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Una banda di idioti in cucina Cynthia LeJeune Nobles

  • La satira, naturalmente, è al centro del romanzo premio Pulitzer di John Kennedy Toole, Una banda di idioti. Ma mentre Ignatius J. Reilly conduce la sua crociata contro il mondo moderno, la parodia si estende all’ambientazione del romanzo, a quella “città ricca di fascino e cultura”, a New Orleans. E dal momento che l’elefantesco Ignatius è un mangione, l’ironia si
    riversa inevitabilmente sulla leggendaria cucina della città. Perciò, mentre le scene si susseguono tra montagne di ciambelle zuccherate, fiumi di birra Dixie 45, grovigli di spaghetti e cumuli di gusci vuoti di erster (ostriche), il lettore ben presto realizza che il cibo, come la stessa New Orleans, è anch’esso un personaggio. A coloro che non hanno letto questa brillante commedia
    del quotidiano, basterà immaginare un susseguirsi di colpi di scena che ruotano attorno a un idealista trentenne ed estremamente colto che detesta lavorare e vive in una minuscola casetta di città con una madre iperprotettiva. Siamo all’inizio degli anni Sessanta, i soldi scarseggiano e i guizzi di intelligenza ancora di più. I due sono circondati da una serie di personaggi
    secondari molto terra terra che, in gran parte, per gli standard di oggi, appaiono politicamente scorretti e si definiscono anche attraverso le proprie abitudini alimentari. All’epoca in cui Toole scrisse la Banda, sempre nei primi anni Sessanta, le tendenze alimentari stavano cambiando. Dopo la Seconda guerra mondiale, negli Stati Uniti ci fu un boom degli elettrodomestici da cucina e dei
    cibi confezionati. Le cene preconfezionate stavano facendo il loro ingresso sul mercato, il succo di arancia veniva venduto in polvere o in concentrato surgelato, il condimento per l’insalata in bottiglia e gran parte delle salse veniva preparata a partire da una zuppa in scatola. Anche la vendita di cereali confezionati e kit per la preparazione della pizza erano in aumento.
    E naturalmente c’era un sacco di cibo spazzatura, in gran parte destinato alla popolazione del baby boom del Dopoguerra. D’altra parte, fu anche l’epoca in cui il vegetarianismo diventò di moda. La cucina del Sud iniziava a essere presa in seria considerazione e i ristoranti più lungimiranti si cimentavano con i primi piatti giapponesi. Gli anni Sessanta furono inoltre caratterizzati
    da un amore per la stravaganza. In particolare, la first lady Jacqueline Kennedy lasciava a bocca aperta i buongustai ospiti della Casa Bianca con pietanze francesi. In televisione, la conduttrice e chef di formazione classica Julia Child tentava di far apprezzare la cucina francese ai suoi telespettatori, e nelle case si scaldavano pentole per la fonduta, si preparavano barbecue in
    giardino e si servivano primi piatti e dessert alla fiamma. A New Orleans, città spesso riluttante ai cambiamenti, gli anni Sessanta cominciarono con un piede saldo nel passato; i negozi di alimentari vendevano ancora i fagioli con il baccello, e il latte, il formaggio spalmabile creolo e la Coca-Cola venivano consegnati a domicilio. Ma alla fine dello stesso decennio, le consegne
    a domicilio non esistevano praticamente più; questo anche a causa di Schwegmann’s, l’enorme catena che introdusse nella regione la spesa fai-da-te a prezzi convenienti e che offriva praticamente qualsiasi cosa: articoli per il giardinaggio, rane vive, panini poor boy alle ostriche e cocktail preparati dai bar interni. Tuttavia, nonostante la nuova tendenza a fare acquisti nei supermercati, i negozietti di
    zona continuavano ad abbondare e in molti quartieri costituivano un punto di riferimento. La caratterizzazione dei personaggi di Toole tocca molte delle tendenze alimentari dell’epoca. Ad esempio, le cene sofisticate decisamente non sfiorano la casa romanzesca dei Reilly in Constantinople Street, e la praticità impera: le cene della signora Reilly sono per lo più a base di cibi in scatola.
    A rappresentare la tradizione c’è Santa Battaglia, la cui vita ruota attorno alla preparazione di piatti italiani. Il signor Watson e Burma Jones sono invece due afroamericani che discutono dei loro problemi circondati dalla carne e dalle salsicce marinate del negozio di alimentari di quartiere. La moglie dell’agente Mancuso possiede tutti gli utensili da cucina più moderni e poi, naturalmente,
    c’è Ignatius che è patito di ogni tipo di cibo spazzatura immaginabile. L’uso del cibo con la funzione di personaggio nasce ovviamente dal profondo rapporto fra Toole e la sua amata città, un luogo che non ha ancora dimenticato i propri legami con l’Africa e l’Europa. Ricordiamoci infatti che dal 1718 al 1803 New Orleans è stata prima sotto il dominio
    dei francesi e poi degli spagnoli. I proprietari terrieri coloniali – molti dei quali si atteggiavano ad aristocratici europei – pensavano che mangiare cibi sofisticati fosse sinonimo di prestigio. Alcuni portarono perfino con sé i propri chef dal paese di origine. Ma la maggior parte dei nuovi arrivati si dovette accontentare di insegnare quello che ricordava come raffinato a cuochi
    africani abili e creativi che finivano col mischiare la haute cuisine ai piatti della propria tradizione, saporiti e cotti a fuoco lento. Se a questo si aggiungono le erbe, il mais, la selvaggina dei nativi americani, un’ampia parte della produzione agricola e lattiera di un gruppo ristretto ma significativo di contadini tedeschi, le mogli degli immigrati irlandesi e italiani con
    le loro tradizioni culinarie, ecco gettate le basi di una delle migliori cucine del mondo, quella creola, ossia ‘nata in America’ e un modo di cucinare diverso da qualunque altro. Per amor del vero, va detto che la cucina nota come ‘cajun’ (abbreviazione di ‘acadiano’) è più rustica e pesante di quella creola. E sebbene molti ristoranti moderni di
