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TESTO A FRONTE 58 Autori Vari

  • Tim Parks Gained in Translation “Ma non è tutto soggettivo?” Il contesto è uno dei cosiddetti Translation Slam, “sfida di traduttori”. Due traduttori si cimentano sullo stesso brano e discutono le loro versioni in presenza di un moderatore e di un pubblico di altri professionisti. “Slam”, così come sfida, suggerisce uno scontro violento che si conclude con una vittoria e una sconfitta. Nella
    realtà, si tratta di un ambiente molto educato e perfino protetto. Non ci saranno votazioni per stabilire quale versione prevale: nessuno sarà umiliato. Ciononostante, la domanda ricorrente è quale sia la scelta migliore. In questo momento, stiamo valutando la differenza tra “group” e “phalanx” nelle frasi “commander of a group of loyal knights” e “commander of a phalanx of faithful men”,
    entrambe traduzioni dell’italiano “comandante di una schiera di fedeli”. Il traduttore che ha utilizzato “knights” spiega che, dato che il “comandante” in questione è Re Artù, i “fedeli” o “faithful” da lui guidati saranno necessariamente i Cavalieri della Tavola Rotonda. Il traduttore che ha scelto “phalanx” si giustifica dicendo che la parola “schiera” significa uomini disposti in una formazione o in
    un ordine particolari. E una phalanx sarebbe una tale formazione. Cosa si può dire poi di “faithful” e “loyal”? “Faithful” crea un’allitterazione con “phalanx”. “Loyal” viene spesso collocata con “knights”, e tale scelta è forse avallata dall’assonanza con “royal”. Ne discutiamo per un po’, fino all’intervento di una persona del pubblico: “ma non è tutto soggettivo?”, come per dire
    che tanto la nostra discussione è inutile. De gustibus non est disputandum. Dando per scontato che occorre rispettare il significato referenziale, una scelta traduttiva, o di fatto qualsiasi scelta retorica o stilistica, è puramente una questione di gusto personale. Piace o non piace. L’obiezione è senz’altro valida, ma sarà vero che le preferenze estetiche sono “solo soggettive”? Dobbiamo mettere alla
    prova questa idea. Corrisponde davvero all’esperienza che abbiamo di letteratura, teatro, cinema e musica? Non tutti i nostri rapporti con la letteratura sono arbitrari. I bambini tendono ad apprezzare un certo tipo di storie, un certo tipo di narrazione, ma poi “superano quella fase”. Determinate formule narrative iniziano a sembrare troppo semplici. Agli adolescenti possono piacere i romanzi d’avventura o
    i fantasy, in seguito l’esperienza accumulata li spinge a cercare altro. Due fatti ci appaiono ovvi. Le nostre scelte non sono del tutto libere. C’è uno schema che si ripete. All’inizio il bambino non può fare a meno di apprezzare certe storie ma poi, inevitabilmente, le mette da parte. Quando la mamma ti legge La bella addormentata, tu bambino rimani
    subito affascinato. Oppure no. Dunque è vero che una cosa piace o non piace. Non si può scegliere di avere una risposta positiva a “Sempre caro mi fu quest’ermo colle” se non suscita nessun interesse. E se invece piace Cinquanta sfumature di grigio, allora piace, anche se conviene negare. È altrettanto vero che quando le preferenze cambiano lo fanno per
    un motivo, anche nei casi in cui non sono il risultato di un ragionamento cosciente. Crescendo, affrontiamo la lettura con più consapevolezza del contesto ed esperienza, con più conoscenza del mondo e questo “di più” modifica il gusto. Potremmo quasi dire che questa aumentata esperienza cambia la persona e con lei il libro. E allora con molta probabilità ripudieremo le
    preferenze precedenti, o le metteremo da parte come un bel ricordo. Da questa affermazione all’idea di istruzione e apprendimento il passo è breve. Io amplio volontariamente e sistematicamente la mia esperienza e conoscenza per avere un incontro più fruttuoso con le mie letture. L’opportunità di questo metodo si fa palese quando, per esempio, leggo libri in una seconda lingua: il mio
    francese è sufficiente per leggere Bonjour Tristesse, forse, ma non mi permette di apprezzare a pieno Proust. O quando leggo opere di un’altra epoca: già dalle prime parole dell’Orlando furioso mi rendo conto che l’esperienza sarebbe meno frustrante se avessi più conoscenza del periodo e del genere letterario. Le nostre risposte e preferenze non sono arbitrarie: dipendono dagli strumenti che
    ci portiamo dietro nella lettura. Tutto ciò significa che una preferenza è migliore di un’altra? O che tale lettura critica è superiore a un’altra? Torniamo al Translation Slam. Il brano in oggetto è l’incipit, tre brevi paragrafi, di L’isola di Arturo, di Elsa Morante, che è stato un best-seller sia in Italia sia negli Stati Uniti quando fu pubblicato nel 1957.
    Il lettore è subito colpito dal modo in cui uno stile elaboratissimo, ricco di incisi, subordinate e slanci retorici, viene messo in bocca a qualcuno che ricorda la propria infanzia. Ecco il primo paragrafo: Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato (fu lui, mi sembra, il primo a informarmene), che Arturo è una stella: la
    luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale! E che inoltre questo nome fu portato pure da un re dell’antichità, comandante a una schiera di fedeli: i quali erano tutti eroi, come il loro re stesso, e dal loro re trattati alla pari, come fratelli. Si tratta di una voce evocativa molto lontana da quella di
    Huckleberry Finn o del Giovane Holden. O anche di David Copperfield. Come comportarsi? Uno dei traduttori ha ritenuto che la sfida dello Slam fosse tradurre il brano come estratto isolato e quindi, ci dice, non ha cercato il romanzo o proseguito la lettura oltre i primi tre paragrafi. Trova lo stile dell’italiano talvolta troppo elaborato e pensa che ci sia
    bisogno di contenerlo, perché l’inglese “non fa cose del genere”. Ecco la sua versione: One of the first things that I was proud of was my name. I had soon learned (it was he, I think, who first told me) that Arthur is a star – Arcturus, the most rapier-like, radiant light in the constellation of Boötes, in the northern sky!
    And that I even shared this name with an ancient king, the commander of a phalanx of faithful men: they were all heroes, like their king himself, and their king treated them as equals, like brothers. L’altra traduttrice dice di essere rimasta sconcertata di fronte alla voce “pomposa” e quindi ha cercato una copia del romanzo e lo ha letto. Che
    cosa ha scoperto? Il narratore racconta la sua infanzia solitaria sull’Isola di Procida, nella baia di Napoli. La madre è morta durante il parto. Il padre (che si scopre essere il “lui” della seconda frase) è perlopiù assente. Con l’aiuto di una coppia di anziani compaesani, Arturo cresce in un vecchio palazzo noto misteriosamente come Casa dei guaglioni, in compagnia
    di un cane giocoso. Il palazzo è pieno di classici della letteratura, miti e poemi epici, che diventano la sola fonte di istruzione del bambino. Arturo passa le sue giornate in un mondo fantastico immaginando grandi imprese, accompagnato dal suo cane, nel suo paradiso mediterraneo, nella perenne attesa di un padre che, come Ulisse, è sempre in viaggio. Purtroppo con
    il tempo Arturo scoprirà che il motivo dell’assenza del padre è tristemente squallido. Il libro si conclude con l’abbandono dell’isola dell’infanzia per il continente della vita adulta.

