Repertorio dei matti della città di Parma Autori Vari

  • Uno aveva dato un nome a tutte le sue mutande. Sosteneva che non poteva far contenere le sue parti più intime da un indumento sconosciuto. Ecco perché ogni suo paio di mutande possedeva un nome e una personalità ben definita e ogni mattina, in base a come si sentiva al risveglio, sceglieva con cura chi indossare. Il problema stava nel
    fatto che tutte le sue mutande erano boxer bianchi con elastico grigio, insomma erano indistinguibili. Ciò lo portava a cercare per ore i più piccoli dettagli che permettessero l’identificazione delle varie mutande. Un giorno la moglie, per ovviare al problema, gli aveva proposto di ricamare tutti i nomi sulle mutande stesse permettendogli così di riconoscerle nell’immediato. Il marito era rimasto
    entusiasta dell’idea e, dopo aver chiesto garbatamente alle mutande il permesso, aveva acconsentito soddisfatto.

    “Uno era un direttore d’orchestra, nato vicino al Parco Ducale. Era uno che, per dire, quando venne nominato senatore a vita rispose al presidente della repubblica con un telegramma con scritto ‘No, grazie’. Raggiunta la fama, si era trasferito in America, e i teatri facevano a gara per averlo; i musicisti un po’ meno, dato che era solito rivolgersi loro dicendo: ‘Look at me, teste di cazzo’.”

    Repertorio dei matti della citt...

  • Autore: Autori Vari
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 12/05/2016
  • Numero di pagine: 160
  • Codice EAN: 9788871687551
  • Prezzo di listino: 10 €
  • Lingua Originale:

«Qualche mese fa ero a Genova a fare un seminario di letteratura, a me a Genova, non so perché, la gente, mi sembrano tutti un po’ squinternati, e ai ragazzi che facevano il seminario, quando ho letto dei pezzi dal Repertorio dei pazzi della città di Palermo, di Roberto Alajmo, ho chiesto ai ragazzi che facevano il seminario Ma perché non fate il Repertorio dei pazzi della città di Genova? E dopo, il giorno dopo son tornato a Bologna, a guardarmi intorno a Bologna ho pensato che anche a Bologna, c’era pieno di squinternati e mi sono chiesto Ma perché non facciamo il Repertorio dei pazzi della città di Bologna? E ho immaginato che si sarebbe potuto fare un corso di scrittura, non so come dire, senza sentimento, perché il repertorio dei pazzi mi sembra vada scritto come l’ha scritto Alajmo, come se non intervenissero i sentimenti, con il tono degli elenchi di Perec (il Mi ricordo, o Alcune delle cose che dovrei pur fare prima di morire, o, addirittura, il Tentativo d’inventario degli alimenti liquidi e solidi che ho ingurgitato durante l’anno millenovecentosettantaquattro). Bisognerebbe, ho pensato, raccogliere una quindicina di persone (massimo venti), per due fine settimana, sei ore al giorno, 24 ore in tutto di un corso dove si ragioni di queste scritture prive di sentimento, se così si può dire (penso alle cronache medievali, in particolare alla Cronaca di Fra Salimbene, a Il diario intimo di Sally Mara di Raymond Queneau, a La coda di Vladimir Sorokin, a I remember di Joe Brainard e alle sue varie riscritture, da quella di Perec, Je me souviens, a quella, italiana, di Matteo B. Bianchi, Mi ricordo), paragonandole anche alle scritture sentimentali (mi vengono in mente i testamenti di Essendo capace di intendere e di volere del notaio De Matteis, Vite sbobinate, di Alfredo Gianolio, La banda dei sospiri, di Gianni Celati, o, anche, le Lettere di condannati a morte della resistenza italiana). E durante questi due fine settimana, e tra i due fine settimana e subito dopo i due fine settimana i partecipanti si documenterebbero, nei bar, nelle biblioteche, sui posti di lavoro, per reperire il materiale da trasformare poi, sul modello del libro di Alajmo, nel repertorio dei pazzi della città in cui sono.
A me piace il fatto che questo corso, pur assicurando la pubblicazione (si fa una specie di libro collettivo) toglie di mezzo la questione della personalità degli esordienti che è una questione, a volte, complicata, e mi sembra anche bello il fatto che si farebbero dei libri che sarebbero dei piccoli libri di storie, minime, laterali, ma, forse, memorabili, delle città in cui viviamo e che i partecipanti per un po’ sarebbero trasformati, mi viene da dire, in cronisti medievali della contemporaneità».
Paolo Nori

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Il Repertorio dei matti della città di Parma è stato scritto da: Michela Alessandrini, Giorgio Ambanelli, Caterina Bonetti, Roberto Camurri, Giovanna Cattabiani, Alessandro Cimaglia, Caterina Dacci, Elisabetta Dacci, Svetlana Erokhina, Matteo Ferrari, Marisa Lanzerotti, Francesca Laureri, Guido Moreschi, Carlotta Varga, Elisa Vignali.

Gli incontri per la stesura del Repertorio dei matti della città di Parma si sono tenuti al Circolo di lettura e conversazione di Parma tra il gennaio e il febbraio del 2016.