    New Orleans bombardino i turisti con pietanze a base di boudin, gumbo scuro e denso, pollo e salsiccia jambalaya, alligatore e una miriade di specialità piccanti cajun, nessuno di questi piatti viene menzionato nella Banda. Niente di cui stupirsi. Sembra incredibile ma prima che l’autostrada collegasse le due regioni all’inizio degli anni Settanta, tra New Orleans e l’area acadiana a
    ovest della città ci furono pochissime contaminazioni di tipo culinario. In particolare, va allo chef Paul Prudhomme il merito di aver portato la cucina cajun a New Orleans, e lui cominciò a lavorare al Commander’s Palace soltanto nel 1975. Sebbene i personaggi di Toole mangino spesso quello che al tempo era considerato una novità, conservano comunque un profondo legame con i
    classici della vecchia cucina creola, come il granchio, le ostriche, le praline, il brasato di manzo cotto a fuoco lento, le torte inzuppate nel vino e il caffè di cicoria con il latte. Per chi come noi è ossessionato dal cibo, è un po’ deludente non vedere menzionati nel libro i caffè e i ristoranti storici della città o uno
    dei loro piatti emblematici. Questa mancanza è tuttavia comprensibile. Infatti, anche se la famiglia Reilly avesse goduto di un reddito più alto, probabilmente non avrebbe cenato fuori come facciamo noi oggi, perché negli anni Sessanta la maggior parte delle persone mangiava a casa. All’epoca, andare al ristorante era un evento riservato alle occasioni speciali, i posti più esclusivi ed eleganti
    attiravano solo i turisti e i clienti più benestanti. A questo proposito, vi basterà immaginare Gus Levy della Banda, il proprietario delle Manifatture Levy – e sua moglie che si era “completamente dedicata alla… cucina ricercata” – e avrete un’idea del tipico avventore di Arnaud’s e Antoine’s. Detto questo, Una banda di idioti in cucina intende rendere omaggio ai cibi,
    sia quelli salutari che quelli che ‘fanno male’, importanti per i personaggi del romanzo e al contempo introdurre nuovi classici che si discostano dalle loro abitudini alimentari. Oltre alle ricette e a un po’ di storia sulla cucina, vi porterò anche in giro tra i luoghi preferiti di Ignatius. Preparatevi quindi a scoprire i grandi magazzini D.H. Holmes, il Prytania
    Theatre e i bar di Bourbon Street. Vi farò inoltre conoscere i Lucky Dogs, il modello autentico della Paradise Società per Azioni. Ci sarà poi qualche rapida deviazione verso Baton Rouge, la città che ha traumatizzato Ignatius a vita, ma anche verso Lafayette, la città a sud-ovest della Louisiana che sorge nel cuore della regione cajun e che ha lasciato
    un ricordo indelebile in Toole. Ho firmato il contratto per questo libro quando Alisa Plant, responsabile delle acquisizioni di lsu Press, mi ha chiesto se conoscessi qualcuno interessato a intraprendere questo progetto. Sono sempre stata una grande fan di Una banda di idioti, soprattutto per l’importante ruolo assegnato al cibo nel romanzo. Perciò, senza pensarci due volte, mi sono
    proposta di farlo io. E dopo un anno di scrittura e sperimentazioni in cucina, oltre alle attese ricette dei macaron e della salsa al formaggio, ho anche trovato alcuni piatti che andavano di moda nella New Orleans di Ignatius. Molti provengono dalla mia esperienza di autrice di libri di cucina e giornalista culinaria per «Baton Rouge/New Orleans Advocate» e dagli
    anni di studio sulla cucina di New Orleans all’interno del gruppo di autori di storia culinaria del Newcomb College. Alcune ricette sono invece ispirate ai libri di cucina di New Orleans degli anni Sessanta. E un’altra piccola percentuale proviene da chef di ristoranti e da amici generosi che vivono in città e nei dintorni, e i cui nomi appariranno accanto
    alle ricette. Di grande importanza è stata inoltre la mia vita passata in cucina a preparare gumbo, okra, jambalaya, gamberi di fiume, granchi, ostriche, caffè forte e praline. L’amore per i fornelli è nato nella mia città natale, Iota, in Louisiana, dove sono cresciuta in una fattoria dove si coltivava il riso e si allevavano gamberi di fiume, e mi
    ha accompagnata a New Orleans dove ho vissuto con mio marito, nella parte settentrionale di Broadway Street, a un isolato dalla casa di Audubon Street in cui John Kennedy Toole abitò con i suoi genitori. Poi l’uragano Katrina ci ha costretti a trasferirci a Baton Rouge e la mia residenza principale resta tuttora la città che Ignatius stronca definendola un
    “vortice della disperazione”. Tuttavia, tengo ancora un piede a New Orleans. E quando esco dal mio appartamento nel quartiere francese – noto anche come Vieux Carré, il ‘vecchio quadrato’ – e passeggio per Bourbon Street, St. Peter, Chartres e Royal, di rado mi lascio sfuggire il menù di un ristorante esposto all’esterno. Qui, nelle stesse strade in cui un tempo
    si trascinava Ignatius, trovo prelibatezze come il granchio in cremosa salsa ravigote, le ostriche di P&J, il pollo Pontalba, il café brûlot e fantasiosi piatti a base di okra. E mi colpisce sempre pensare che – proprio come per gli strambi personaggi di questa satira – gran parte del cibo che a New Orleans appare scontato, in qualsiasi altro posto
    risulterebbe esotico. Ma tale è ancora oggi il creolo, sia per quanto riguarda la gente che la cucina, nata e residente in America, ma carica di rimandi a un passato alieno, esotico e indimenticato. Quindi, dopo aver letto queste pagine, forse capirete perché Ignatius non vuole mai lasciare New Orleans, perché il cibo cucinato e mangiato dai personaggi è esso
    stesso una parodia e perché Una banda di idioti non avrebbe potuto essere ambientato in nessun’altra città.

