Poesia contemporanea. Tredicesimo quaderno italiano Autori Vari

  • XIII Quaderno significa ventisei anni di vita di un’iniziativa nata nel 1991 da una costola della rivista di teoria e pratica della traduzione letteraria «Testo a fronte». Allora, i giovani poeti erano Stefano Dal Bianco e Antonio Riccardi, Roberto Deidier e Claudio Damiani, Aldo Nove e Edoardo Zuccato… Il convincimento che mi mosse verso la temeraria iniziativa – in qualche
    modo mutuata dall’esperienza del mio maestro Giovanni Raboni coi «Quaderni Collettivi della Fenice» di Guanda di vent’anni prima, cui dovevo il mio esordio – era che l’accostamento (o, se si preferisce, la contaminazione per contiguità di catalogo) tra proposte di poesia straniera in buona traduzione e giovani autori di lingua italiana fosse cosa congrua e ben motivata. Anche in questo
    caso non stavo inventando nulla di nuovo. Che cosa aveva contraddistinto gli autori di uno dei periodi più alti della poesia italiana del Novecento, quello del cosiddetto ermetismo fiorentino, se non la contaminazione, la contiguità, tra traduttori di poesia e giovani poeti nella loro fase più propositiva? Perché è un dato di fatto filologicamente dimostrabile che Luzi, Bigongiari, Parronchi –
    mentre in quegli anni componevano – leggevano la grande poesia europea che Macrì, Bo, Traverso, Poggioli, Baldi andavano traducendo. Ma è vero anche il contrario: che questi traduttori, mentre operavano sul corpo vivo della poesia russa spagnola francese tedesca inglese, leggevano attentamente le poesie dei loro coetanei poeti. Perché avevano capito una cosa essenziale: che il lessico e le forme
    poetiche vanno continuamente nutrite, e che il miglior nutrimento non poteva giungere che dai poeti in quello stesso momento storico vivi e operanti. Il mio augurio ai sette giovani poeti, tutti nati dopo il 1980, inclusi in questo XIII Quaderno è di fare tesoro di questi esempi del passato, mettendo sempre in gioco e alla prova la propria poetica in
    fieri. Menzioniamoli, allora, questi magnifici sette, reduci da una durissima selezione che ha impegnato il Comitato di lettura per più di anno. Agostino Cornali, poeta di spazi, come suggerisce Niccolò Scaffai, ma di spazi non solo geografici. Certo gli spazi geografici paiono prevalere nella sua poesia, attraverso una toponomastica padana affascinante e riconoscibile. Ma Cornali, all’apparenza riservato e appartato, sorprende
    poi il lettore spaziando, oltre che nei luoghi, nei tempi, e soprattutto nei tempi di un io che si espande annullandosi. Con Claudia Crocco gli spazi divengono informatici e l’allusione a Facebook, contenuta già nel titolo della sua silloge, permette – come rileva Massimo Gezzi – di definire post-lirica una poesia come la sua, che sembra proprio chiedere di voler
    “essere guardata” nei suoi spazi. Con Antonio Lanza gli spazi si potrebbe dire che diventino funambolici e serenianamente vertiginosi, come si legge nella condivisibile lettura che ne dà Fabio Pusterla nell’introduzione. L’Etnapolis di Lanza trasuda infatti di storica realtà siciliana spenta “come un luna park da racconto dell’horror”. Franca Mancinelli, che desideriamo presentare come una voce già riconoscibile e consolidata, apre
    a nuovi spazi – dopo Mala kruna e Pasta madre – il suo dettato poetico in questa silloge che, come osserva Antonella Anedda, non presenta storie, ma indizi, dilatati nel tempo, rallentati dal gerundio. Dicono invece di concretezze ed essenzialità, di nudità e di vita vissuta, gli spazi percorsi da lepri volpi e nutrie del friulano Daniele Orso. Lo rileva
    con soddisfazione Flavio Santi, salutando in lui il continuatore nel nuovo millennio della tradizione poetica friulana da Giacomini a Villalta. Di Stefano Pini il prefatore Milo De Angelis pone in rilievo gli spazi invernali di luce velata, di brina e galaverna, tipici della campagna urbanizzata tra Milano e Bergamo. Spazi testimoni della lotta furibonda di chi non può rinunciare alla
    giovinezza, osservando attonito la vecchiaia dei racconti di guerra, del dito consunto dal lavoro di Marta la sarta. Se sono profondamente friulani gli spazi di Orso e tipicamente lombardi quelli di Pini e Cornali, con Jacopo Ramonda completiamo l’arco della Pianura padana inoltrandoci in un remoto angolo di Piemonte non lontano dal confine francese. Ma di questo non v’è traccia
    nella sua scrittura. Ramonda potrebbe essere marchigiano come Mancinelli o siciliano come Lanza e probabilmente la sua scrittura di ambienti e di caratteri non sarebbe diversa. Certo, Umberto Fiori come prefatore costituisce un indizio, o magari Giampiero Neri come antico referente e contemporaneo estimatore. Ma con Ramonda siamo soprattutto nella scrittura post Gamm: terra incognita, appunto, in spazi di confine,
    e non solo tra poesia e prosa. Spero di essere riuscito almeno a incuriosire il lettore. So bene quanto non sia facile affrontare la lettura di un nuovo poeta. Chiedere ai giorni nostri attenzione per ben sette nuovi poeti contemporaneamente è certo una imperdonabile pretesa: tossicchiano i possibili recensori, desiderosi di tirare via dritto, magari puntando su un solo nome
    o su due. Invece questi sette autori sono tutti meritevoli di attenzione. Ma sono anche molto diversi l’uno dall’altro. Perché questa non è una antologia di scuola o di tendenza. Il XIII Quaderno contiene sette libri di poesia, ciascuno con la propria pretesa di autonomia critica e interpretativa. Per questo, per la generosa liberalità del loro contributo, desidero ringraziare di
    cuore gli amici prefatori delle singole raccolte, nonché i componenti del Comitato di lettura dei Quaderni: i poeti Massimo Gezzi, Umberto Fiori e Fabio Pusterla. E Claudia Tarolo e Marco Zapparoli nella duplice veste di editori e di attenti ed esigenti lettori di poesia. - Franco Buffoni

    "Chiedere ai giorni nostri attenzione per ben sette nuovi poeti contemporaneamente è certo una imperdonabile pretesa: tossicchiano i possibili recensori, desiderosi di tirare via dritto, magari puntando su un solo nome o su due. Invece questi sette autori sono tutti meritevoli di attenzione."

    Poesia contemporanea. Tredicesim...

Sette giovani autori di poesia italiana contemporanea – Agostino Cornali, Claudia Crocco, Antonio Lanza, Franca Mancinelli, Daniele Orso, Stefano Pini, Jacopo Ramonda – ciascuno presente con una raccolta autonoma preceduta da esauriente introduzione critica.

Sette piccoli libri di poesia racchiusi in un unico volume a illustrare le nuove scuole o tendenze della giovane poesia italiana.

Prefazioni di Antonella Anedda, Milo De Angelis, Umberto Fiori, Massimo Gezzi, Fabio Pusterla, Flavio Santi, Niccolò Scaffai.

A cura di Franco Buffoni.