Nonnitudine Fulvio Ervas

  • Clic, cloc, clac. Clank. Quando si sente clank, intenso come una montagna di pentole che cadono, la pompa dell’acqua si ferma. I tubi si svuotano. Le bolle d’aria corrono verso l’alto. Le pareti borbottano, scontente. I ragazzi si guardano e poi fissano miss Perfecta che sta in mezzo alla stanza. Su, leggere! Leggere! Leggere! Dov’è Amos? chiese miss Perfecta cercando,
    nella piccola folla di ragazzini seduti sul pavimento di tappeti, un volto. Cercò tra le facce tonde, lunghe, larghe, ma Amos non c’era. Amos non è venuto, stamattina, disse una ragazzina che aveva tre treccine con fiocchi, diritte sopra la testa. Miss Perfecta batté le mani come a schiacciare un fastidio grosso quanto una formica soldato. Le batté per sei
    volte. Ecco perché si sentivano tutti quei clank, pensò miss Perfecta. I Lettori Svogliati non s’impegnavano come di dovere e se, per aggiunta, mancava anche Amos, non si ricavava granché di energia da una mattinata di lettura. Molly! Porta qui Amos! Subito, disse miss Perfecta. Molly socchiuse gli occhi, rassegnata, appoggiò a terra il libro che teneva fra le mani.
    Il clank diventa più cupo, incombe. L’acqua che sale dalla sorgente ha la forza per entrare nei tubi del primo livello, quello più profondo. Ansima nei tubi del secondo livello, ma si arrampica appena nei tubi del terzo. Ci vuole la pompa, per il terzo livello. Solo che la pompa non funziona da sola. La pompa consuma energia. Un sacco
    di energia. Molly uscì dallo Stanzotto numero 11, chiamato anche la Sala di lettura dei Creativi Svogliati, che poi, secondo Molly, l’unico Creativo Svogliato del gruppo era proprio Amos. Dove sarà andato? Le sue assenze rafforzavano il disappunto, soprattutto nella testa di miss Perfecta. Lei ce l’ha con Amos. Ce l’ha perché quello legge come un esercito di Succhia Parole,
    come una moltitudine di Fischia Verbi. Purtroppo lo fa quando vuole. E non vorrebbe leggere troppo presto la mattina e nemmeno tutti i giorni; vorrebbe leggere di sera tardi e magari anche di notte, quando l’energia serve meno; se gli salta uno sghiribizzo vorrebbe mollare la lettura a metà, e andarsene a zonzo per il Formicaio. Invece nella giornata di
    lettura si deve leggere, punto. Funziona così. Nessuno aspetta gli sghiribizzi di nessuno, e Amos, pensò Molly, è troppo dentro i suoi sogni con la testa.

    "Sarebbero salite al cielo le onde sonore dei bambini che ridono, un coro fragoroso che poteva far piovere o spaventare la grandine, far fiorire gli arcobaleni e far apparire le stelle invisibili."

    Fulvio Ervas Nonnitudine

È così piccolo, eppure cambia tutto: la sua risata è un’onda anomala di felicità.

Il nipotino è appena nato, e lui, giovane vecchio, cultore della Tavola periodica degli elementi, si sente improvvisamente dotato di superpoteri. L’attimo si dilata, suoni remoti diventano percepibili, l’orizzonte è molto più lontano.

Viaggia in uno spazio fatto di tempo.

Preso nel vortice della nonnitudine, sprofonda fino alle origini, tra la Giudecca e il Piave.

Riemerge nel presente avventuroso di mille conquiste epocali: il piccolo che sconfigge la gravità, dà un nome a se stesso e alle cose, coglie la magia benefica dei bidoni della raccolta differenziata.

E il futuro si srotola davanti come un luogo abitato, da rendere fertile e rigoglioso.

Lui non è l’unica vittima di questa strana malattia, che cambia il modo di stare al mondo: un gruppo nutrito di neononni finisce per darsi appuntamento al bar.

Accanto a birra fresca e ordinarie vanterie, cresce la voglia di discutere, esplorare, tornare a correre insieme, vivere per durare.

E a casa, quando sale la nostalgia per il nipotino lontano, c’è una lunga favola da scrivere: in una comunità sotterranea, sono i bambini che leggono a generare energia vitale, l’energia che potrebbe servire un giorno per ricominciare…