Si fa presto a dire Adriatico Fulvio Ervas

  • 5 agosto, lunedì mattina. Il commissario Latinski si accese una sigaretta e cercò il mare, scivolando con lo sguardo sopra la folla di nudisti bisbiglianti che dalla spiaggia lo scrutavano, agitati come uno stormo di gabbiani. Dragan, il mastodontico poliziotto al suo fianco, si mise in posa, fissandoli uno a uno. Latinski avrebbe voluto battere le mani, per allontanarli. Invece socchiuse
    gli occhi, e immaginò una folla di astronauti che saltellava sulla luna. C’è meno gravità sulla luna. Si pesa di meno, e allora chi s’impiccherebbe, lassù? Perché nei bagni di fronte alla spiaggia la gravità è dannata, e dalle travi del soffitto penzolava un corpo. Appeso per il collo, mica per i piedi. “Suicidio o omicidio?” aveva chiesto Dragan. “Cosa le
    dice il suo fiuto, comandante?” Tutti lo chiamavano comandante. Latinski non aveva risposto, soffiando il fumo verso il cielo. Qualcosa lo distraeva, un rumore, l’onda, le grida dei bambini che giocavano, le rondini che piroettavano nel cielo. Qualcosa non gli piaceva, dallo stomaco. Poi tornò in sé. “Sarà un turista?” chiese Dragan. “L’hai guardato bene, Dragan? Ti sembra uno che si riposi?”

    “Stucky si chiese se le polpettine alla menta, accompagnate da yogurt, potessero trasformare il piacere in dipendenza. Se il corpo di Elena, liquido sotto il vestito leggero, producesse dipendenza. Se l’intimità incatenasse come una droga.”

    Fulvio Ervas Si fa presto a dire Adriatico

  • Autore: Fulvio Ervas
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 7/11/2013
  • Numero di pagine: 336
  • Codice EAN: 9788871686714
  • Prezzo di listino: 17 €
  • Lingua Originale:

Onde azzurre dell’Adriatico, calamari fritti e birra rossa; l’ispettore Stucky ha desiderio di distanza.

In sella alla sua Morini, ricama la costa croata, negli occhi isole di sughero, cocci di terre frantumate. Lungo la strada un guizzo, occhiali nerissimi, perla all’orecchio: ah, le donne. Certe donne. Lei si chiama Ajda e lo scorta in un campeggio naturista; se ne va con la promessa di tornare.

Senza costume, è più facile abbandonarsi ai racconti che si scambiano i corpi, seguire i balzi sulla sabbia di Argo, il cane salsiccio, l’animale più fiducioso che ci sia.

Contemplando paradisi di curve senza silicone, Stucky aspetta il ritorno della bella.

Sarebbe tutto perfetto, ma non dura: anche il sole di Croazia ha la sua ombra.

Un delitto irrompe nel suo sogno di vacanza.

La corda appesa alla trave delle docce è incrostata di sabbia, di salsedine. Sa di mare aperto, vele al vento, scorribande notturne.

Ante Latinski, il commissario incaricato delle indagini, ha scritta sulla faccia la malinconia di Vukovar. Non lo vuole tra i piedi, questo poliziotto italiano.

Il morto è un Boscolo, però, e aveva la parlata di Chioggia. Com’è finito a farsi impiccare sul lato b dell’Adriatico?

Stucky non ce la fa, a tirarsi indietro.

Ispettore clandestino in terra straniera, rivolta cameriere, nudiste triestine, motoscafi troppo veloci.

Senza distintivo, è più facile tuffarsi anima e corpo in questa storia di pesca abusiva, documenti che scottano, arrembaggi, tradimenti.

Partito col miraggio di una spiaggia, Stucky si troverà a mollare ogni ormeggio, e attraversare il mare.

Lo stile inconfondibile di Fulvio Ervas torna a conquistarci con una nuova avventura: liquida, adriatica, irresistibile.