Non domandarmi nulla Antonio Machado, Federico García Lorca

  • Sta nella sala familiare, in ombra, e tra noi, il fratello amato che nel sogno infantile di un giorno luminoso vedemmo partire per un paese lontano. Oggi ha già le sue tempie inargentate, una grigia ciocca sulla fronte bassa; e la fredda inquietudine di sguardi rivela un’anima quasi tutta assente. Disfogliano le fronde autunnali del triste parco spento. La sera, dietro l’umido dei vetri, si colora e nel fondo dello specchio. Il
    volto del fratello si rischiara dolcemente. Fioriti disinganni dorati dalla sera che declina? Ansie di nuova vita in nuovi anni? Lamenterà la gioventù perduta? Povera lupa – lontano restò morta. La bianca gioventù giammai vissuta teme che canti innanzi alla sua porta? Sorride il sole d’oro della terra di un sogno non trovato; e vede che la nave il fragoroso mare fende, di vento e luce la bianca vela gonfia? Egli le
    foglie gialle dell’autunno ha visto cader giù, i profumati rami dell’eucalipto ed i rosai che mostrano ancora rose bianche… E questa pena che rimpiange e non si fida il tremor di una lacrima trattiene, e sul sembiante pallido si imprime un poco di virile ipocrisia. Serio ritratto alla parete chiara ancora. Divaghiamo. Nella tristezza della casa batte il tictac dell’orologio. Nessuno di noi parla.

    “Uccisero Federico quando sorgeva il sole. Il plotone assassino non osò guardarlo in viso.”

    Antonio Federico García Lorca Non domandarmi nulla

  • Autore: Antonio Machado, Federico García Lorca
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 19/02/2015
  • Numero di pagine: 272
  • Codice EAN: 9788871687087
  • Prezzo di listino: 17 €
  • Lingua Originale:

Versioni di Francesco Scarabicchi

Questo libro invita a rileggere due tra le massime figure poetiche della modernità europea, e insieme a considerare le soluzioni del traduttore: sia Lorca sia Machado sono stati già ampiamente voltati in italiano da mani illustri, con le quali Scarabicchi si prova dunque, se non a rivaleggiare, almeno a discutere implicitamente. Spesso il lettore potrà apprezzare una sorta di aggiustamento e svecchiamento del linguaggio, che non dipende solo dalla cronologia delle traduzioni; Scarabicchi privilegia la semplicità, e sceglie tendenzialmente un registro medio, conservando al massimo grado le intonazioni lessicali e sintattiche del testo spagnolo. Qualcosa di simile si osserva sul piano metrico e ritmico: chi conosce la poesia di Scarabicchi rammenta subito la sua straordinaria padronanza dei metri più classici, e la sua predilezione per settenari, novenari ed endecasillabi, condotti a improvvisa incandescenza grazie alla scintilla indotta dall’attrito tra musicalità apparente e durezza dell’esperienza veicolata. Si potrebbe dunque pensare che il traduttore si lasci tentare dalle sirene metriche, e riconduca Machado e Lorca a una sorta di cantabilità italiana; invece non è affatto così. Anche quando potrebbe con relativa semplicità scivolare nel ritmo più prevedibile e a prima vista desiderabile, Scarabicchi resiste, non muta la posizione delle parole, non piega la sintassi all’eventuale melodia, né compie contorsioni semantiche per recuperare una rima o uno schema; lascia che il lettore italiano, cogliendo l’asperità, la lieve dissonanza, ricordi sempre di essere di fronte a un testo/traduzione, non a un’imitazione o a una libera riscrittura. Eppure, quando il rigore lo consente o la necessità lo impone, Scarabicchi può dar prova della sua perizia compositiva, lasciando che nella traduzione appaia la traccia della sua poetica e della sua intonazione ritmica.

dalla prefazione di Fabio Pusterla

In copertina, un’acquarello di Giancarlo Francesconi