Tre matti Gogol', Dostoevskij, Tolstoj

  • Una volta, mi ricordo, mi ero appena laureato, c’era una psicologa che era venuta a trovare i miei genitori e che, saputo che mi ero laureato in lingua e letteratura russa, mi aveva chiesto “Ma lei allora è un esperto di Dostoevskij?”, e io mi ricordo le avevo risposto che secondo me era impossibile, essere esperti di Dostoevskij. E questa
    cosa mi è tornata in mente anni dopo quando avevo letto una frase di Roman Jakobson che citava “un grande poeta russo mai esistito, Koz’ma Prutkov, che affermava: ‘Nessuno abbraccia l’inabbracciabile’”, e io avevo pensato che dei grandi scrittori come Gogol’, Dostoevskij e Tolstoj, per esempio, ma anche Puškin e Cˇechov, e Chlebnikov, e Charms, per dire, di loro nessuno
    poteva dirsi un esperto, secondo me, eravamo tutti degli appassionati, perché si può essere esperti di tante cose, di cinema, di meccanica, di elettronica, di statistica, di raccolta differenziata, di agricoltura, di calcio, di pallacanestro, di sport estremi, di pattinaggio in linea, di tutto, tranne forse che di letteratura perché i grandi scrittori, i grandi libri, sono, forse, come diceva
    quel grande poeta russo mai esistito, Koz’ma Prutkov, inabbracciabili.

    "Il matto viene prima dello scrittore, dell’astrologo, dell’alchimista; in qualche modo, è la figura archetipa, l’esempio che costoro imitano. È ovvio che non si valuta un matto: non si dice "costui è un matto ‘bravo’", non ci sono matti migliori di altri; un matto è un capolavoro inutile, e non c’è altro da dire." Giorgio Manganelli

    Gogol', Tolstoj Tre matti

  • Autore: Gogol', Dostoevskij, Tolstoj
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 13/11/2014
  • Numero di pagine: 160
  • Codice EAN: 9788871687032
  • Prezzo di listino: 12 €
  • Lingua Originale:

Traduzione e cura di Paolo Nori

Tre matti mette insieme tre racconti, uno di Gogol’, che si intitola Le memorie di un pazzo, è del 1835 e comincia così: “In data odierna è successo un fatto straordinario”; uno di Dostoevskij, che si intitola Il sogno di un uomo ridicolo, è del 1877 e comincia così: “Sono un uomo ridicolo. Adesso dicono che sono matto. Sarebbe anche una promozione, magari, se non fosse che per loro son rimasto ridicolo come prima”; uno di Tolstoj, che è del 1903 e si intitola Memorie di un pazzo e comincia così: “Oggi mi han portato a visitare alla direzione di governatorato, e ci son stati diversi pareri. Han litigato e alla fine han deciso che non sono pazzo”.

Una cosa bellissima, per me, di questi tre signori, poi ognuno nelle cose ci trova quel che gli pare, e per me, una cosa bellissima è il fatto che questi signori, il matto di Gogol’, quello di Dostoevskij e quello di Tolstoj non contano niente, non hanno nessuna influenza e ogni tanto è un sollievo, avere a che fare con della gente del genere.

Paolo Nori