Riga 19 – Contantin Brancusi* Autori Vari

  • Riproponiamo dopo dodici anni in nuova veste editoriale e con alcuni cambiamenti e novità il volume di «Riga» dedicato a Brancusi. Ci chiedevamo allora: perché Brancusi?Rispondendo: perché Constantin Brancusi è certamente uno degli artisti più famosi del XX secolo e tuttavia sia la sua figura di uomo e di scultore, sia la sua opera, sono per molti versi ancora troppo
    poco noti. Allo stesso modo che Duchamp, Giacometti, Picasso, Picabia, Schwitters, a cui «Riga» ha dedicato un volume, Brancusi è spesso visto sotto angoli visuali molto parziali, ridotto a questo o a quello schema interpretativo o a una serie di immagini di comodo. E oggi la situazione è migliorata? A noi non pare, visto che la pubblicazione dei «Cahiers» dedicati
    alla sua opera si è fermata, nessuna mostra di rilievo è stata fatta né sono uscite nuove pubblicazioni di una qualche importanza. Valga dunque il nostro rilancio, che proponiamo con una diversa sistemazione dei testi, non più in ordine cronologico di uscita, ma in ordine logico di lettura, a costruire un filo che dai testi dell’artista passa attraverso i ricordi dei
    suoi frequentatori, poi all’interpretazione di qualche opera specifica per allargarsi a visioni più ampie e chiudersi sulle influenze. Ricordiamo innanzitutto chi era Brancusi. Allievo di Rodin e Marcié, amico di artisti come Modigliani, Satie, Duchamp, Brancusi ha trascorso gran parte della sua esistenza parigina chiuso nel proprio studio. A Parigi era giunto a piedi, all’inizio del secolo, dopo l’apprendistato e gli
    studi in Romania. Famoso per la sua intransigenza, per il carattere burbero, ma anche per la sua socievolezza e simpatia, una volta chiarita la franchezza del rapporto, ha concentrato la sua attenzione su persone e opere singolari, a un tempo antiche e modernissime. Segnato dalla tensione all’astrazione progressiva delle forme, secondo sequenze di continuo raffinamento e stilizzazione che hanno proceduto di
    pari passo con il culto della perfezione nella lavorazione dei materiali, Brancusi ha inventato esperimentato molto. Mentre rendeva essenziale la forma della testa - bambino,Musa o altri che fosse - l’assimilava a quella della figura archetipicadell’uovo, “inizio del mondo”; così i suoi animali - uccelli, foche, tartarughe - assumevano via via le forme primarie dell’essere, fino a raggiungere una perfezioneineguagliabile,
    a comprendere in se stesse la staticità dell’antico e delremoto, ma anche la dinamicità del moderno e del contemporaneo. Nello stessotempo l’artista rumeno moltiplicava il gioco dei piedistalli, dei riflessi,delle posizioni, degli assembramenti, come nessuno aveva fatto prima di lui,tanto da influenzare gli artisti e i movimenti successivi. La sua opera, che rappresenta un “tutto” indivisibile, si è legata indissolubilmente al
    luogodove ha vissuto, l’atelier che ha voluto lasciare in eredità allo statofrancese, affinché fosse restituita l’integrità di uno spazio insieme artisticoe mentale, “qualcosa” che aveva, come sottolineano i suoi studiosi, unsignificato d’insieme, quasi che lo spazio del suo lavoro con gli oggetti, le sculture,i bozzetti, le fotografie, i mobili, le stufe, i materiali, fosse il centrostesso dell’opera: luogo dell’opera e
    luogo della vita. E ancora, Brancusi fotografavadi continuo i suoi lavori, in modo originale e con grande determinazione; lefotografie delle sue opere le voleva fare solo lui, per marcare l’assolutezza,non solo delle forme ma anche della loro visione. Ma fotografare per lui eraun’arte? E di che arte si tratterebbe? Brancusi ha apertomolti problemi nell’arte del XX e del XXI secolo; non
    lo ha fatto assumendo unaposizione comoda, ma neanche quella polemica e provocatrice delle avanguardieintorno a lui. Le questioni che pone la sua opera sono tante: quanta importanzaha la tradizione nel suo lavoro? Che influenza hanno avuto in lui la tradizionecontadina e l’arte ortodossa e rumena? Si può correttamente leggere nei suoimanufatti modernissimi l’impronta d’archetipi lontanissimi nel tempo? E dunque,quanta innovazione
    è presente nelle sue forme e in quali? Perché i dadaisti loapprezzavano? Che influenza ha avuto su di lui la frequentazione di artistitanto diversi e persino opposti? Come molti artistidel XX secolo, Brancusi ha espresso raramente con le parole, e sempre con milleprecauzioni, il proprio pensiero, in poche frasi, distribuite nelle più diverseoccasioni e per lo più riportate da amici e
    frequentatori, sempre espresse conpathos e incisività. Ne sono testimonianza i resoconti di visite econversazioni, e una serie di aforismi commentati da storici e critici nelle piùdiverse maniere. L’oralità è stata per lui, riservato e appartato nel caosdella Parigi intorno a lui, il modo per comunicare pensieri segreti,illuminazioni, gesti imprevedibili, che costituiscono ancora oggi la fontedelle “leggende” sul suo conto. Brancusi è
    rimastotutta la vita ancorato in maniera saldissima alle tradizioni della sua terra,la lontana Romania, e tuttavia le sue forme risultano tanto innovative dacompetere con quelle dell’industria e del design, e tanto audaci da far dubitarea molti che si tratti effettivamente di opere d’arte. Lo scultore è stato così ancheil protagonista del primo celebre caso giudiziario della storia dell’artecontemporanea, con l’episodio
    delle sue sculture fermate alla dogana americanaperché sospette di essere oggetti industriali. I lettori troverannoin questo volume la storia di questa vicenda, il significato e le diverseinterpretazioni che ne sono state date, i documenti del processo intentato da Brancusicontro gli Stati Uniti d’America. Accanto a questo dossier il volume offre unascelta dei suoi aforismi, che ripropongono per la loro icasticità e
    forza ilproblema del complesso rapporto tra il lavoro visivo e la sua formulazioneverbale. Segue, come giàricordato, una serie di ricordi di suoi frequentatori illustri, dagli amiciscrittori Benjamin Fondane e Henri-Pierre Roché, ai critici Dora Vallier e CarolaGiedion-Welcker, a cui abbiamo aggiunto in questa edizione un breve gustosoricordo di Ettore Sottsass. La rassegna dei saggi dedicati all’opera diBrancusi comprende i testi dei
    suoi interpreti più famosi, da Mircea Eliade aSidney Geist, da Friedrich Teja Bach a Rosalind E. Krauss, che permettonoinnanzitutto di ricostruire il suo percorso artistico, dall’influenza dellascultura africana al legame con la cultura mitica e religiosa della sua terradi origine, e i problemi interpretativi più cogenti, dal suo gradiente diinnovazione alla sua presunta ricerca di una forma ideale. Seguono testi
    che siincentrano su opere o serie specifiche, dalla Musa addormentata alla Leda, al Neonatoe, nuovo per questa edizione, alla Principessa X, che fece tanto scandalo per lasua forma fallica ed è ora al centro dei cosiddetti “gender studies”. Mentre SergeFauchereau ci accompagna a Tîrgu-Jiu per rivedere il complesso scultoreo cheBrancusi vi ha realizzato, Dragos Gheorghiu ci illustra il legame dell’opera diBrancusi
    con l’ortodossia popolare rumeno. John Berger rilanciaa suo modo l’interpretazione, non storica ma letteraria, del Bacio, mentre ElioGrazioli altro testo nuovo per la nuova edizione - ripercorre il curioso eproblematico rapporto tra l’artista e Marcel Duchamp. Della fotografia diBrancusi non potevamo non occuparci e la maggiore studiosa italianadell’artista, Paola Mola, ci ha consegnato il testo di un suo originale interventocomplessivo
    a un simposio. Chiudono la rassegnadei saggi due testi che verificano l’influenza dell’opera di Brancusi sullascultura che lo seguì, i minimalisti americani per Sylvie Coëllier e l’arte poveraitaliana per Michele Dantini. Come sempre aprono e chiudono il volume testiletterari e interventi di artisti visivi. Aprono le poesie storiche di JeanArp, Mina Loy e Lucian Blaga, completate da una nuova di Lucetta
    Frisa. Nellepagine finali Aurelio Andrighetto (insieme a Paola Mola) presenta rielaborato asuo modo un inedito di Duchamp su Brancusi, mentre Dario Bellini ci propone unasua reinterpretazione delle forme brancusiane in chiave attuale.

