Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame James De Mille

  • Tutto iniziò nel lontano 15 febbraio 1850. Accadde quel giorno che il Falcon fosse fermo a causa della bonaccia tra le Canarie e Madeira. Il Falcon apparteneva a Lord Featherstone, che, stanco della vita in Inghilterra, era salpato con alcuni amici, compagni ideali per una crociera d’inverno in quelle latitudini meridionali. Avevano visitato le Azzorre, le Canarie e l’isola di
    Madeira e ora erano sulla via del Mediterraneo. Il vento era caduto, una profonda calma era calata e ovunque l’occhio potesse arrivare il mare era piatto e vetroso. Lo yacht si alzava e abbassava al moto delle lunghe onde oceaniche e lo scricchiolio dei pennoni suonava un accompagnamento pigro seguendo il movimento della nave. Tutto intorno era un orizzonte d’acqua, tranne
    che in un unico punto in lontananza, in direzione sud, dove il Pico di Tenerife si innalzava verso il cielo. L’aria calda, il lento beccheggio della barca e il cigolio sordo dei pennoni sembravano coordinarsi per cullare i passeggeri in uno stato di tranquilla indolenza. E poi c’era l’equipaggio: qualcuno dormiva, alcuni fumavano, altri giocavano a carte. A poppa si trovavano
    Oxenden, l’amico intimo di Featherstone, e il dottor Congreve, che era venuto nella duplice veste di amico e medico curante. Sospeso tra i due alberi, in un’amaca indiana, riposava Featherstone, con un sigaro in bocca e un romanzo in mano, fingendo di leggere. Il quarto membro della compagnia, Melick, era seduto nei pressi dell’albero maestro, intento a piegare alcuni fogli
    in modo strano. La sua attività alla lunga attirò lo sguardo vagante di Featherstone, che alzò la testa dall’amaca e disse con voce assonnata: «Melick, sei la persona più attiva che abbia mai visto. Per Giove! Sei l’unico a bordo a darti da fare. Cosa combini?» «Barchette di carta» rispose Melick, in tono molto impegnato. «Barchette di carta! Accidenti!» disse Featherstone. «Perché?» «Sto per
    organizzare una regata» dichiarò Melick. «Giusto per ingannare il tempo». «Per Giove!» esclamò Featherstone di nuovo, sollevandosi nell’amaca. «Non è una cattiva idea. Una regata! Fantastico! Fantastico! Dico, Oxenden, hai sentito?» «Cosa intendi per regata?» chiese Oxenden, pigramente. «Be’, insomma, una gara con queste barchette di carta. Possiamo fare delle scommesse». A quel punto Featherstone si mise seduto, con le gambe penzoloni fuori dall’amaca. «Scommesse!
    Certo che possiamo scommettere! Sai, Melick, vecchio mio, penso che sia un autentico colpo di genio. Una regata! E possiamo scommettere sulla barchetta più forte». «Ma non c’è vento» disse Oxenden. «È proprio questo il bello» disse Melick solenne, senza smettere di piegare le sue barchette di carta, «è proprio questo il bello. Se ci fosse stato vento, avremmo navigato e
    non ci sarebbe stata nessuna regata; ma, visto che non è così, l’acqua è perfetta. Scegliete la vostra barchetta e fate una scommessa sull’ordine di arrivo a un punto concordato». «Un punto concordato? Come possiamo individuarlo?» «Oh, abbastanza facilmente. Prendiamo qualsiasi cosa, qualcosa che galleggi, un pezzo di legno». Featherstone scese dal suo trespolo e si avvicinò per seguire l’azione, e gli altri
    due, desiderosi di condividere l’eccitante novità, ben presto si unirono a lui. Nel mentre, Melick aveva finito le sue barchette. Ce n’erano quattro, di diversi colori: rosso, verde, giallo e bianco. «Le metterò in acqua» disse Melick «e piazzeremo le nostre scommesse a piacimento. Prima, però, vediamo cosa possiamo usare come traguardo. Se non troviamo nulla, posso lanciare un legno nella
    direzione che vogliamo». Dicendo così, si sporse da un lato, seguito dagli altri, e tutti scrutavano il mare con attenzione. «C’è un puntino scuro laggiù» disse Oxenden. «Lo vedo» confermò Featherstone. «Può andare. Mi chiedo cosa sia…» «Oh, un pezzo di legno!» disse Melick. «Probabilmente il pennone di qualche nave». «Non sembra un pennone» osservò il dottore «non vedete che è rotondo, come il galleggiante
    di una rete?» «Vi dico che è un pennone» disse Melick. «L’estremità di un pennone, il resto è sott’acqua». Il traguardo venne quindi individuato, un oggetto circolare scuro a un centinaio di metri di distanza. Melick si sporse da un lato e mise le barchette in acqua con estrema cura. I quattro rimasero in silenzio a guardare la piccola flotta. L’acqua era perfettamente
    immobile e non c’era un filo di vento, a parte i piccoli spostamenti d’aria dovuti al beccheggio dello yacht, che spingevano le piccole barche. A poco a poco si allontanarono: la verde alla deriva a poppa, la gialla lungo il fianco della nave, mentre la rossa e la bianca andavano nella direzione in cui ci si aspettava che andassero, a
    circa mezzo metro di distanza tra di loro.

    “Ero troppo debole per resistere, mi mancava la fibra morale, non avevo imparato a dire ‘no’. Così è andata sempre peggio; sono sprofondato nella ricchezza più nera e, scendendo sempre più in basso nella scala sociale, sono diventato un capitalista.”

    James De Mille Lo strano manoscritto trovato in...

  • Autore: James De Mille
  • Genere:
  • Collane:
  • Titolo Originale: A Strange Manuscript Found in a Copper Cylinder
  • Data Pubblicazione: 5/11/2015
  • Numero di pagine: 336
  • Codice EAN: 9788871687322
  • Prezzo di listino: 18 €
  • Lingua Originale:

C’è bonaccia tra le Canarie e Madeira, il Falcon non può navigare. Lord Featherstone e i suoi amici, giocando con le barchette di carta sull’acqua trasparente, trovano un misterioso cilindro metallico, incrostato di conchiglie.
Misterioso è anche il contenuto: un manoscritto affidato alle onde da Adam More, naufrago in una terra sconosciuta, oltre i confini del mondo.
In attesa che il vento torni a gonfiare le vele, i quattro amici, a turno, cullati dal mare, leggono ad alta voce la sua storia.
Sul ponte del Falcon scorrono vorticose le peripezie di Adam More: la deriva tra immensi vulcani, il passaggio da un canale sotto i ghiacci e l’approdo a una baia verdissima abitata da uomini un po’ strani.
Sembrano accoglienti e gentilissimi, ma odiano la luce, vivono in caverne buie e spoglie; considerano la povertà un privilegio, la ricchezza e il potere una maledizione; la morte per loro è una meta molto ambita e l’amore corrisposto una calamità dalle tremende conseguenze.
Per fortuna accanto a Adam c’è Almah, anche lei straniera, anche lei giunta per caso nel paese dell’ombra.
Uniti dal comune amore per la vita e per la luce, finiscono per innamorarsi l’uno dell’altra, ma chi si ama, in quelle terre, deve separarsi al più presto.
Adam e Almah vorrebbero fuggire insieme, ma come, in quella terra circondata dai ghiacci?

Paragonato a Verne per il gusto dell’avventura, a Swift per la parodia dell’umana vanità, un grande classico pubblicato per la prima volta in Italia.