Si chiama Francesca, questo romanzo Paolo Nori

  • 0. in italia hanno inventato una macchina meravigliosa Quasi tutta la gente che mi parla delle cose che scrivo, sono quasi tutti convinti che sono autobiografiche, le cose che scrivo. C’è una mia amica, si chiama Cristina, quando le racconto delle cose della mia vita lei mi dice Lo so. Oppure mi dice No, non è vero. Non ti ricordi cosa
    dicevi in Spinoza? mi dice. Io di solito non mi ricordo. Io mi ricordo quand’ero in Algeria, mi ricordo. Quand’ero in Algeria eravamo lì, quattrocento italiani sulle montagne a fare una fabbrica di detersivi, sempre da soli nel nostro villaggio di case prefabbricate che non potevi neanche uscire con un’algerina, non potevi, che lì sulle montagne gli europei non li sopportavano se te
    uscivi con le algerine si arrabbiavano, gli algerini delle montagne, ti fermava la polizia ti chiedeva Dove vai, con questa algerina? A fare un giro, gli dicevi. Vieni vieni, ti diceva la polizia, che te li facciamo fare noi, i giri. Allora essere lì tutte le sere parlare sempre con le stesse persone dopo uno non sapeva neanche cosa inventare, tutte le sere
    una dopo l’altra a parlare, che brutto lavoro. Allora mi ricordo una sera c’era uno che era appena tornato dall’Italia Ragazzi, ci ha detto, in Italia hanno inventato una macchina fenomenale. Una macchina straordinaria che la scienza in questi mesi che voi siete stati qua sulle montagne ha fatto dei passi da gigante che voi non avreste mai immaginato, che si
    sarebbe arrivati a inventare una macchina così. Be’, gli dicevamo a questo che era appena arrivato dall’Italia, cosa ci siamo persi, in questi mesi che siamo stati qua sulle montagne a fare una fabbrica di detersivi? Allora, ci diceva questo che era appena arrivato dall’Italia, in Italia l’università di Pisa hanno inventato una macchina che sembra, una macchina miracolosa, invece l’hanno proprio
    inventata che quando hanno fatto la prova anche loro non eran sicuri se funzionava o non funzionava, quando hanno visto che funzionava eran contenti come le pasque, quando si son resi conto che funzionava davvero. Sì ma, gli dicevamo noi a questo che era appena arrivato dall’Italia, lascia perdere, se eran contenti o non eran contenti, dicci che macchina era. Quella macchina
    lì, ci diceva questo che era appena arrivato dall’Italia, è una macchina di metallo che c’è un grande imbuto che porta a una scatola, che dentro la scatola ci sono degli ingranaggi, dell’energia elettrica, c’è tutto un giro di neutroni e di elettroni, dentro la scatola, di piastrine, di trasfusioni del sangue, di encefalogrammi, c’è tutta una cosa complicatissima che
    sembra, che ci son delle cose in più, guardarla da fuori, invece serve tutto appositamente per gli scopi strabilianti di questa macchina meravigliosa. Adesso voi li vorrete sapere, gli scopi strabilianti di questa macchina meravigliosa, ci diceva questo che era appena arrivato dall’Italia. Fa’ te, gli dicevamo noi. Questa macchina, ci diceva lui, te nell’imbuto ci infili i salami i prosciutti le coppe
    le spazzole i pettini, dall’altra parte dopo un quarto d’ora viene fuori il maiale, ci diceva questo deficiente. Allora i romanzi, ci vorrebbe una macchina miracolosa così, per risalire dal romanzo alla vita di quello che scrive il romanzo, solo la gente è difficile che lo capisce, la gente gli basta che vede una cosa stampata, ci crede subito, quello che
    vede. 1. La pelle non ha cognizione. L’altro giorno ero andato sull’argine a riflettere, cioè all’inizio ero andato per correre, solo avevo provato a far due o tre passi di corsa avevo smesso poi subito mi faceva malissimo il piede. Allora mi ero seduto poi lì sul muretto, nel pretramonto emiliano, che è un posto che quand’ero un ragazzo ci andavo ogni tanto
    a riflettere che per una qualche ragione imitativa quand’ero un ragazzo io mi ero convinto che è un bene trovare un posto tranquillo dove riflettere sulla tua vita, anche se mi ricordo che poi da ragazzo quando andavo lì sul muretto nel pretramonto emiliano io mi ero accorto che la mia vita all’epoca non c’era mica da riflettere tanto. Andavo a
    scuola, andavo piuttosto male, giocavo a pallone, giocavo piuttosto male, andavo a ballare, ballavo piuttosto male, allora da ragazzo lì sul muretto c’ero andato tre o quattro volte dopo poi m’ero stancato ci son ritornato trentaseienne per una combinazione per via del fatto che a correre non ci riuscivo che mi faceva malissimo il piede. Allora trovandomi io in questo luogo
    sommamente adatto alla riflessione in un’ora sommamente adatta alla riflessione anche l’ora, io prima di tutto ho riflettuto che se è vero che il trenta percento del corpo faccio fatica che sono ancora tutto convalescente, il settanta percento dal canto suo è sano perfettamente. Dopo poi subito dopo mi son ricordato di Tula. Uno dice Tula, cosa fanno a Tula? Fanno le
    pentole. Questo lo so perché ho studiato russo. Lingua e letteratura russa, ho studiato, sei anni. Questo non è privo di conseguenze, ma lasciamo perdere. Uno dice Tula, cosa fanno a Tula? Fanno le pentole. Tula era la città russa famosa per la sua produzione di pentole. Un po’ come Parma con i prosciutti. O Vigevano con le scarpe. Vigevano non
    sono sicuro. È una informazione di seconda mano. Non ci sono mai stato, a Vigevano. Ho letto un libro, Il calzolaio di Vigevano, facevan tutti le scarpe, in quel libro lì. Uno legge Il calzolaio di Vigevano, ha l’impressione che a Vigevano non fanno altro che far delle scarpe. Dopo se è vero o se non è vero uno non
    lo sa. Comunque a Parma i prosciutti li fanno davvero. E a Tula, le pentole.

    “Francesca è comparsa nel sottopassaggio era cosí bella, mi veniva da andarmi a nascondere da qualche parte col mio cappellino nel mio cappottino, l'altro giorno a Parma in stazione, solo lei mi aveva già visto mi è venuta incontro Ciao, mi ha detto, come stai? Eh, le ho detto io, in alto i cuori.”

    Paolo Nori Si chiama Francesca, questo roma...

  • Autore: Paolo Nori
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 19/01/2012
  • Numero di pagine: 224
  • Codice EAN: 9788871686073
  • Prezzo di listino: 14.5 €
  • Lingua Originale:

In questo romanzo ci sono: una macchina meravigliosa, un posto per andarci a riflettere, una città russa famosa per la sua produzione di pentole, un armeno che gli piace citare Cˇechov crede di essere furbo, una certa dose di compiacimento nello scoprire di essere poco normali, una quantità di pensieri che vanno e che vengono e che non lo fanno mai stare tranquillo, una tutina aderente speciale che fanno loro in Irlanda, un paio di tipici esempi di immaginazione, un momento che ci si chiude in casa a Basilicanova a rilegger fumetti farsi colare sopra le mani la cera delle candele, una scena di pianto nella biblioteca Lenin di Mosca, un numero imprecisato di storie del Mullà Nasrudìn, tutte le partite del mondiale di calcio del novantaquattro, una fila di madonne che in ospedale se la ricordano ancora, uno che si chiede come può fare a resistere alle bastonate che arrivano da tutte le parti e qualche altra cosa.