    Brancusi è spesso visto sotto angoli visuali molto parziali, ridotto a questo o a quello schema interpretativo o a una serie di immagini di comodo. Valga dunque il nostro rilancio, a costruire un filo che dai testi dell’artista passa attraverso i ricordi dei suoi frequentatori, poi all’interpretazione di qualche opera specifica per allargarsi a visioni più ampie e chiudersi sulle influenze.

    Tschingis Aitmatov Riga 19 – Contantin Brancu...

  • Autore: Autori Vari
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 21/11/2013
  • Numero di pagine: 304
  • Codice EAN: 9788871686769
  • Prezzo di listino: 25 €
  • Lingua Originale:

* Nuova edizione rivista, ampliata e rinnovata nella concezione grafica

Constantin Brancusi è uno degli artisti più famosi del XX secolo
e tuttavia per molti versi ancora troppo poco noto, ridotto a questo o quello schema interpretativo o a una serie di immagini di comodo. Segnato dalla tensione all’astrazione progressiva delle forme, di pari con il culto della perfezione nella lavorazione dei materiali come della precisione della forma, Brancusi ha in realtà sperimentato molto e aperto molti problemi per l’arte che l’ha seguito.
E dunque: quanta importanza ha la tradizione nel suo lavoro?
Si può correttamente leggere nei suoi manufatti modernissimi l’impronta d’archetipi lontanissimi? Quanta innovazione è presente nelle sue forme e nelle sue sculture? Che influenza ha avuto su
di lui la frequentazione di artisti tanto diversi e perfino opposti? Perché i dadaisti lo apprezzavano?

Aforismi e conversazioni di Constatin Brancusi.
Poesie di Jean Arp, Lucian Blaga, Lucetta Frisa, Mina Loy.
Interventi e saggi di John Berger, Anna C. Chave, Sylvie Coëllier, Michel Covin, Jean-Pierre Criqui, Michele Dantini, Mircea Eliade, Serge Fauchereau, Benjamin Fondane, Michel Frizot, Sidney Geist, Dragos Gheorghiu, Carola Giedion-Welcker, Elio Grazioli, Rosalind E. Krauss, Doïna Lemny, Paola Mola, Henri-Pierre Roché, Ettore Sottsass, Friedrich Teja Bach, Dora Vallier.
Interventi visivi di Aurelio Andrighetto, Dario Bellini, Paola Mola.
A cura di Elio Grazioli e Marco Belpoliti.