    "Personalmente, ho scoperto che la mancanza di cibo e di comfort, invece di nobilitare lo spirito, origina soltanto ansia nella psiche umana e fa sì che tutti gli sforzi vengano convogliati verso un unico scopo: quello di procurarsi qualcosa da mettere sotto i denti". Ignatius Jacques Reilly

    Cynthia LeJeune Nobles Una banda di idioti in cucina

  • Autore: Cynthia LeJeune Nobles
  • Genere:
  • Collane:
  • Titolo Originale: A Confederacy of Dunces COOKBOOK. Recipes from Ignatius J. Reilly’s New Orleans
  • Data Pubblicazione: 27/11/2019
  • Codice EAN: 9788871689005
  • Prezzo di listino: 22 €
  • Lingua Originale:

In uscita il 27/11/19

Città della musica e della mescolanza, New Orleans cucina in tutte le lingue.
Ricette creole, cajun, siciliane, spagnole, tedesche, africane, francesi e nativo-americane attingono a superbi mercati del pesce e orti floridissimi, combinando cibi e aromi in uno scambio costante e fecondo.
Lasciamoci guidare in questo mondo variopinto da Ignatius, eroe ciccione e idiosincratico del libro proclamato “Il romanzo di New Orleans per antonomasia”: Una banda di idioti di John Kennedy Toole, premio Pulitzer per la narrativa, con milioni di copie vendute in tutto il mondo.
Da locali come il Notti di follia, al cinema Prytania, dalla casetta di Constantinople Street alle Manifatture Levy, facciamoci incantare da personaggi memorabili mentre ci mettiamo ai fornelli sognando New Orleans.