Riga 6 – Antonio Delfini Autori Vari

  • Più passano gli anni, più la figura di Antonio Delfini scrittore e moralista cresce d’importanza agli occhi dei contemporanei. Non è infatti un caso che egli, per una parte consistente dei giovani scrittori e non solo, sia un esempio e forse perfino un modello, e non perché ne manchino; tra i contemporanei ci sono infatti scrittori notevoli, ma Delfini è
    per molti qualcosa di più di un riferimento. Eppure, se c’è qualcosa d’inimitabile, è proprio la scrittura di Delfini, il suo modo tutto particolare di fare «letteratura», senza farla mai. Lo scrittore modenese è in apparenza il più antiletterario degli scrittori contemporanei, quello che più sfugge alle classificazioni e alle tassonomie. E ciò che un tempo si sarebbe detto un difetto
    - non avere il suo bravo centone nelle pagine delle storie letterarie patrie - oggi è solo il segno tangibile di un vantaggio che lo scrittore Delfini ha accumulato su molti. Questo non in virtù di qualche riuscita operazione di marketing culturale, ma per quel naturale e benefico effetto che il tempo ha sull’opera di chi ha scritto, dipinto o
    scolpito in un dialogo serrato e implacabile con se stesso. Ma Delfini non è importante solo per gli scrittori - in apertura di questo volume ve ne sono alcuni che, in maniera diversa, dialogano con lui - o per i pittori - qui se ne sono raccolti tre, ma il numero di coloro che leggono e rileggono con attenzione Delfini
    è tra di loro più vasto - bensì per tutti noi. Ha ragione Cesare Garboli, quando di recente ha ribadito che Delfini riappare al nostro orizzonte in momenti particolari, anche se non sempre felici o fortunati. Forse si potrebbe aggiungere che questo avviene sempre in momenti decisivi della storia morale e civile del nostro Paese. È capitato a metà degli anni
    Cinquanta, quando venne ristampata la Basca, poi a metà del decennio successivo, subito dopo la sua morte, e così all’inizio degli anni Ottanta, il nostro ancora incombente passato prossimo. La ragione di quella che potrebbe sembrare una semplice casualità è da ricercarsi nelle pagine di quella Introduzione alla Basca, dove un Delfini deluso, addolorato, ma non domo, ha ricostruito in
    un meraviglioso e lirico racconto sospeso tra sogno e lucida analisi, la storia della sua anima che è anche la storia dell’anima italiana. La ragione della continua attualità di Delfini, della sua esemplarità, è tutta in questa per lui tragica coincidenza che, in modo più o meno diretto, le pagine qui raccolte raccontano: pochissimi scrittori hanno incarnato in modo così perfetto
    la storia dell’anima di questo secolo come il «perdente» Delfini. Perciò Delfini è uno scrittore appassionatamente civile, proprio come lo è stato l’amatissimo Leopardi, così impastato con gli umori della sua terra da poter denunciare uno dei difetti dell’anima italiana, il provincialismo: «il complesso d’inferiorità si chiama (e si chiama tutt’ora) provincia. Si badi però a quanto dico. Il loro
    complesso non stava nell’essere dei provinciali (che non esistono e non sono mai esistiti) ma nel parlare, nel giudicare, di una provincia, di un provincialismo, nel contagiare di un timore della provincia, e nell’isolarsi in una torre, o in una valle segreta, o nel centro di una grande città, o nel salotto di una signora dentro una villa, fuori della
    provincia».

    Non è un caso che Delfini riappaia al nostro orizzonte in momenti particolari, decisivi della storia morale e civile del Paese. Si rileggano dunque le pagine sospese tra sogno e lucida analisi di quella Introduzione alla Basca, dove un Delfini deluso, addolorato, ma non domo, ha ricostruito la storia della sua anima e si scoprirà che essa è anche la storia dell'anima italiana.

    Tschingis Aitmatov Riga 6 – Antonio Delfini

  • Autore: Autori Vari
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 15/04/1994
  • Codice EAN: 9788871681092
  • Prezzo di listino: 13.43 €
  • Lingua Originale:

Con il passare degli anni, la scrittore modenese, scomparso nel 1963, l’irregolare, autore di racconti indimenticabili, come quelli raccolti ne Il ricordo della Basca, torna a imporsi all’attenzione dei lettori come uno dei più significativi autori italiani. Lo fa in modo discreto ma inevitabile, senza abbandonare quel posto di personaggio inconsueto, antiletterario, che ha occupato sino agli anni Sessanta.
Non è un caso che Delfini riappaia al nostro orizzonte in momenti particolari, decisivi della storia morale e civile del Paese. Si rileggano dunque le pagine sospese tra sogno e lucida analisi di quella Introduzione alla Basca, dove un Delfini deluso, addolorato, ma non domo, ha ricostruito la storia della sua anima e si scoprirà che essa è anche la storia dell’anima italiana.

Testi di Delfini
Racconti e appunti, manifesti e poesie, dichiarazioni e conversazioni, inediti alcuni, di difficile reperimento gli altri; un epistolario inedito che va dal 1927 al 1953 con Mario Pannunzio.
Saggi, racconti, interventi di Franzini, Messori, Lacatena, Belpoliti, Grazioli, Salabelle, Piersanti, Palazzi, Pratolini, Bo, Santi, Montale, Bassani, Pasolini, Spagnoletti, Ginzburg, Giuliani, Garboli, Loy, Agamben, Bompiani, Pizzingrilli, Bertolucci, Cancogni, Molinari, Barbolini, Bertoni, Garbuglia, Sangiorgi, Fioroni, Cecchi, Della Casa.