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Residenza Fittizia Alessandro Niero

  • INGRESSO e in sogno padroni minacciosi sibilanti: «se ti togliamo ciò che non è tuo non ti rimane niente» Milo De Angelis Dopo lo sfondamento e sfrondamento dei rapporti e legami soltanto in apparenza gravi, dopo il lievo dei coperchi e la schizzata di melma calda, dopo lo stagno stomachevole del poco – si avvia il ricalcolo, si torna a sdebitarsi, si lascia al volgere dei giorni la sutura. E quel
    che resta in fondo è fame di pane dolceamaro: il tondo tondo di ciò che non può togliersi da noi di noi di torno. SEGNO MENO Mi piacerebbe semplice dizione, fumo dissolto, dicibile detto: qui la mia piccola grande ambizione, il mio grido diretto dentro al petto. Si prenda, per esempio, il segno meno. A differenza dei compagni d’aritmetica non forma croci, non si sbriciola in puntini, è un
    solitario fil di lama orizzontale perfettamente idoneo a resecare. Non ne facciamo uso. Esso ci usa per i suoi scopi senza darcene ragione. Il segno meno ha qualche cosa di sornione perché è dimesso, quasi zoppica e tartaglia. Eppure taglia. Eppure taglia. Eppure taglia.

    Il segno meno ha qualche cosa di sornione perché è dimesso, quasi zoppica e tartaglia. Eppure taglia. Eppure taglia. Eppure taglia.

    Alessandro Niero Residenza Fittizia

  • Autore: Alessandro Niero
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 3/07/2019
  • Numero di pagine: 128
  • Codice EAN: 9788871688602
  • Prezzo di listino: 20 €
  • Lingua Originale:

La Residenza fittizia di Alessandro Niero è un altro nome per dire viaggio, passaggio, transito (e Note di transito sarà appunto una sezione di questo libro): oltre la linea d’ombra dell’età e del mondo contemporaneo, oltre lo sguardo fermo che smaschera l’ipocrisia del reale, oltre la fatica dell’essere. Perché, suggerisce Brodskij, “la metafisica è sempre terra terra” anche se (così un verso di Niero), “la prospettiva è ormai quella che è” e il sogno può essere quasi soltanto “cavare un caldo limpido / anche da un verminaio, / anche da quella merda”. Eppure, lungo “il sentiero che adesso si aguzza”: il transito è verso un orizzonte, verso una chiarezza improvvisa, che apparirà quasi inattesa nella presenza lancinante di una figlia, “alba che del buio fende il limo”, in una terra ritrovata “che non scende a compromessi”, nel candore definitivo della neve, in cui si compie l’ultima tappa del viaggio, l’ultimo abbandono dell’io. E il transito non è soltanto tema, bensì anche e soprattutto densità della parola, forma della parola e del ritmo, che aspirano a liberarsi, a purificarsi dalle scorie, a farsi “semplice dizione, fumo dissolto, dicibile detto”: ambizione alta, verso cui Alessandro Niero prova a dirigersi, senza cedere alle scorciatoie, nella coscienza di doversi sobbarcare tutta la pesantezza del mondo e della vita, ma senza dimenticare la speranza di potersene affrancare, nell’estrema giravolta del linguaggio niveo che sigilla il libro: “sono pericolo e suolo”.

Fabio Pusterla