Sono socievole fino all’eccesso Ugo Cornia

  • Montaigne non ha mai smesso di detestare gli impegni mondani. Cercava, se poteva, di evitare gli incarichi pubblici, ma spesso non ci riusciva: riceve un incarico perfino dal re, e per due volte è sindaco di Bordeaux. Dopo la morte dell’amato padre porta avanti, sempre di malavoglia, l’obbligo di amministrare le proprietà di famiglia, infatti ci dice: “Mi distolgo volentieri
    dal governo della mia casa. C’è qualche soddisfazione nel comandare, fosse anche in un granaio, e nell’essere obbedito dalla propria gente: ma è un piacere fiacco. E poi è necessariamente unito a molti pensieri fastidiosi: ora vi affligge la povertà e l’oppressione dei vostri sottoposti, ora la lite fra i vostri vicini, ora l’usurpazione che vi fanno”. A occuparsi di
    queste cose Montaigne non ci era abituato, non è una attività difficile, ma lo stufa. Però gli tocca e lui si lamenta: “Io mi sono dedicato tardi all’amministrazione della casa. Quelli che la natura aveva fatto nascere prima di me, me ne hanno dispensato per tanto tempo. Avevo già preso un altro indirizzo, più adatto al mio temperamento … è
    un’occupazione più fastidiosa che difficile; chiunque è capace di fare altro, saprà fare anche questo facilmente”. Lui non vuole arricchirsi, se no avrebbe servito il re, mansione attraverso la quale ci si arricchisce molto e anche molto in fretta. Preferisce fare economia: quello che ha gli basta, e lui si sforza di abituare la sua anima a vivere con meno
    di quanto possiede. Ma quali erano gli indirizzi più adatti al suo temperamento? Arrivato alla mezza età gli sarebbe piaciuto vivere cercando di stare il più in pace possibile, cioè restare nella sua torre, leggere e scrivere. E da ancor prima sentiva di avere “un’indole avida di cose nuove e sconosciute” che alimentavano in lui “il desiderio di viaggiare”. Poi
    gli piaceva molto andare a cavallo. Anche a due leghe da casa sua, se non si poteva fare di meglio. Infatti, fin da quando era piccolo, tutti gli dicevano che aveva la “follia nei piedi”, oppure che aveva “l’argento vivo” addosso. Insomma, star fermo era una cosa che lo infastidiva.

    “Nessuna stagione mi è nemica, se non il calore intenso d’un sole sferzante… mi piacciono la pioggia e il fango, come alle anitre. Il cambiamento d’aria e di clima non mi dà alcun fastidio: qualsiasi cielo è per me lo stesso.”

    Ugo Cornia Sono socievole fino all’ec...

Vita di Montaigne

Evita gli impegni mondani, il potere è per lui un piacere fiacco; è sempre in cerca di cose nuove e sconosciute.
Ha un amico, La Boétie. Con lui, si abitua a essere in due dappertutto, e la sua morte lo lascia a metà. Non siamo mai un uno, siamo sempre la metà di qualcos’altro, siamo tante metà, dieci metà o quindici metà.
Un navigatore porta tre indigeni americani alla corte del re: Montaigne vuol sapere cosa pensano di noi. Pensano che è strano che metà della popolazione sia satura di agi, e l’altra metà sia bisognosa, smagrita dalla fame e dalla povertà; ancora più strano che le metà bisognose non diano fuoco alle case delle metà agiate.
La giustizia del resto non funziona, troppe leggi allontanano dalla verità. Adottiamo una nuova formula di sentenza: “La corte non ci capisce niente”.
In tempi di guerre civili, spiazza i nemici trattandoli da amici, vuole inventare possibilità di ‘non guerra’.
Il padre era un uomo forte, e d’ingegno molto fine; invece di lasciargli in eredità il suo senso pratico, gli lascia il mal della pietra.
Le coliche sono lunghe e penose, gli tolgono la voglia delle donne. Montaigne diffida dei medici, dice che ci insegnano a star male per imporci la loro autorità. Quel che ci piace ci fa bene, così lui si mette in viaggio: Parigi, Svizzera, Germania e poi l’Italia. E di locanda in locanda, di terme in terme, un susseguirsi di acque, dolori, stranezze e meraviglie; la felicità di un uomo curioso del mondo fino all’ultimo respiro.

Lo sguardo limpido di Ugo Cornia incontra lo sguardo limpido di Montaigne: parole e pensieri attraversano i secoli, freschi e sovversivi, e al ritmo di una bella cavalcata inizia l’avventura.

I’m sociable until the excess