprete e dal podestà.
Petote, il cane di Goffredo Parise,“se non ha l’anima poco ci manca”; Baldo, il cane-filosofo di Franco Marcoaldi, è fonte inesauribile di buonumore.
Tra i tanti cani di Franca Valeri, Roro è quello che più ama la vita d’albergo; Giuseppe Tomasi di Lampedusa si sveglia la notte per consolare il suo Crab dai brutti sogni.
Françoise Sagan approfitta di un’intervista televisiva per lanciare un pubblico appello, quando il suo inseparabile Youki scompare…

Incontri, passioni, avventure: quarantacinque scrittori e i cani della loro vita.

“Quello tra scrittori e cani è un legame che ha attraversato la storia della letteratura, benché i musi ispiratori siano spesso rimasti nell’ombra. L’idea di questo libro è proprio quella di mettere in luce una relazione che oltre a essere profonda è anche meravigliosamente misteriosa”.

Chicca Gagliardo

“C’è chi dice che i sadici amano i cani e i masochisti i gatti. Chissà.
Un cane o un gatto potrebbero essere, semplicemente, un modo per scaldare l’umidità dall’anima.
Io penso, però, che il cane scaldi di più e che raccontare di cani, del loro cordone ombelicale con la nostra specie, sia emozionante, persino commovente.
Per questo mi sono bevuto
“Una misteriosa devozione”. Perché mi rafforza l’idea che il cane non sia il miglior amico dell’uomo. Spesso è un ottimo uomo”.

Fulvio Ervas