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Sulla punta della lingua Antoine Emaz

  • C’è, per cominciare, l’esperienza. Ciò che si distilla e si deposita nel fluire della vita, nell’affinarsi della concentrazione e nel susseguirsi delle percezioni: i fatti di ogni giorno, dentro un’esistenza che è e che si vuole comune, quotidiana, come quella di tutti. Il lavoro, intenso e faticoso, dell’insegnante; le vicissitudini familiari, le gioie e i dolori, i paesaggi, la casa
    di Angers, la sua cucina e il suo giardino, le coste bretoni e la distesa delle onde, le letture, la meditazione, la ricerca della bellezza e il confronto con l’orrore. C’è l’esperienza, alla base della scrittura di Antoine Emaz; eppure di questa esperienza, che il lettore sente fondativa e pulsante nei versi, poco rimane visibile, pochissimo è narrato, quasi nulla
    confessato, perché la trasformazione dell’esperienza in parola poetica ha portato con sé una proficua abrasione, un allontanamento, una voluta dispersione: in fondo alla quale la parola scopre, nella sua povertà e nudità, una nuova dimensione espressiva, la possibilità di prendere distanza dall’io e di farsi comune, riconoscibile non più a partire dall’esperienza dell’autore ma da quella di ogni lettore, che
    in essa si può riconoscere. Come lo stesso Emaz ha osservato a proposito di Pierre Reverdy, uno dei maestri a cui può guardare con ammirazione, la via procede in una chiara direzione: “epurare l’aneddoto conservando però il più possibile leggibile l’emozione che l’aneddoto ha provocato”. Eppure quell’esperienza ormai distante, pressoché irriconoscibile, non scompare del tutto; resta sullo sfondo come un
    vento o una ferita originaria, a testimoniare che nulla, in questa scrittura poetica, è privo di fondamento, nulla è puro gioco linguistico o troppo facile conquista espressiva; che tutto è stato pagato. La parola si offre ora al lettore in modo quasi assoluto, svincolata dalle scorie dell’io; e tuttavia è il frutto di una ricerca profonda, quasi impietosa, la ricerca
    di “una tensione estrema sulla lingua”.

    “In fondo, io sono senza dubbio un poeta dell’ostacolo e della resistenza”.

    Antoine Emaz Sulla punta della lingua

  • Autore: Antoine Emaz
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 16/01/2019
  • Numero di pagine: 191
  • Codice EAN: 9788871688251
  • Prezzo di listino: 18 €
  • Lingua Originale:

“Bisognerebbe che qualche parola pesasse quanto una pietra”.


 

I frammenti poetici di Emaz sono in lento movimento, proliferano l’uno dall’altro, fissandosi sulla pagina. Una costante auscultazione di profondità li suscita, li anima, li dirige: la parola, l’immagine si fissano in un primo frammento, e subito l’interrogazione di quella prima manifestazione poetica induce a continuare, trasformando e precisando: perché la parola era insufficiente, inesatta; oppure perché la parola schiudeva nuove zone del linguaggio e nuove risonanze interiori; e soprattutto perché il senso, la verità, rifiuta di lasciarsi compiutamente afferrare, e chiama al viaggio, all’indagine, all’esplorazione. Come il lichene, “il più multiforme dei vegetali” (Sbarbaro), anche le parole della poesia prolificano e si dirigono dunque verso un orizzonte, lungo un cammino appartato e intenso, che non nasconde il debito contratto con alcuni grandi maestri del Novecento (si potranno nominare Reverdy, René Char, Francis Ponge, Eugène Guillevic, André du Bouchet, Philippe Jaccottet, e altri ancora), ma sa trasformarlo in voce originale e ormai inconfondibile, facendo di Antoine Emaz uno dei rappresentanti più significativi e particolari della poesia contemporanea. Dall’introduzione di Fabio Pusterla