    ”Dietro ogni libro tradotto c'è un traduttore. Cita sempre il suo nome, rispetterai un suo diritto”.

    TESTO A FRONTE 58

  • Autore: Autori Vari
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 18/10/2018
  • Numero di pagine: 160
  • Codice EAN: 9788871688282
  • Prezzo di listino: 25 €
  • Lingua Originale:

TESTO A FRONTE 58

Amelia Rosselli; Inger Christensen; Sono tutte parole; La seta, lo spazio, la lingua, il colore; Spigolature traduttive; A Collection of Voices: la poesia in Aotearoa, Nuova Zelanda.

 

Tim Parks

Gained in Translation

 

Flavio Santi

Spigolature traduttive

 

Mikaël Gómez Guthart

Lin Shu, autore del Chisciotte; traduzione di Enrico Bonadei

 

Inger Christensen

Sono tutte parole; La seta, lo spazio, la lingua, il cuore 

a cura di Elena Carletti

 

A Collection of Voices: la poesia in Aotearoa, Nuova Zelanda

a cura di Francesca Benocci

 

Martha Serpas

Poesie

a cura di Pietro Federico

 

Nilton Santiago

Poesie

a cura di Simone Maria Bonin

 

QUADERNO DI TRADUZIONI

RECENSIONI

SEGNALAZIONI