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Senza campo Garry Disher

  • Lovelock e Pym. Due nomi degni di una coppia dello spettacolo – prestigiatori magari, o cantanti folk. In realtà lavoravano per Hector Kaye, che un tempo bazzicava con i Finks di Kings Cross. Questo prima di diventare un onesto uomo d’affari e iniziare a importare metamfetamine dalla Cina. Non venivano via con poco, Lovelock e Pym: Kaye li pagava bene
    e nel corso dell’ultimo anno li aveva anche dotati di una casa e di una macchina a testa. La loro prossima missione era liquidare un tizio di nome Owen Valentine che abitava nel Victoria. Cinquantamila bigliettoni più mille dollari al giorno ciascuno per le spese. Minimo quattro giorni, due per andare e due per tornare a Sydney. Passando dalla litoranea, non
    dalla Hume: c’erano meno sbirri. Avrebbero potuto andarci in aereo con dei passaporti falsi – ne avevano a volontà – ma nessuno dei due aveva mai visto la costa meridionale. Avrebbero noleggiato una Mercedes sotto falso nome, una berlina con un bagagliaio abbastanza spazioso da contenere un cadavere. A grandi linee il piano era questo. Hector passò quindi ai dettagli:
    «Prendete quel coglione di Valentine appena la sua ragazza e i bambini escono di casa, riempite una valigia con i suoi vestiti, lo spazzolino e roba del genere per dare l’impressione che se la sia squagliata, fatelo fuori e sbarazzatevi del corpo». Erano sulla terrazza di Hector che dava sulla Double Bay, seduti a bere margarita intorno a un tavolo di
    vetro e acciaio. Lovelock, un tipo privo di fantasia che disprezzava quel cocktail da finocchi, disse «Lo ammazziamo da lui o lo portiamo da qualche parte?» «Niente sangue in casa, genio. Se l’è squagliata, ricordi?» «Poi ce ne sbarazziamo» ripeté Lovelock con voce piatta. «Sotterratelo» precisò Kaye. «In profondità. Vi servirà una pala». Lovelock non era mai stato nel Victoria. «Dove?» «Qui» rispose Kaye,
    indicando un punto sulla cartina. Aveva le dita lunghe e pulite dell’uomo d’affari. Nessuna traccia di unto, niente cicatrici o nocche ingrossate. Solo quando si arrotolava le maniche vedevi spuntare un ghirigoro di inchiostro nero: Rispetto per pochi, timore per nessuno. Lovelock e Pym esaminarono la cartina con aria dubbiosa. Era un fax di bassa qualità, o forse una scansione, che mostrava
    nel dettaglio un’area di venti chilometri quadrati della Mornington Peninsula, a sud-est di Melbourne. Kaye aveva evidenziato in rosa una città costiera, Moonta, e un sentiero dell’entroterra chiamato Lintermans Lane. «Lo prendiamo a Moonta e lo seppelliamo nel Lintermans Lane. Ricevuto» disse Lovelock. Nel frattempo Pym stava analizzando le altre scartoffie sul tavolo: qualche foto a mezzo busto della vittima, dei
    fogli scritti a computer, un numero di cellulare. Era un uomo smilzo e nervoso che amava fare domande e polemiche. Guardò fisso Kaye: «Ci mandi nella terra di nessuno, capo». «Non è mica il deserto Simpson! È a solo un’ora da Melbourne» disse Kaye. «Se non ti va, mando qualcun altro». «Perché non chiami uno del posto?» «Perché è un favore per uno
    del posto, chiaro? E il tizio non vuole coinvolgimenti. Andate, eseguite, sparite. Cristo santo, mi sembra di pagarvi abbastanza». I gabbiani volteggiavano sull’acqua di un blu accecante sotto il primo sole estivo. In alto, una nuvola solitaria. Ma Pym non vi prestava attenzione. Impaziente di scoprire fino a che punto poteva tirare la corda, disse «E tu cosa ci guadagni?» «Il piacere
    di fare un favore a un mio socio» si stizzì Kaye. «Chiaro?» Pym gli fece il saluto militare. «Il capo sei tu». «Questo è poco ma sicuro». Lovelock e Pym presero quindi la litoranea, anche se l’oceano si scorgeva solo a tratti. Il mercoledì sera si fermarono a Bega, dove munirono la Mercedes di due targhe del Victoria, poi scesero lungo la Gippsland
    fino alla punta di Western Port Bay. Dopo aver appurato che Moonta consisteva in una manciata di case sulla spiaggia e un unico negozio, guidarono per altri dieci minuti fino a Waterloo, dove trovarono un motel. Fatto il check-in, Pym andò subito a correre, poi si recò in un Bunnings ai margini della città e comprò una pala e una
    tela cerata. Pagò in contanti, con la visiera del berretto John Deere bassa sulla fronte. Lovelock rimase in motel a scolarsi sei lattine di Victoria Bitter, davanti alla partita di Twenty20 cricket sulla Fox. Durante la cena – un’insalata di pollo per Pym, una pizza salame e salsiccia per Lovelock – esaminarono di nuovo la documentazione. Lovelock masticava, deglutiva e
    ruttava. «’Sto tizio ha proprio una faccia da tossico». Pym annuì. Sulle foto, Owen Valentine aveva un viso stretto, livido e spaurito, con un taglio di capelli alla moicana, due labbra secche e socchiuse che lasciavano intravedere dei denti marci. Lovelock addentò un altro boccone e si mise a riflettere. «Ti chiedi mai cosa stiamo facendo?» Gesummio, pensò Pym, che odiava quando a
    Lovelock prendeva la vena filosofica. «No». Lovelock sventolò la fetta di pizza, facendo cadere un grumo di carne grigiastra sull’orrido copriletto. «Insomma, facciamo sempre e solo quello che ci dicono. Non hai mai pensato di metterti in proprio?» «No» rispose Pym senza illudersi che quella risposta l’avrebbe zittito. «Ok, allora pensaci un attimo: quel tizio è un fattone e per farlo fuori
    ci pagano cinquantamila bigliettoni. Ti fa pensare, no? Tutti quei soldi». «Pensare a cosa?» «Qualunque cosa abbia fatto quel fenomeno di Valentine per far incazzare l’amico di Hector, è di sicuro qualcosa di grave. Non so se mi spiego, cinquantamila dollari». «Quindi?» «Quindi il tizio deve sapere qualcosa, avrà rubato un carico di droga o qualcosa del genere». «Quindi?» «Quindi ok, lo secchiamo e lo seppelliamo.
    Ma che ne dici se prima gli facciamo qualche domanda?» disse Lovelock, tirando fuori le sigarette. Pym – che non toccava steroidi, metamfetamine, nicotina o alcol – lo obbligava a uscire per soddisfare quel brutto vizio. Ormai era un killer, ma conservava una buona dose del Pym che era stato in passato. Pulito, sobrio. Con un buon lavoro come assistente di
    un deputato del Liberal Party, prima di commettere quel piccolo passo falso con un post su Facebook. Qualche considerazione schietta sugli immigrati e i musulmani che lo condusse a un rapido cambio di carriera. Faceva uscire Lovelock per fumare, ma gli dava ancora il bacio della buonanotte.

