Ma il mondo, non era di tutti? Autori Vari

  • Tesfai era un pastore di capre che tutti i giorni usciva di casa all’alba con le sue caprette per portarle a pascolare sull’altopiano. C’era una radura proprio sull’ansa del fiume, dove l’erba era molto verde e c’era un grande sicomoro con rami lunghi come braccia che faceva ombra. Tesfai si sedeva su una radice dell’albero che spuntava dalla terra come
    un sedile, si avvolgeva nel suo gabì se faceva freddo, e stava a guardare le caprette che si nutrivano, pensando ai fatti suoi mentre masticava il rametto che usava per pulirsi i denti. Una mattina, però, nella radura ci trovò un piccolo caporale italiano con la sciabola alla cintura, gambe arcuate e una gran pancia, assieme ad un ascaro indigeno lungo
    e magro, con un fucile a tracolla. Stavano sul sentiero in fondo allo spiazzo e il caporale tracciava una riga col tacco dello stivale, camminando all’indietro, una riga profonda che tagliava la strada, e tornò anche per rifarla, più netta e decisa. “In virtù del trattato di pace tra sua Maestà il Re d’Italia Umberto I e il Negus d’Etiopia Menelik
    si stabilisce qui il confine tra la Colonia d’Eritrea” e indicò a sinistra, di qua dalla riga, dove stavano il sicomoro, Tesfai e le sue caprette, “e il Regno d’Etiopia” e indicò a destra, oltre la riga, dove erano spuntati due soldati con gli scudi di pelle d’ippopotamo, guradè dalla lama ricurva e fucili a canna lunga. Tesfai annuì vigorosamente,
    anche se non aveva capito niente perché il caporale l’aveva detto in italiano e lui non lo parlava, ma con tutte quelle sciabole e quei fucili in giro era meglio essere d’accordo su qualunque cosa. Poi andò a sedersi sulla sua radice, la schiena appoggiata al tronco del sicomoro e il rametto tra i denti, a guardare le caprette. -
    Da "La riga" di Carlo Lucarelli

    “Parola, modo mio di pregare senza dio”

    Ma il mondo, non era di tutti?

  • Autore: Autori Vari
  • Genere:
  • Collane:
  • Data Pubblicazione: 29/09/2016
  • Numero di pagine: 160
  • Codice EAN: 9788871687667
  • Prezzo di listino: 10 €
  • Lingua Originale:

Antologia sui confini voluta da arci Nazionale e composta da Violetta Bellocchio, Emmanuela Carbé, Francesca Genti, Carlo Lucarelli, Monica Massari, Giuseppe Palumbo, Antonio Pascale, Gipi. Verrà presentata al festival di «Internazionale» a Ferrara, settembre 2016.

“Scrivo questa nota la notte del 7 marzo 2016, nell’ottantesimo anniversario della nascita di Georges Perec, che subito dopo la seconda guerra mondiale era un bambino senza ricordi d’infanzia. ‘Non ho ricordi d’infanzia’ scrive. ‘Fino ai dodici anni, più o meno, la mia storia occupa qualche riga: ho perduto mio padre a quattro anni, mia madre a sei; ho passato la guerra in varie pensioni di Villard-de-Lans. Nel 1945, la sorella di mio padre e suo marito mi hanno adottato. Questa assenza di storia mi ha, a lungo, rassicurato: la sua secchezza oggettiva, la sua apparente evidenza, la sua innocenza mi proteggevano’”.
“Perec è nato in Francia, ma non è francese. ‘Ho un nome francese’ scrive ‘Georges, un cognome francese o quasi: Perec che tutti scrivono Pérec o Perrec: il mio cognome non si scrive esattamente come si pronuncia. A questa contraddizione insignificante si associa il sentimento tenue, ma insistente, insidioso, ineluttabile, di essere in un certo modo straniero rispetto a qualcosa di me stesso, di essere ‘diverso’, ma non tanto diverso dagli ‘altri’ quanto diverso dai ‘miei’; non parlo la lingua che parlavano i miei genitori, non condivido nessuno dei ricordi che essi poterono avere’”.
“Perec è cresciuto in un mondo, l’Europa occidentale del dopoguerra, che a me sembra l’abbia protetto dalla sua solitudine e abbia avuto interesse a tramandare la sua storia. Una delle domande che credo salteranno fuori da questa antologia è: il nostro mondo, è in grado di proteggere qualcuno dalla sua solitudine? Gli interessa tramandare le storie dei Perec di oggi?”
Paolo Nori