    “Trama fantastica, personaggi pieni di sfumature e incedere stringente, con il respiro di un territorio inesplorato”. New York Times

    Garry Disher Senza campo

  • Autore: Garry Disher
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 12/06/2019
  • Numero di pagine: 488
  • Codice EAN: 9788871688558
  • Prezzo di listino: 18 €
  • Lingua Originale:

Due killer intrappolati in un incendio;
una bambina data in pegno a cuochi di meth;
uno stupratore che aspetta le vittime in casa loro.
Nella provincia australiana del degrado, il crimine germina dietro le onde azzurre del surf.
Tre indagini, tre detective, tre stili: una sfida sola.

Da un autore tradotto in tutto il mondo, premiato tre volte con il Deutscher Krimi Preis, celebrato dal «New York Times» e dal «Guardian», un thriller trascinante, ironico e profondamente umano.


“Fece una curva a sessanta gradi a cento all’ora.
L’auto si ribaltò, andò a sbattere contro l’unico eucalipto presente sul ciglio della strada e si aprì in due.

I monitor sul furgone della narcotici mostrarono una forte nevicata”.


Brace di sigaretta vola via dal finestrino e un incendio divampa nel bush: due cadaveri carbonizzati in un’auto, e tra le case lambite dalle fiamme, un laboratorio di metamfetamina.
Dal laboratorio sono fuggiti tutti in fretta, ma lasciando i vestiti di una bambina: saranno della piccola Clover, scomparsa da giorni, come scomparso è il suo patrigno, Owen Valentine?
Se lo chiedono uscendo dal letto, mangiando mirtilli in terrazzo, i detective Hal Challis e Ellen Destry, nei rari momenti strappati alle indagini sulle loro piste brucianti.
E sempre più veloce deve correre anche Serena Coolidge, detective bella e nervosa, sulle tracce dei cuochi e dei corrieri della terribile meth.
Nella baia più bella del Sud dell’Australia, tra scorci di paesaggi e di vita, tre piste si incrociano febbrili in un thriller magistrale.